sabato 20.03.2010 ore 01.24

ARCHIVIO il Tirreno dal 1997

Shangay, rinascita di un rione

 LIVORNO. Shangay, profondo nord della città. Shangay esempio di un “ex Bronx” ormai riscattato, dove la solidarietà fra i più deboli è riuscita spesso a sopperire alle carenze di un rione nato senza essere pensato. Shangay come serie infinita di donne e di uomini, di esperienze, di idee e di passioni, di politica e di chiesa, di comunisti d’una volta e di ex comunisti di oggi. Shangay luogo della rinascita per un giovane dirigente del Pci di metà anni Ottanta, che nominato segretario di sezione in quel quartiere da lì fa partire la sua “lunga marcia” che lo porterà, dieci anni dopo tondi tondi, sugli scranni di Montecitorio, passando per la guida della federazione del Pds. “Shangay” è anche il titolo della seconda fatica letteraria di Marco Susini. Dopo i ritratti di “Militanti”, ecco dato alle stampe l’affresco sul rione che più di tutti gli altri è rimasto nella mente e nel cuore del deputato che fu eletto nel collegio Livorno nord-Collesalvetti.
 Un libro (edito, anche questo, da Bandecchi & Vivaldi di Pontedera) da leggere tutto intero: dalla splendida prefazione affidata alla penna raffinata di Saverio Vertone all’appendice che contiene quella “Carta di Shangay” elaborata nell’aprile 1987 dalla sezione diretta da Susini e nella quale già si individuano i principi che poi guideranno i piani di recupero dei quartieri nord oggi in atto.
 In mezzo ci sono cinque capitoli che attraversano il quartiere e chi l’ha vissuto, dalle sue origini ad oggi.
 Sì, vissuto e non semplicemente abitato: perché se c’è un dato che emerge con grande forza dalle 92 pagine di questo libro è la sostanziale impossibilità di passare da Shangay senza che questo pezzo di città entri nel sangue. E’ capitato all’autore, ma anche ad altre persone che non lì non sono nate.
 Due esempi di personaggi ben descritti nel libro anche se su sponde opposte: Gigi Norfini, dirigente sindacale comunista, e don Teodoro Biondi, parroco del quartiere.
 Un’identità che si rafforza, quella “sciangaina”, aggettivo su cui Vertone quasi ironizza presentando il volume, man mano che gli anni passano e che il rione diventa sempre più comunità. Ecco, dunque, che finita la dittatura fascista e passata la guerra viene costruito, sì, il “blocco delle segnorine”, ma fioriscono anche luoghi di aggregazione politica.
 Susini spende molte pagine per ricostruire la storia del Pci di Shangay. Del partito e dei suoi attivisti: ognuno di essi è una storia, un volto, una serie di piccoli gesti quotidiani che nel loro piccolo erano quasi eroici, durante il corso degli anni’50 nei quali le libertà democratiche furono quasi sospese. A Shangay il Pci è, come in molte altre parti d’Italia, una forza in grado di trascinare, coinvolgere ed educare alla politica molte persone umili e modeste, grazie ad una prospettiva rivoluzionaria che nella pratica quotidiana si traduce nella creazione di strutture associative e ricreative (Susini ricorda la pista da ballo “Mio mao”, altre ne verranno in seguito).
 Nomi? Tanti, tantissimi. Vincenzo Magrini, Vinicio Chiocchi, Sergio Barsotti, i fratelli Bruschi, Bruno Cappelli per farne alcuni. Più recenti come Renzo Berti, Letizia Costa (oggi segretaria del Pdci), Aldo Freschi, Ivano Martelloni (oggi presidente di Legacoop), Wladimiro Del Corona, ultimo segretario del Pci, dal’95 alla guida della Circoscrizione 1. Ed altri che comunisti non erano, visto che Susini ricorda anche la sezione socialista del quartiere, dove spiccavano Anna Maria Bellini, Giovanni De Bonis, Antonio Melani, Stefano Salvadorini e altri ancora.
 Un capitolo a parte è dedicato alle donne di Shangay. Molte e molto attive, crearono il “Punto incontro donna” che rappresentò uno straordinario momento di unità fra tutte le forze politiche del quartiere, da Daniela Giuntini a Luana Di Dio, da Mara Torracchi ad Anna Calderini.
 Poi due affreschi sulla figura di Tina Andrey e sulle suore di San Giuseppe, esempio di solidarietà praticata. Il viaggio a Shangay si conclude con un passaggio doveroso dalla parrocchia e dal centro culturale “Massimo Luschi” e con una chiacchierata sull’oggi, fra l’autore e il già citato presidente della Circoscrizione 1 Del Corona. La preoccupazione, mai doma, che se ne ricava è quella di non interrompere il risanamento e il recupero del quartiere.
 Quello che Susini, introducendo il suo lavoro, chiama “progetto politico che facemmo lievitare con la partecipazione ed il consenso dei cittadini”.
Nei riquadri, brani e personaggi tratti dal libro di Marco Susini

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