SKIPPER BOLOGNA - MABO LIVORNO: 107 - 87
SKIPPER: Basile 22 (4/7, 4/4), Skelin 8 (3/3), Mancinelli 5 (2/3), Galanda 20 (3/3, 2/4), Guyton 9 (3/3,1/3), Kovacic 7 (2/3), Van Den Spiegel 17 (7/10), Barton 9 (3/3, 1/3), Pozzecco 10 (4/5, 0/3). Non entrato: Fultz. Allenatore: Repesa.
MABO: Mc Leod 12 (3/5, 1/4), Elliott 10 (1/3, 2/5), Mutavdzic 10 (4/7), Giachetti 8 (3/7, 0/2), Conley 20 (1/4, 5/8), Santarossa 19 (1/2, 5/6), Garri 4 (1/2), Cotani, Porta 1, Parente 3 (1/1 da tre). Allenatore: Banchi.
ARBITRI: Cicoria di Milano, Ramilli di Forlì e Vianello M. di Mestre.
NOTE - Tiri liberi: Skipper 21/30, Mabo 17/23. Tiri da due punti: Skipper 31/40, Mabo 14/30. Tiri da tre: Skipper 8/17, Mabo 14/26. Rimbalzi: Skipper 31 (8 attacco + 23 difesa), Mabo 24 (9+15). Skipper: 12 palle perse, 21 recuperate. Mabo: 19 palle perse, 14 recuperate. Nessun uscito per 5 falli. Spettatori: 4383, incasso 54.533 euro. Parziali: 28-31, 58-51, 74-68.
dallinviato Renzo Marmugi
BOLOGNA. Dieci minuti per sognare, il resto per prendere atto che quando cè Pozzecco devi soltanto sperare che in questo giorno abbia la luna nera. Invece Poz è un tornado e quando entra (dopo 8 minuti, sul 18-26 ospite) fa sparire la partita come un prestigiatore. 13 assist in 24 minuti, una fabbrica di magie e di schiacciate anche per lunghi operai come Van Den Spiegel che si ritrovano in mano una palla da affondare semplicemente nella retina. Qualcuno allinizio prova a fischiarlo, alla fine il PalaDozza è in adorazione per il re dei creativi, la mosca atomica. Scomodo, matto, ingestibile, dicono di Gianmarco Pozzecco. Tutte balle: le sue accelerazioni sono devastanti e spaccano la difesa di una Mabo che arriva a perdere di venti punti dopo aver fatto 14 su 26 nel tiro da tre.
Paradossi del basket, quasi come linizio pirotecnico degli amaranto, saliti nel primo quarto a +10 con incredibile facilità (e Conley assolutamente immarcabile), poi avanti alla prima sirena 28-31. Un copione recitato anche nel secondo tempino (36-37 al 13 lultimo vantaggio esterno, 58-51 il punteggio al 20), ma quando Pozzecco ha cominciato a buttarsi dentro e, sullaiuto difensivo, a servire assist ai lunghi, è cambiato tutto. Livorno per vincere doveva giocare a metà campo, tenere il ritmo sotto chiave, evitare i micidiali strattoni della Skipper, limitare le penetrazioni del Poz e di Basile. Invece fino allintervallo si è ammirata nello specchio delle illusioni accettando la sfida a viso aperto. Peccato mortale, un invito a cena per i succhi bolognesi.
Il terzo quarto (parziale di 17-16 per la Mabo) è il tipo di partita che Livorno avrebbe dovuto giocare sempre nel tempio biancazzurro della Fortitudo. Sporca, cattiva, sparagnina. Invece nellultimo periodo, dopo essere risalita a -7 (77-70, 31) sulla testa degli amaranto è arrivata unaltra perturbazione atlantica: Gianmarco Pozzecco. Per la gioia del ct Recalcati seduto in poltroncina e alla fine armato di un sorriso senza confini. Lattacco Mabo si è inceppato e la Skipper, in campo aperto, ha preso il largo, fino a toccare il +21 (107-86) e a chiudere con una goleada anche troppo severa nei confronti della banda di Banchi.
Respinta in piazza Azzarita anche perché incapace di mettere in piedi una diga a tenuta stagna (incredibile unentrata alla moviola di Kovacic, partito da otto metri e arrivato a schiacciare in terzo tempo), con i piccoli in eterno affanno davanti a Basile & Pozzecco e i lunghi teneri sul piano fisico. Mutavdzic ha messo in campo la sua anima operaia, ma Elliott e Garri sono scivolati via dalla partita come una macchia davanti alla candeggina. Galanda (20 punti, 27 di valutazione) ha messo a cuccia luomo di Baltimora, e Garri, di solito puntuale allappuntamento nei palazzetti più ricchi di storia, non si è mai calato nel match. Bloccato, fuori giri, un passaggio a vuoto.
Troppo per far finta di niente in una Mabo che per vincere ha bisogno di un mattone da parte di tutti. Conley e Santarossa lhanno portato, Giachetti ha dato qualche sprazzo, ma serviva una forza durto come quella che ha schienato Roma per confezionare limpresa al PalaDozza. Restano gli ultimi quaranta minuti per sperare nel dodicesimo posto. Lipotesi è remota, come trovare un ago in un pagliaio, ma finché la classifica avulsa dice che una possibilità esiste ancora Livorno ha il dovere di provarci. Due punti sabato sera contro la Pompea, poi tutti alla radio. Aspettando Godot.