29 ottobre 2003 —
pagina 06
sezione: Attualità
ROMA. «Noi non ce ne andiamo. Cè ancora molto lavoro da fare. I ragazzi sono tranquilli, molto motivati: nessuno ha chiesto di essere rimpatriato. Al contrario, tutti vorrebbero restare». Allindomani dellattacco contro il quartier generale della Croce rossa internazionale a Baghdad, Maurizio Scelli, commissario straordinario della Croce rossa italiana, annuncia che la Cri non smobilita.
«Resteremo fino a marzo, come previsto», dice Scelli. Nellospedale della Croce rossa italiana, a Baghdad, vengono visitate circa 300 persone al giorno. I volontari italiani sono una quarantina, che si alternano mediamente ogni mese. Domani ci sarà il cambio, e tra le 36 persone che questa notte partiranno da Roma per lIraq cè pure Scelli.
«Lattentato di ieri - spiega il commissario straordinario della Croce rossa italiana - non ha assolutamente interessato il nostro personale, che si trova in unaltra sede». Nessun danno, dunque, e neppure contraccolpi sul piano psicologico: «Siamo rimasti tutti colpiti del fatto che sia stato preso di mira il simbolo stesso della neutralità, della solidarietà. Ma da parte del nostro personale nessuna paura, niente apprensione. Di sicuro sono più preoccupati i familiari, in Italia».
Il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) non ha ancora preso una decisione su ritirare o meno i suoi uomini da Baghdad. «Vogliamo riflettere ed abbiamo bisogno di tempo», ha affermato a Ginevra la portavoce del Cicr Antonella Notari.