30 ottobre 2003 —
pagina 02
sezione: Attualità
MILANO. Berlusconi chiama e lui, Mariano Apicella corre, come da contratto. Il premier gli da del tu, lui lo chiama Presidende alle cene con gli ospiti, Dottore quando sono soli e scrivono canzoni nel tinello della villa in Sardegna. Insieme ne hanno scritte una cinquantina (parole del Cavaliere, musiche sue). Quattordici sono finite nel disco «Meglio una canzone».
Il cd che Apicella ha presentato ieri a Milano raccontando subito che il titolo dellalbum lha scelto Ignazio La Russa leggendo il testo di una canzone durante una cena a Palazzo Grazioli. «Berlusconi è un ottimo paroliere» dice lui e poco dopo spiega che è un suo dipendente: «Ormai siamo al terzo anno consecutivo di rinnovo del contratto. Lavoro per lui, allieto le sue cene, a volte faccio qualche serata mia, ma canto solo e esclusivamente per lui e per i suoi ospiti. I guadagni? Meglio di prima, altrimenti certe cose non le farei».
In effetti sarebbe ancora un «posteggiatore» allHotel Vesuvio di Napoli se quel 27 maggio del 2001 non avesse incontrato il Cavaliere che lha eletto suo menestrello personale, ed ora anche compositore musicale per i suoi pezzi. «Le parole delle nostre canzoni nascono a volte prima, a volte dopo la musica - spiega Apicella - è capitato anche di correggerle. Ricordo una volta che aveva usato il termine imprigionarti. Mi sembrava troppo pesante e così glielo ho fatto cambiare. Quando sono diventate canzoni le facciamo poi ascoltare a tavola e diventano argomento di conversazione». A Confalonieri, per esempio, questi pezzi piacciono moltissimo. E non solo questi, ma anche tante altre del repertorio napoletan-popolare che Apicella canta alle serate di Berlusconi. Lex posteggiatore si ricorda bene la prima: «Era uno dei lunedì di Arcore con Bossi, Tony Renis, Urbani, Tremonti. Insomma, i soliti. A Bossi piace moltissimo Luna rossa, a Tremonti Reginella e Marechiaro e a DellUtri tutta la musica napoletana soprattutto le canzoni comiche come Ciccio Formaggio. Invece, in Sardegna Putin ha apprezzato e canticchiato Funniculì Funniculà». In quelle serate, dove al piano si siedono «Confalonieri e Tony Renis» pare che cantino tutti («anche la moglie Veronica»), premier compreso: Chellallà è il suo cavallo di battaglia, uno dei pezzi forti di quando era in Francia. Non gli dispiacerebbe fare un misto di canzoni interpretato da lui, ma lo realizzerebbe solo per regalarlo alla famiglia e agli amici. Di certo non da rendere pubblico».
Per ora quindi restano «solo» le parole delle 14 canzoni dellalbum di Apicella eseguite ieri live davanti uno stuolo di giornalisti: Washington Post, Bbc e le tv tedesca, danese, francese al completo. E presto tocca alla tv: «Sabato sarà da Panariello e poi abbiamo moltissime richieste sia in Rai sia in Fininvest» dice il suo agente.
«La canzone che preferisce Berlusconi - dice Apicella - è A gelusia, una canzone che potrebbe essere autobiografica, visto che le ha scritte tutte per la moglie. E penso labbia scritta per la moglie».
Lidea del disco è venuta proprio al premier: «Lha fatto per aiutare me e la mia famiglia». Lidea del disco cera già quando sono state scritte 3 o 4 canzoni: «Se ne facciamo una quindicina diventa un cd. Poi il resto è venuto da se». Sono arrivati in napoletano e quelli in italiano, canzoni damore. «Se non si parla damore - dice Apicella - di che cosa di parla?». Di politica: «Io e Berlusconi non ne parliamo mai, discorriamo solo di musica, e poi io non ho una fede politica. Ho votato pochissimo, forse solo due volte, perché ero allestero».
-
Linda Lucini