Il comandante del Jolly blu indagato per omicidio colposo


LIVORNO. Naufragio e omicidio colposo: queste le ipotesi di accusa nei confronti del comandante del mercantile Jolly blu, Leonardo Manfroni. Lui è il destinatario del primo avviso di garanzia, ma fonti interne della Procura riferiscono che alla lista degli indagati si sono aggiunti nuovi nominativi.
Il sostituto procuratore Roberto Pennisi non parla: «Il fascicolo è aperto», si è limitato a dire, «lavoriamo per chiarire la vicenda».
Punti oscuri ce ne sono ancora molti. L'unico dato di fatto è che il dragamine Lerici ha individuato con esattezza la posizione del relitto: 12 miglia fuori San Vincenzo, adagiato a una profondità di 114 metri. Gli apparecchi tecnologici sono riusciti a identificare il numero di matricola del peschereccio San Mauro I°, la vecchia barca dentro la quale è rimasto intrappolato Pasquale Curcio, 68 anni. Il corpo non è stato localizzato, ma sembra scontato che sia all'interno della cabina, dove il figlio Roberto dice di averlo visto l'ultima volta.
Una ferita per la famiglia Curcio, che non si rimarginerà molto facilmente. Roberto, al telefono, ha detto al Tirreno di essere disperato: «Ho perso tutto. Ho perso mio padre, il lavoro». Non è piaciuta la fretta con cui l'armatore della nave ha cercato di sbarazzarsi di ogni responsabilità.
Alle agenzie di stampa, quando ancora non si sapeva che fine aveva fatto il terzo naufrago, la compagna aveva già fatto circolare un comunicato stampa: «Alle 8,30 il comandante del Jolly blu, Leonardo Manfroni, in navigazione da Napoli a Genova, era di guardia quando ha avvistato il San Mauro primo sulla propria rotta, a circa 800 metri di distanza. Il comandante ha subito fatto attivare tutte le segnalazioni acustiche di pericolo, avvisando il peschereccio, che si stava dirigendo verso la prua della nave, anche sul Vhs in canale 16, ritualmente adibito alle emergenze. Poi ha effettuato una virata a destra, riducendo la velocità, in quel momento piuttosto sostenuta».
Particolare questo che è stato smentito in parte da Roberto Curcio, figlio di Pasquale, scampato al naufragio: «In realtà la prima cosa che ho fatto dopo essere finito in acqua ho guardato la nave: la prua era dritta. Solo dopo la nave ha iniziato a virare. E' vero che la radio era spenta, ma non ci sono stati segnali acustici. Avrei sentito, mi sarei allontanato. Io la nave l'ho vista al momento dell'urto, più che vederlo ho sentito il colpo».
Tutti particolari che saranno chiariti nel corso dell'inchiesta, e dopo che saranno richieste le perizie. Intanto la famiglia Curcio, in qualità di parte offesa, ha nominato l'avvocato Mario Maggiolo come difensore di fiducia.
«Sono atti dovuti. Gli inquirenti devono avere la possibilità di effettuare tutte le indagini necessarie». Così Stefano Messina, uno dei titolari della Compagnia di navigazione proprietaria della Jolly blu, commenta l' iscrizione nel registro degli indagati di Leonardo Manfroni, il comandante del cargo.

Emiliano Liuzzi