Gli scrittori analfabeti

PITIGLIANO. Fuori dai protocolli di gran galà e cerimonie, dai salotti letterari, dai vernissage in doppio petto, c'è un altro mondo. Di qualità (culturale, s'intende) sorprendente. Solo appena meno frivolo, meno vacuo di una larga fetta di produzione letteraria da inghiottire così, sotto l'ombrellone. Ma tant'è: gli ingranaggi della grande macchina editoriale italiana girano in aria, spesso senza computare l'esistenza della vita sulla terra. E' così che esperienze incredibili, patrimoni di memorie a rischio d'estinzione, appassiscono o resistono fino a che non si perdono, quasi non fossero mai esistite.
Come i racconti dei vecchi, che con gli occhi lucidi raccontano della guerra e delle loro vicende di vita: nasce così il primo Festival della letteratura resistente, in programma stasera alle 18 a Pitigliano, al Magazzino Giustacuori, nel centro storico. Secondo il suo ideatore, il direttore editoriale della casa editrice Stampa Alternativa, Marcello Baraghini, un solo giorno è sufficiente per illustrare progetto, obiettivi e primi risultati concreti di questa edizione dedicata agli scrittori analfabeti. Che a prima vista può sembrare una figura paradossale, finché non si scopre che quegli scrittori analfabeti esistono davvero in carne, ossa e voce.
La prima è Luciana Bellini, contadina scansanese, che ha già scritto di suo pugno due libri pubblicati da Stampa Alternativa: «C'è una volta la Maremma» e «La Capitana». Nostalgici e divertenti, questi due lavori racchiudono tutto il piglio irresistibilmente maremmano della loro autrice; vi si raccontano le vicende antichissime di famiglia, di cui Bellini custodisce una memoria fitta di dettagli. Gli altri sono tre straordinari vecchietti pieni di spirito, i quali hanno affidato le loro autobiografie ai registratori dei rispettivi intervistatori. Una volta sbobinate, le trascrizoni compongono uno scampolo letterario a cui restano incredibilmente aggrappati sangue e vita. Tutto mantenendo intatto il linguaggio dei tre narratori: Alessandro Fani, carbonaio 77enne di Acquapendente (Vt), che presenterà stasera il suo libro appena ristampato, «Il buon diavolo»; Pietro Bozzini, tombarolo 72enne di Ischia di Castro (Vt), che porta al festival la sua vita ai margini della legalità, come cacciatore di tombe etrusche ancora non deflorate per conto della Soprintendenza di allora. Pietro custodisce ancora il ferro del mestiere, una specie di bacchettone da rabdomante e da sempre si raccomanda «seppellitemi co' lo spillone», battuta che dà il nome alla sua autobiografia; infine Luigino Porri, 83enne vasaio di Sorano, ultimo custode di una scuola di terrecotte vecchia di due secoli. «I cocci di una vita» è il titolo del libro che contiene il suo racconto.
Dopo la presentazione delle opere giungerà il tempo per la musica e la poesia dell'ospite d'eccezione del Festival della letteratura resistente: Claudio Lolli, cantautore bolognese che fu tra i portavoce artistici dei movimenti civili del ‘77. Il suo pezzo d'esordio, Analfabetizzatevi, sembra composto apposta per il festival di Baraghini. Che verrà chiuso da un tributo video di Antonin Artaud, l'illuminante scrittore francese che infilava parole su quadernetti costretto in una camicia di forza, e dalla presentazione di Marco Dotti del libretto di sala "La vita si scrive". Distribuita gratuitamente ai presenti, l'opera contiene brani inediti di Artaud, di Carmelo Bene, Ferdinand Lous Céline e José Bergamìn.
Danilo Fastelli