Nel bar la storia di Tonfano

MARINA.Il bar Margherita è una delle costruzioni storiche della Marina. Venne eretta prima che sparisse il fosso Tonfano. Ha visto morire i ritrovi di un tempo come l'osteria estiva Ninetta circondata dalle canne di bambù che degradavano sulla riva del fosso. Ha visto scaricare vagoni di sabbia nell'alveo di quel fiume pescoso e la nascita dello "spiaggione" su cui palleggiavano uomini e ragazzi: il campione toscano Sandro Bruscoli, Sirio Nieri e Carlo Iardella invece ci giocavano a tamburello ogni sera. Più tardi vi furono costruiti il palazzo delle poste e quello della Misericordia, poi la piazza del mercato.
Nel 1910 i Lucarini della Rocca di Sala acquistarono il terreno sul fosso Tonfano e quattro anni dopo iniziarono i lavori per quella casa a due piani che Giuseppe e Maria Lucarini tirarono su con i risparmi del lavoro in Argentina. Inizialmente il Margherita fu bar, poi trattoria ed anche albergo. Fu l'anno dell'inaugurazione della linea tramviaria che collegava Pietrasanta alla Marina, ponendo fine all'epoca in cui i mezzi per arrivare al mare erano le diligenze di Tito e Biagino. Mentre Tito scendeva verso Fiumetto, la diligenza di Biagio Palagi (detto Biagino) partiva la mattina presto da Pietrasanta ed arrivava a Tonfano dopo aver attraversato il vecchio ponte Romano. La diligenza percorreva il terreno accidentato trainata da cavalli francesi da tiro, mentre i viaggiatori sedevano sulle panche al centro del carro, al riparo del tendone.
Il Margherita fu sede del primo ufficio postale di Marina. Nel 1919 la ricevitoria era dotata di un apparecchio morse che avrebbe trascinato l'intera frazione verso il boom turistico degli anni'30. Sulla piaggia si ballava e si votavano le miss all'Ilva Garden, poi Jackis'o, frequentato dai migliori cantanti e orchestrali, Lorenzi (Veleno) e Bartali, il baritono Gino Bechi, l'americano John Meckenzie. Poi esplode la guerra e la Marina fu invasa dagli sfollati. Si fugge in collina o ci si nasconde nelle soffitte illuminate dalle bugie ad olio. S'inganna la fame con brodo di ricotta e farina di neccio finché non arrivano gli americani a piazzare dei grossi cannoni davanti al Margherita. Le jeep, ed i carri con soldati di colore avevano trovato i loro Comandi nella Villa Rebua e nella pensione Oriente. I balli estivi ripresero al Margherita che, in inverno, si trasformava in scuola elementare. Non c'era il riscaldamento e si ricorreva alle braci nei vasi di terracotta.
Negli anni'50 il bar fu distrutto da un incendio ed una volta ricostruito spiccò di nuovo il volo. Al timone troviamo sempre i Lucarini, prima Giuseppe e Maria insieme ai figli Natale, Isolina e Luisa, poi Alma e Duilio (i figli di Natale che negli anni '70 segnarono la svolta del locale), fino agli eredi di Duilio: Ugo e Pino. Dopo qualche anno di riflessione, recentemente il Margherita è stato rilevato da un antiquario lucchese, Folco Barsotti che ha deciso di traghettare il caffè nel nuovo millennio. Oggi il Margherita si propone con un look raffinato ed arioso, dalla colazione al dopocena, puntando sull'aperitivo.