«Io, il Livorno e vent'anni tutti d'un fiato»

BERGAMO. Sui suoi primi trentasei anni potrebbe scriverci un libro da premio Bancarella: se pochi giorni fa l'ha vinto Serse Cosmi, «L'uomo del fiume», potrebbe entrare in classifica anche lui, Igor Protti, il bomber dei Due Mari, quello che nell'83 lasciò la Romagna e l'Adriatico per cercare fortuna a Livorno, dove ieri ha festeggiato l'importante traguardo con duecento gol al posto delle candeline. Infanzia a Rimini, poi vent'anni di battaglie e di ricordi. Vent'anni volati via in fretta? «Sì, se ne sono andati velocemente anche se per la verità quando mi volto indietro mi rendo conto che sono cambiate tante cose».
PROGRESSO.«Tante cose nella società, nella mia vita e anche nel calcio. Ma non sono di quelli che vedono tutto nero: il calcio ha perso alcuni valori, ma è anche progredito grazie alla ricerca, alla perfezione sempre più scientifica della preparazione. Vent'anni fa, ad esempio, se pensavi ad un giocatore di trent'anni t'immaginavi un atleta logoro, sfibrato. Più o meno smettevano tutti a quell'età. Io avrei messo una firma ad arrivare integro a trent'anni poi invece andando avanti ho capito che i parametri erano cambiati; che se uno interpreta alla giusta maniera questa professione vivendo da atleta può andare ben oltre e magari tra una decina d'anni i quarantenni non faranno più parlare di sé, ma diventerà normale averne un paio in ogni squadra».
ANNI INTENSI.Affetti, traguardi, delusioni, obiettivi. «I miei sono stati anni intensi. Sono cresciuto in fretta ma pur essendo diventato presto adulto soffrii tantissimo il distacco dalla famiglia e poi la perdita di mio padre Flavio. Il matrimonio, i figli, gli infortuni, le grandi delusioni col calcio, non ho mai nascosto che talvolta sento il peso dell'età. Così come quando quattro mesi fa annunciai il ritiro chiarii che non era un fatto fisico, ma era tutto legato a una riflessione sugli affetti, sulla voglia di confrontarmi con la vita in un'altra veste. Poi grazie a mia moglie Patrizia ho capito che potevo andare ancora avanti. Non so per quanto, però vado avanti...»
I RIVALI.Va avanti e segna. Magari non toccherà ancora quota ventitré, magari non vincerà per la quarta volta consecutivamente la classifica dei cannonieri (due in C1 e una in B), ma intanto ha ripreso con lo stesso ritmo della passata stagione: tre reti in quattro partite. «Stare al vertice - ammette Protti - sarà più difficile perché ci sono tanti bravi attaccanti in giro, molti più della passata stagione. La rivelazione - spiega - indubbiamente è Moscardelli (5) della Triestina: ho visto come si muove, l'abilità con la quale colpisce di sinistro. Davvero bravo. Però c'è anche Spinesi, partito fortissimo con sei centri: l'attaccante del Bari non ha mai vinto la classifica dei cannonieri tuttavia viaggia forte se si considera che credo non abbia mai superato quota 15-16».
LUCARELLI.Eppoi ci sono Oliveira del Catania, Zampagna e Frick della Ternana, Myrtay del Verona, lo stesso Possanzini dell'AlbinoLeffe, Ferrante, Tiribocchi e Pinga. C'è, soprattutto, un certo Cristiano Lucarelli. «Ho sempre detto che punto su Cristiano. La doppietta di Trieste ha già parlato chiaro, perché sta crescendo sul piano fisico e tornerà a segnare con continuità come ha sempre fatto: ama questa maglia e questa maglia aiuta chi la ama».
DA REGGIO.Successe anche a Protti di rinascere nell'estate del '99 quando venne ingaggiato dalla Reggiana. E Igor dopo tre stagioni d'oro nel Messina e quattro altrettanto d'oro nel Bari, veniva da campionati in chiaroscuro con la Lazio, col Napoli e la Reggiana stessa. A 32 anni sembrava veramente sul viale del tramonto. Invece con la maglia amaranto addosso riprese quota. «Però se fosse stato possibile - sorride Igor - sarei venuto molto prima...»
ZOLA.Protti capocannoniere in carica e per giunta anche il più anziano, una sorta di decano dei bomber della serie B. «In effetti è così. Oliveira ha un anno in meno, ma c'è Zola che ha un anno in più. Però Gianfranco è vero che fa la seconda punta ma lo considero più un fantasista che un attaccante puro. Resta il fatto che ci rendiamo conto quanto sia vasta la sua classe. Eppoi quando vedo giocatori che sposano la maglia resto affascinato e soddisfatto: il calcio ha bisogno di questi simboli positivi».
LOTTA.Ora c'è da lottare per entrare nei giochi di vertice. «Cagliari, Palermo, Torino e forse anche l'Atalanta hanno qualcosa in più. Per gli altri posti tanto equilibrio e ci siamo anche noi a giocare per un posto importante. Abbiamo superato lo shock di Trieste, il peggio è passato. Concentriamoci sulla Salernitana: rivedremo volentieri Mezzanotti, Tulli e Perna ma abbiamo bisogno di tornare a fare il pieno». Ieri spumante con i compagni, poi festa di compleanno in famiglia: Igor con la moglie Patrizia e Noemi e Nicolas Flavio hanno trascorso la serata al ristorante: sei il nostro campione, gli hanno scritto i figli. Cos'altro aggiungere?