Vanni, l'emozione di un campione


PISA. Lo sport lo aveva nel sangue: Simone Vanni avrebbe potuto essere un buon giocatore di calcio, invece andrà alle Olimpiadi di Atene, dove nel fioretto, sia individuale che a squadre, cercherà di rinvigorire l'ottimo bottino che l'Italia ha sempe raccolto attraverso questo sport. Ma come è arrivato alla scherma? «Ero un bambino di otto-nove anni ed andai in palestra per seguire mia sorella Elisa che ha due anni più di me».
«Ho iniziato - prosegue Simone - nella palestra Di Ciolo in via San Michele, poi ho continuato nella vecchia palestra del Cus in piazza dei Cavalieri. Da subito sono rimasto affascinato da questo sport. Ricordo che, alla fine del mio corso, con la scusa che dovevo attendere mia sorella, facevo un'altra ora in più di allenamento quasi tutti i giorni. A quel tempo, l'amore per la scherma aveva un grande avversario: il calcio. E così è stato fino al 1995. Mi allenavo con le giovanili del Pisa dalle 15 alle 17, poi, dopo la doccia, andavo in palestra dove restavo fino alle 20. E la sera studiavo. Sono stati anni molto intensi. Il sabato e la domenica, quando non avevo le gare, stavo a casa a studiare per recuperare il tempo dedicato agli allenamenti. Di quel periodo, molto bello, vorrei ricordare un aneddoto: un professore chiamò i miei genitori dicendo loro che ero un poco agitato ed avrei dovuto fare sport per scaricarmi! Al liceo ho dovuto scegliere tra calcio e scherma. E' stata una scelta dura: il primo mi è sempre piaciuto giocarlo e vederlo. Anche se non sono molto alto, ero portiere nelle giovanili nerazzurre ai tempi mitici di Romeo Anconetani, e spesso giocavo con ragazzi di due anni più grandi di me. Non potevo, però, portare avanti due sport insieme rischiando di fare soltanto benino in entrambi. Ho deciso che ne avrei fatto uno solo e bene. Con l'aiuto ed il consiglio dei miei genitori, ho scelto la scherma. E con i tempi che corrono, con questo calcio malato, mi vien da dire meno male. Avesso scelto di giocare a pallone, forse, ora sarei disoccupato e senza stipendio. Al di là delle battute, penso di aver fatto la scelta giusta anche se mi sarebbe piaciuto vedere dove sarei potuto arrivare, certo non da portiere. Comunque, non ho rimpianti o rimorsi. E dal 1995 tutte le energie sono per la scherma. Il debutto non fu bruttissimo: ai Mondiali di Parigi riservati ai Cadetti arrivai nei primi quindici».
Poi...
«Dopo questa esperienza, tutto sommato positiva, ho avuto degli alti e bassi dovuti soprattutto all'età. Avevo voglia di uscire come facevano i miei amici e la palestra non mi andava tantissimo. Fino al 1998 ho vissuto alcuni anni nel limbo. Poi, sono cominciati ad arrivare, nuovamente, i risultati. Sono passato di categoria, da under 20 ad assoluto, e, normalmente, questo è un anno traumatico per tutti. Invece, grazie al ct Andrea Magro che mi ha sempre convocato in Nazionale, ho ottenuto dei buoni risultati. Era l'anno olimpico, non venni convocato perchè ancora troppo giovane, ma è stato un buon trampolino per il futuro. Poi, dal 2001, ho iniziato a partecipare ai Mondiali; Nimes, dove ha vinto Sanzo, Lisbona, dove sono salito sul gradino più alto del podio, e l'anno scorso L'Avana dove sono giunto secondo. Dal 2001 sono tra i primi sedici al mondo e negli ultimi due anni gravito stabilmente tra i primi quattro del ranking».
E adesso arriva Atene...
«Manca veramente poco. Ricordo una pubblicità che diceva "Atene è vicina, continuate ad allenarvi". E' un tormentone che gli amici mi ricordano da tre anni a questa parte. E adesso posso dire che era tutto vero. Questi tre anni sono passati in fretta, a velocità allarmante. Sembra ieri che mi preparavo per i Mondiali di Nimes. Questa mia stagione preolimpica è iniziata in chiaroscuro: tiravo bene ed i risultati non arrivavano e viceversa. Adesso, finalmente, il tutto si è stabilizzato. Sono contento di come sta andando la stagione. Adesso sto facendo una pausa di una decina di giorni necessaria, poi, andremo in collegiale dove faremo tanto carico di lavoro per essere al massimo nelle gare ad agosto. E' la prima volta che vado ai Giochi: sono emozionato. Inoltre, a squadre, siamo i favoriti visto che Toti Sanzo è il numero uno del ranking, Andrea Cassarà il due ed io il quattro. Non so che cosa mi aspetta. Posso soltanto immaginarlo dai racconti di Sanzo che ha già partecipato a Sidney 2000. Ripeto: sono emozionato. Spero in gara di riuscire a controllarmi anche se sono convinto che sarà difficile. Gli obiettivi, per scaramanzia, non si dicono. Posso solo dire che la "scuola Di Ciolo" non va mai per partecipare. Anche se così diceva de Coubertin».
Se arrivasse una ipotetica finale contro Sanzo?
«Sarei contento. Sarebbe una medaglia sicura. Faccio scherma da diciassette anni e sono quattordici che tiro con lui. Ci conosciamo bene. Sappimo pregi e difetti dell'altro e gli assalti, in pratica, diventano vere e proprie partite a scacchi. Per usare una espressione cara al calcio si può dire che decidono gli episodi. E' chiaro che siamo amici, ma, giustamente, quando tiriamo giù la maschera di fronte abbiamo un avversario. Comunque, sarebbe un grosso successo arrivare in finale. Al limite, lo sconfitto potrebbe prendersi la rivincita nella gara a squadre dove saremo insieme e partiamo favoritissimi. Siamo la squadra più forte, quella da battere. Se stiamo bene non temiamo nessuno. Dipenderà soltanto da noi».
Quali sono i pro ed i contro del successo?
«In questo 2004 sono stato a casa soltanto un solo weekend. E' duro. E' bello viaggiare, ma mancano la famiglia, gli amici ed anche il Pisa del quale sono tifosissimo. Al contempo ho avuto modo di conoscere culture differenti dalla nostra. Mi è stato possibile confrontarmi con altre reltà. Pochi hanno avuto questa possibilità. Direi, comunque, che il momento più brutto è passato. Quando sei un ragazzo cominci ad avere amici ed a scoprire l'altro sesso: vorresti avere più tempo libero, invece devi allenarti e poi studiare. Adesso, anche un doppio allenamento giornaliero non è un sacrificio. L'unica che ci rimette è la laurea in Scienze Politiche, ramo internazionale. Sto andando a rilento. Purtroppo, non c'è tempo per frequentare o essere presenti a tutti gli appelli. Da noi lo sport non è come negli altri paesi. E' molto più difficile fare varie cose. Comunque, pian piano, vado avanti anche lì. Mi mancano due o tre anni, ma voglio arrivare alla fine: con calma e senza fretta. Adesso ci sono le Olimpiadi. Dal prossimo anno farò allenamenti più blandi e dedicherò più tempo allo studio. Vorrei, comunque, ringraziare le Fiamme Oro, il mio gruppo sportivo, che mi dà la possibilità di allenarmi con i miei maestri ed allenatori».
Cosa farai da grande?
«Non lo so. Ci ho pensato spesso, ma ancora non credo di aver trovato la strada. Non so se rimarrò nell'ambiente della scherma oppure no. Mi piacerebbe insegnare, ma non è detto che un grande atleta sia anche un buon maestro. Sono allievo del maestro Antonio Di Ciolo e tutti i suoi ragazzi conoscono bene questa disciplina. E' già un passo avanti».
Con cosa baratteresti l'oro alle Olimpiadi?
«Non ho problemi a dire che sarei disposto a dare indietro tutto quello che ho vinto finora. L'Olimpiade è il massimo per ogni atleta di qualsiasi sport. E' la gara. Pochi la vincono. Non è facile vincere ori ed argenti ai Mondiali. ma il successo olimpico è un'altra cosa. Non ho mai partecipato, ma credo, che sia così. Anzi, ne sono convinto. Comunque, ne riparleremo a settembre».

Fabrizio Del Pivo