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Uno scippo da 300mila euro

 ARCIDOSSO. La Comunità montana è, di fatto, un’unione di comuni, ma qualcuno pare ignorarlo, tanto che l’ente potrebbe vedersi sottrarre, nel 2004, finanziamenti per 300mila euro, ovvero tutti quelli ottenuti nel 2003 come incentivi per la gestione dei servizi in forma associata per conto dei comuni. Nonostante un decreto legislativo 2000 abbia esplicitamente definito le Comunità «Unioni di Comuni, enti locali, costruiti tra comuni montani e parzialmente montani, per l’esercizio associato di funzioni comunali», il Governo - scrivono da Arcidosso - sta cercando di escluderle dalle ripartizioni dei finanziamenti.
 Su questo capitolo, infatti, le ultime leggi finanziarie hanno sempre impegnato risorse consistenti, specificando anche in che misura avrebbero poi dovuto essere distribuite alle unioni di comuni propriamente dette, alle comunità montane o come incentivo per la fusione di comuni.
 Il Decreto ministeriale 318/2000 stabilisce, infatti, che il 25% sul totale deve finire alle Comunità montane per il loro ruolo di unioni di comuni in area montana. La Finanziaria 2004, invece, pur incrementando di 20 milioni di euro il fondo per implementare la gestione associata di servizi non opera nessuna distinzione per dare a Cesare quel che è di Cesare, ovvero i relativi 5 milioni di euro alle Comunità montane. Tutti i soldi sono ad oggi nel calderone unioni di comuni.
 «Per effetto di tale disposizione - commenta il presidente della Comunità montana dell’Amiata (versante grossetano), il dottor Giovanni Alessandri - sarebbero sottratte alle Comunità montane risorse che gli competono al pari di ogni altra unione di comuni. Dalla nota metodologica sui trasferimenti erariali 2004 si evince che l’associazionismo di funzioni e sevizi comunali sarebbe incentivato solo in territorio non classificato montano. Questo ci lascia perplessi. Non si capisce perchè il governo non tenga conto del fatto che i contributi in questione sono l’unica forma di finanziamento per svolgere i nostri 18 servizi associati».
 E in effetti le municipalità montane hanno una bassissima densità demografica, tanto che non riescono ad avere un gettito tributario sufficiente a garantire i servizi essenziali, in modo economico e funzionale.
 I livello ottimale è il territorio della Comunità montana e affidare ad essa la gestione di servizi appare l’unica soluzione per poter continuare a somministrarli.
 «Vogliamo perciò - conclude Alessandri - che sia presto fatta chiarezza e che nella Finanziaria 2004 si parli esplicitamente di quel 25% di fondi.
 Francamente quella del governo non ci sembra una svista, anche perché dopo anni di norme tese a chiarire la posizione delle Comunità montane oggi si torna indietro uscendo di nuovo con atti ambigui».
Gabriele Baldanzi

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