ARCHIVIO il Tirreno dal 1997

Bocciati pronto soccorso e punto nascite

 LIVORNO. Dovrà rimboccarsi le maniche il prossimo direttore generale dell’Usl 6. Perché il consiglio comunale, discutendo ieri il rapporto della giunta sulla sanità livornese, ha sostanzialmente detto che, pur tra alcuni apprezzabili risultati (hospice, oncologia, chirurgia), ci sono problemi seri da risolvere. A partire dal pronto soccorso, che funziona male, alle difficoltà del punto nascite e della ginecologia, fino alle fughe, non contenute nonostante i protocolli d’area vasta. Questo diranno i sindaci all’assessore Rossi: noi vogliamo una sanità che funzioni, dove Livorno possa ritagliarsi spazio anche per alcune specialistiche senza sottostare al predominio dell’azienda pisana. Lo ha detto chiaramente Lamberti: «Noi non vogliamo perdere di vista alcune attività di eccellenza».
 Attività che il sindaco si è affrettato a spiegare. «Mi riferisco - per esempio - alla chirurgia pediatrica, per cui Livorno vanta una grande scuola. Ma anche ad altre specializzazioni che possono contraddistinguerci». Lo ricordava, in chiusura di dibattito, Alessandro Cosimi: «Perché non dovremmo avere un’emodinamica se i numeri ci sono? Perché non qualificare altri servizi già eccellenti, come la chirurgia toracica?» Insomma, ospedale di secondo livello ma con peculiarità di eccellenza. A cui vanno aggiunti altri progetti che il prossimo manager dovrà realizzare.
Nessuna guerra Ds-Margherita. Quella di ieri, per la maggioranza, è stata anche un’occasione per sgombrare il campo da una chiave di lettura emersa chiaramente, negli ultimi giorni, in merito alla faccenda delle nomine a capo della Usl. E cioè che il dopo Scura, o lo Scura-bis, altro non fosse che una partita giocata a colpi di moschetto tra Ds e Margherita in un’ottica di assetti ben più vasta. «Noi non abbiamo bisogno di rappresentarci. Non c’è alcuna battaglia sui nomi», ha detto Cosimi, che semmai ha sottolineato come il ruolo dell’assemblea elettiva sia un altro. «Noi dovremmo incalzare il management dell’Asl perché sia in grado di portare a Livorno nuove professionalità, perché sia capace di trasformare un’area come la nostra ad alta intensità terapeutica in un’area ad alta intensità assistenziale».
Cosa non funziona. Eppure il dibattito di ieri è stato acceso anche da interventi molto critici sulla gestione della sanità livornese. Come quello del capogruppo dello Sdi Luciano Vizzoni. «Il mio è un giudizio negativo - ha esordito il pediatra - sullo stato dei servizi dell’azienda sanitaria». Ed ha focalizzato l’attenzione su alcune criticità. «Ricordo che una volta c’erano colleghe che partivano da Pisa per partorire a Livorno. Oggi non è più così». Come per la chirurgia pediatrica. «Rischiamo di cancellarla con un colpo di spugna», ha detto, anche di fronte ad ingordigie fiorentine col Meyer che rivendica il coordinamento della chirurgia pediatria regionale. Ma Vizzoni ha messo il dito anche nella piaga della riabilitazione, sottolineando come sia stato il volontariato a cercare l’unico sforzo per attivare progetti (riferimento alla fisiochinesiterapia). Un giudizio durissimo, come quello dell’esponente di An Marcella Amadio che ha definito «fallimentare» la gestione dell’ingegner Scura perché «non sono stati centrati gli obiettivi del Pal». «Oggi - ha detto Amadio - ci sono 30 livornesi su 100 che fuggono da Livorno per andarsi a fare curare altrove». E sul commissariamento dell’Asl: «E’ scandaloso che sia stata commissariata solo per un’escamotage per salvare Scura». Critiche allo stato dei servizi anche da Alessandro Trotta (Rifondazione) che ha posto l’accento sulla perdita di posti letto e personale avvenuta in questi ultimi anni, accusando gli amministratori di aver «accettato passivamente questo ridimensionamento». Anche Argentieri (F.Italia) ha invitato l’azienda a lavorare «per cercarsi nicchie di specializzazione, altrimenti le fughe aumenteranno», e critici sono stati anche Tamburini (An) e Volpi (Verdi). Massimo Bianchi, invece, ha sottolineato lo scarso peso politico di Livorno nello scacchiere regionale. «Noi - ha detto - siamo bravi dal Calambrone a Chioma. Poi, fuori, non contiamo nulla».
Cosa funziona. Enrico Bianchi (Margherita) ha messo in evidenza i risultati ottenuti con l’apertura dell’hospice, i progressi nell’oncologia, l’apertura della Rsa di via Passaponti, pur ricordando la situazione del pronto soccorso definito «vero buco nero» della sanità livornese. Ed anche Boirivant ha apprezzato alcuni progetti realizzati dal management. Ma è stato Cosimi a spendere parole in difesa di questo modello di sanità pubblica, incarnato dal piano sanitario regionale. «Dobbiamo recuperare il nostro ruolo per valorizzare le specialità di cui siamo in possesso e caso mai tenere alta l’attenzione della direzione dell’azienda perché sia rafforzata quella rete di servizi prevista dal piano sanitario regionale».
 Alla fine si è votato il documento della giunta: 19 favorevoli (Ds, Margherita, Comunisti Italiani), 8 contrari (An, Forza Italia, Rifondazione e Verdi), 1 astenuto (Sdi).

  • Articoli correlati - GIORNALI LOCALI GRUPPO ESPRESSO
  • Contenuto a pagamento

    Messaggero Veneto

    Senza Titolo

  • Contenuto a pagamento

    Messaggero Veneto

    Senza Titolo

  • Contenuto a pagamento

    Messaggero Veneto

    Senza Titolo

  • + Altri risultati
Foto correlate - Repubblica.it Foto Gallerie

Etna, scene da un'eruzione

(09 febbraio 2012)