«Mi girano parecchio anche perché lunedì ci aveva confermati»

GROSSETO.«Mi girano, e parecchio. E' l'unico caso nella storia del calcio di un cambio in panchina in una squadra prima in classifica a tre giornate dalla fine, con quattro punti di vantaggio. E mi girano ancora di più perché lunedì sera il presidente ci aveva confermato. E invece ieri mattina, quando ero trenta chilometri da Grosseto, Ranucci mi ha comunicato per telefono l'esonero».
Battagliero e grintoso: è il solito Lamberto Magrini, quello che commenta a caldo la decisione del presidente Piero Camilli. Con l'amarezza di chi si vede privato del suo giocattolo sul più bello, ma anche con l'orgoglio di aver costruito una macchina vincente: «Questo Grosseto il campionato lo vince comunque. Basta una vittoria con la Rosetana e un altro punticino fra San Marino e Ravenna. Il presidente comanda, occorre rispettare ogni sua decisione con la massima tranquillità. Noi non ci rimproveriamo niente, la squadra è ancora prima con un buon margine, e ci sono tutti i presupposti per restare in cima».
Le critiche.«Fanno parte del gioco. Criticano Trapattoni, Lippi, Capello, figuramioci se non si può criticare Magrini. Abbiamo sbagliato due partite, è vero, ma qui ci si dimentica che il Grosseto resta al primo posto della classifica. Non è che perdere due volte ci ha portato ad essere terzi o quarti».
Le scelte.«Tutti sbagliano. Con Garzya in campo il Grosseto ha vinto due partite su otto. Ho scelto chi mi dava più garanzie. Gutili ha fatto 31 partite a Prato da difensore centrale, e nella rosa è forse il giocatore più forte. A centrocampo Scarlato ha giocato la sua miglior partita, aggredendo sempre l'avversario. Ambrosino è stato sempre bravissimo, era un po' in calo, ho puntato sul singolo. Forse potevo cambiarlo prima, ma volevo spingere di più sulla sinistra del Gualdo, dove mi sembravano deboli. Cicconi è uscito perché cercavo qualcuno che la buttasse dentro. C'erano troppi senza i 90 minuti nelle gambe: Cicconi, Ambrosino, Mocarelli, Garzya, Dalle Nogare. Ho dovuto scegliere».
La fiducia mancante.«Morgia, a San Marino, è passato da un vantaggio di sei punti ad uno svantaggio di nove. E' ancora al suo posto. Baroni, a Carrara, è ultimo dall'inizio. E' sempre lì. Se noi non avevamo più la fiducia del presidente, cacciarci è stata la scelta giusta».
L'orgoglio.«Di perfetto c'è soltanto Dio. Errare è umano, però abbiamo portato la squadra in testa. Leggendo i giornali di martedì sembravamo i peggiori incompetenti del mondo, ma se vincere è difficile, stravincere è quasi impossibile. Il Catanzaro è dal 1991 che prova ad andare in C1, ci è andato solo dopo un ripescaggio. Dei tre cicli a Grosseto questo è stato il più bello, perché qualcosa di concreto è stato creato. Un risultato tangibile. In 50 partite in biancorosso ho perso soltanto cinque volte. Qualcosa di buono l'avrò fatto pure io, o no?».
Carlo Pellegrino