Una «soffiata» sul maxi appalto

PRATO. Lo scandalo degli appalti truccati coinvolge anche la nostra città. L'inchiesta condotta dalla procura di Pistoia, che ha per epicentro la Valdinievole, lambisce l'amministrazione comunale pratese per la realizzazione del primo lotto dell'impianto di atletica leggera dei «Ciliani», per un importo complessivo di 1.364.598 euro. Nel registro degli indagati è scritto anche il nome dell'architetto comunale Francesco Procopio, 47 anni, nativo di Catanzaro, abitante in via De Filippis 8.
Il professionista era il responsabile del coordinamento per la realizzazione della pista di atletica leggera.
L'accusa formulata dalla procura pistoiese nei confronti di Procopio è di turbativa d'asta. A tradirlo, secondo l'accusa, sarebbe stata la sua «vicinanza» con l'imprenditore pistoiese Daniele Pacini, 50 anni, amministratore della Tecneco. Procopio gli avrebbe fornito una copia del bando di gara tre giorni prima della pubblicazione e da qui l'accusa, oltre che di turbativa d'asta, anche di rivelazione di segreto d'ufficio. La magistratura avrebbe raccolto le prove della «soffiata» attraverso alcune intercettazioni telefoniche. In una di esse il Pacini si sarebbe perfino vantato delle anticipazioni avute con un imprenditore, anch'esso per l'alterazione dell'asta.
Tutto questo avveniva nel primi giorni dello scorso gennaio. L'accusa è corredata anche da altri particolari su cui i magistrati si soffermano con molti particolari. Intanto che l'architetto Procopio il giorno precedente l'apertura delle buste gli avrebbe comunicato al Pacini che le aziende in gara erano quattordici. Non solo, nel corso della stessa telefonata, registrata dai carabinieri, il professionista avrebbe assicurato il Pacini che il giorno dopo, dunque all'apertura delle buste, avrebbe fatto una «scappata» o «uno squillo» al Ducceschi, che è il segretario della commissione di gara. Vale la pena sottolineare che il Ducceschi non è affatto coinvolto nell'inchiesta della magistratura.
Il presunto «favore» dell'architetto Procopio in realtà andrà a vantaggio di tutto il Comitato di affari che aveva deciso di spartirsi gli appalti pubblici senza farsi concorrenza sui prezzi. Daniele Pacini, sempre secondo la tesi accusatoria, avrebbe messo a conoscenza dei contenuti del bando di gara almeno undici delle quattordici aziende che poi vi avrebbero partecipato. Tant'è che è questa l'accusa mossa nei confronti del Pacini. L'appalto fu poi assegnato all'Associazione temporanea di imprese che il Pacini aveva costituito insieme alla Biffi Spa, con un ribasso del 4,4 per cento sulla base d'asta.
Alla gara presero parte anche la Tecnovese di San Zaccaria (Ravenna), la Sartori Sas di Casalserugo (Padova), l'Asfalt Ccp di Torino, la Olimpia Costruzioni di Forlì, la Interfin Lavori di Napoli, la Tecno Costruzioni di Napoli, la Società italiana produzioni asfalti di Tremestieri Etneo (Catania), L'Associazione temporanea di imprese fra le ditte Fratelli Anastasi Costruzioni di Messina ed Impresa Vulcano di Villafranca Tirrena, L'Associazione temporanea di imprese tra le ditte Ponti e Edil di Como di Roma, la Varia Costruzioni di Sant'Anna (Lucca), la Malegori Erminio di Monza, l'Associazioen temporanea di imprese tra le ditte Vitali e Tps di Cisano Bergamasco e la Impianti Sportivi Ceis di Romano D'Ezzelino (Vicenza).
Gli imprenditori accusati di aver fatto parte del «consorzio a perdere» sarebbero Enrico Pozzobon, Giuseppe Anastasi, Carlo Perego, Enzo Sartori e Mario Pugno, i sottoscrittori delle offerte che dovevano risultare più alte di quella di Pacini e Biffi. Quest'ultimo però non ha sottoscritto l'offerta e secondo la magistratura non era consapevole degli accordi, tenuti da due personaggi identificati solo con il nome di battesimo.