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Shangai, svolta per il recupero

 LIVORNO. L’operazione recupero di Shangai è rimasta impastoiata nel pantano della burocrazia per un anno e passa. Logico che fra gli abitanti si moltiplichino dubbi e interrogativi: già tutto finito? il risanamento rimarrà un bel sogno a metà?
 Né la circoscrizione 1 né la sezione Ds ci stanno ad alzare bandiera bianca. Anche perché i soldi del programma Urban danno le gambe all’idea di un polo scolastico tutto nuovo fra via Stenone e via Mastacchi: nuova sede delle medie Fermi più, grazie all’intesa con Ater e Regione, nuova scuola elementare Campana.
 E’ l’occasione che fa prendere al balzo la palla degli appalti per costruire case popolari: dal mix delle situazioni potrebbe saltar fuori «non solo l’opportunità di recuperare il tempo perduto ma perfino di anticipare di tre anni il risanamento di un nuovo gruppo di immobili».
 Quali? L’ex “blocco delle signorine” (edificio 419), il “blocco San Giovanni” (413) e l’isolato 415 («in gran parte già demolito»): in pratica, una svolta nella gestione di «una operazione urbanistica di ridisegno dell’identikit delle periferie popolari che ha pochi uguali nella nostra regione». A sottolinearlo sono Vladimiro Del Corona, storico presidente diessino della circoscrizione 1, e Claudio Ceroni, numero uno della Quercia nel quartiere.
 Gli intoppi. Né l’uno né l’altro mettono la sordina ai ritardi: «Colpa di un iter burocratico impazzito, talvolta è difficile - dice Del Corona - che su temi così caldi l’opinione pubblica si renda conto che magari ruspe e cantieri sono fermi ma si lavora sodo a sbrogliare questioni ingarbugliate, il requisito preliminare per poter passare poi al concretizzare».
 Una piccola novità potrebbe metter benzina nel motore del recupero, avverte il segretario ds. Come? «Rafforzando un’idea che abbiamo sempre tenuto presente: l’operazione urbanistica cammina - ribadisce Ceroni - se teniamo presente anche l’aspetto umano, i sentimenti. A cominciare dai legami di pianerottolo. Ci sono tante famiglie che vogliono restare a Shangai, qui c’è ancora un forte senso di solidarietà».
 In che maniera si mette d’accordo l’uno e l’altro aspetto? Il direttivo della sezione Ds chiede che, per l’utilizzo degli alloggi-parcheggio, si definisca «una graduatoria fra i tre blocchi 413 (San Giovanni), 416 (Blocchino) e 419 (Signorine)» così che «si possa in tutta libertà fare la scelta di andare a vivere alla Scopaia oppure di restare qui».
 E l’Ater, che fa? Ma non di soli muri vive una operazione complessa come il recupero d’un quartiere: in ballo è anche il ruolo che la nuova Ater giocherà nelle periferie nord dove fortissima è la percentuale di case popolari. Ceroni e Del Corona chiedono che «le situazioni siano governate con attenzione», ma negano che la trasformazione porterà a togliere diritti agli assegnatari: «Non verranno affatto cancellate le forme di tutela, comprese quelle relative alla vendita degli alloggi: altro che cartolarizzazione». Certo che la società per azioni «non potrà ridursi semplicemente a riscuotere gli affitti»: proprio questo nuovo strumento giuridico - affermano - darà la possibilità di inserirsi attivamente nei nuovi strumenti di programmazione urbanistica, come i piani integrati sui quali la Regione punta molto. Solo così si riuscirà a dare risposta alla fascia “grigia”. Che ha un reddito troppo alto per poter sperare di veder risolti i propri bisogni abitativi dall’assegnazione di una casa popolare. E troppo basso per rivolgersi al libero mercato».
 Il posto per la banca. Occhi puntati anche sull’ex commissariato in piazza Fratelli Bandiera: è da anni che la circoscrizione insiste perché diventi un centro servizi con banca, servizio sociosanitario e posta. L’Ater ha ristrutturato l’edificio ma Del Corona tira («benevolmente») le orecchie all’apparato tecnico del Comune: serve un piano che consenta di tradurre in concreto la disponibilità della Cassa di risparmio.
 In questa chiave, un’altra sottolineatura riguarda il commercio: «C’è bisogno di una iniziativa forte del Comune, magari con sgravi fiscali per i piccoli negozi. Non è un problema di redditività del commercio, a che servirebbe rimettere in sesto le abitazioni se poi il quartiere è desertificato dalla quasi cancellazione dei negozi?».