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Car Bench, l’accordo è più lontano

 MASSA. Per la vertenza Car Bench si profila il rischio di quindici licenziamenti “secchi”, come si dice in gergo sindacale. Ieri pomeriggio al tavolo di concertazione, presieduto dall’assessore provinciale alle politiche del lavoro Raffaele Parrini, l’azienda ha fatto sapere, riportano Fiom, Fim e Uil, «che il criterio dell’adesione volontaria all’esubero rimane prioritario, ma che in subordine procederà come previsto dalla legge». Per i sindacati dei metalmeccanici ciò significa la perdita di 15 posti di lavoro. Alti i toni della discussione tra le due parti, conclusasi con un nulla di fatto. Il tavolo è riaggiornato al 24 maggio.
 Tutto era partito il 12 marzo, quando la Car Bench apre le procedure di mobilità che dovrebbero riguardare 15 addetti su 45; trascorrono 45 giorni - il lasso di tempo previsto dalla legge perché azienda e sindacati trovino criteri condivisi per l’individuazione dei lavoratori da mettere in esubero - senza che un accordo venga firmato. Dal 4 maggio la vertenza è stata ricondotta in seno all’ufficio provinciale del lavoro: da quella data c’è un mese di tempo perché sindacati e proprietà si accordino. Ma il dialogo diventa più difficile. Eppure, entrambe le parti hanno sempre condiviso la linea di un ricorso morbido alla mobilità. La concertazione prevedeva che fossero messi in esubero solo i lavoratori che volontariamente si dichiaravano disponibili; poi i sindacati si sono assunti la responsabilità di individuare lavoratori anziani da accompagnare al pensionamento; in entrambi i casi Fiom, Fim e Uilm chiedevano incentivi.
 Ieri la proprietà ha messo sul tavolo incentivi che i sindacati giudicano insufficienti, e nel caso in cui lavoratori non si facciano volontariamente avanti, in subordine procederà come previsto dalla legge. «Per noi questo significa quindici licenziamenti secchi - dichiara Marco Battistini di Fim. La proprietà ha sempre dimostrato la volontà di accordarsi, ma oggi registriamo un cambiamento di rotta. Quando il sindacato si è detto disponibile ad individuare i lavoratori da traghettare verso il pensionamento, è stata una decisione che non abbiamo fatto a cuor leggero: per questo chiedevamo incentivi per quegli addetti che dopo 32-35 anni di lavoro si trovavano dall’oggi al domani a casa».
 Concordi anche Fiom e Uilm. «Se non ci sono gli incentivi - dichiara Alessio Castelli di Fiom - non ci sarà un accordo, ma penso che questo sarebbe un pericolo anche per l’azienda». Franco Borghini di Uilm aggiunge: «Una riduzione netta di un terzo della forza lavoro è inaccettabile: per dialogare bisogna essere in due».
 Per il prossimo incontro la proprietà cercherà di rivedere il peso degli incentivi e i numeri dell’esubero.
 Vertenza Synthesis. Per i lavoratori Synthesis, invece, si avvicina una scadenza importante: è fissato per il 31 maggio l’incontro presso il Ministero del lavoro, nel quale verrà presa in esame la richiesta per la loro cassa integrazione. Ieri pomeriggio l’assessore Parrini, i sindacati, le rsu ex Synthesis e la curatela fallimentare si sono incontrati per mettere a punto un protocollo nel quale si dimostra che i lavoratori hanno possibilità di essere tutti ricollocati. Una motivazione a sostegno dell’ottenimento dell’ammortizzatore sociale.