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Porticcioli come funghi, ma il posto barca non c’è

 LIVORNO. Accendiamo il Vhf, canale 9, verso le sei del pomeriggio e arrivano voci più o meno nitide che perlopiù chiedono se nel porto x c’è un posto barca per la notte. Nella maggior parte dei casi - specialmente se si rimane in ambito toscano - la risposta è negativa. I posti riservati al transito ci sono, come previsto dalla legge, ma sono pochi e sempre saturi. «Se oggi, a fine luglio, a Cala Galera viene una barca per la notte la risposta sarà no», dice Paolo Lorenzini, mediatore marittimo da 23 anni.
 «E non lo dico tanto per dire. Quindi ben vengano i porti nuovi - sostiene Lorenzini - e l’ampliamento di quelli esistenti, perchè il diporto nautico ha veramente fame di ormeggi».
 Da una parte la richiesta di nuovi posti barca, dall’altra la necessità di mantenere l’equilibrio costiero minacciato, per quanto riguarda la Toscana, da un’erosione già in essere. E allora cerchiamo di dare una risposta ad almeno due domande:
 1) Questo bisogno reclamato ai quattro venti di ormeggi è reale oppure con i porti che sono stati recentemente completati (Cala de’ Medici a Rosignano-Crepatura, San Rocco a Marina di Grosseto, il Puntone di Scarlino) la domanda può dirsi soddisfatta?
 2) Si può continuare a costruire oppure c’è un limite oltre il quale c’è il rischio di rompere gli equilibri esistenti?
 L’ambientalista. «Valutare l’impatto ambientale è senza dubbio il primo step - spiega Valerio Campioni, esponente di Legambiente - C’è un piano regionale per quanto riguarda i porti e gli approdi turistici e di fronte alle richieste che vengono portate avanti è necessario il confronto e la compatibilità con quanto appunto prevede quel piano. Noi riteniamo che per prima cosa sia necessario verificare la sostenibilità delle richieste, tenendo presente che in Toscana il problema dell’erosione costiera è uno dei più pressanti. Quanto un porto e le opere a sua difesa possono influire sui fenomeni erosivi? Ecco, prima di mettere in moto qualsiasi meccanismo autorizzativo è bene valutare che cosa accade se quel determinato progetto viene tradotto concretamente e stabilire se è compatibile con l’ambiente che caratterizza quel tratto di costa. Ripeto, la valutazione dell’impatto ambientale è condizione fondamentale». Prudenza, quindi, prima di fare nuovi «marina».
 Lo skipper. «I porticcioli ci vogliono, eccome! I posti non bastano mai e non realizzarli - sostiene Giovanni Tobia, skipper di lungo corso - significa gettare alle ortiche una fonte di ricchezza, perchè le barche anziché venire in Toscana andranno in Corsica e in Costa Azzurra. La domanda c’è, è reale, ed è sempre più sostenuta».
 E tutto questo, è ancora lo skipper a parlare, facilita la truffa: «I posti sono quelli che sono, vale a dire pochi. E allora ci sarà il diportista furbo che ti vende il suo posto, o meglio la concessione per l’ormeggio, facendoti pagare l’ira di Dio, perchè dice che ti vende una barca, che invece è da affondare. Ma te, comunque, ti assicuri un ormeggio in qualche porticciolo. Per parte mia spero che a Livorno ci si decida veramente a farlo il porto turistico. E io, come sostenevo vent’anni fa, dico che va fatto alla Bellana, fuori dal Porto Mediceo dove c’è il traffico commerciale. Quindi Bellana, fra il Cantiere e l’antico Scoglio della Regina, dove potrebbero starci 1.200 ormeggi. Per i livornesi ok all’area del Mediceo e ai Fossi riorganizzati».
 Ma secondo lei, chiediamo ancora, in Toscana quanti posti barca ci vorrebbero effettivamente? «Faccio una premessa. I posti servono ai toscani, ma anche a chi viene dal Nord Europa o dal Nord Italia per passare le vacanze in barca. Sono convinto che lungo le nostre coste, isole comprese, considerando quello che c’è nell’entroterra, fra città d’arte ed itinerari enogastronomici, occorrerebbero non meno di 100mila posti, che darebbero lavoro a tanta gente. Faccio un esempio - prosegue Tobia - in questo periodo un paio di yacht hanno sostato a Livorno per lavori. E chi è del ramo, con forniture di vario genere, ha lavorato, ricevendo pagamenti regolari. Le sembra poco?»
 «I posti mancano, la situazione è sempre tragica - ribadisce Lorenzini dall’Argentario dove, nella zona, ci sono non meno di 4mila barche in acqua - Non è bello mandare via i clienti. Tanti, ad esempio, svernano da queste parti, ma poi sono costretti in estate ad andare altrove, chi a Talamone, chi a Riva di Traiano (Civitavecchia, ndr). All’Argentario ci vorrebbero almeno altri mille posti».
 Il broker. Dagli skipper ai broker, quindi, tutti parlano della necessità di nuovi porti o ampliamenti di quelli esistenti lungo la costa toscana. E tutti sono categorici nell’affermare che i porti vanno comunque costruiti dove il territorio offre delle prospettive. «Mi spiego meglio - prosegue Lorenzini - il cliente non vuole un deserto attorno al porto turistico, ma strutture ad hoc, servizi, centri abitati».
 Lo Yacht Club. Se negli anni ’70- ’80 arrivavano anche molti americani e inglesi, oggi chi naviga nelle acque del mare nostrum sono perlopiù italiani. «Direi il 99%», affermano sulle banchine di Cala Galera. Sempre più barche e sempre più grosse: questa è una caratteristica del diporto di inizio di millennio: «I posti mancano sempre e un posto per restare vuoto deve essere stato costruito proprio in un deserto - affermano allo Yacht Club di Porto Santo Stefano - I diportisti non vogliono vivere solo dentro il porto, che può avere tutti i servizi che vuoi, ma è sempre struttura chiusa. Ecco perchè qui a Santo Stefano è molto ambita la banchina della Pilarella. La barca arriva, mette la scaletta e basta fare veramente quattro passi per trovare il bar, il ristorantino, la boutique».
 Il velista. «E’ vero, trovare ormeggio nei porti toscani è difficile», conferma Alberto Uccelli, avvocato e velista da sempre. E se anche si cerca un posto da comprare, non si trova. «Il mercato per ora c’è - indica Uccelli - di spazio ce n’è ancora molto perchè la gente i posti barca continua a chiederli».