Carlo Zecchini, il principe dei bomber

GROSSETO. «L'esonero di Indiani mi ha onestamente sorpreso, ma può trovare una giustificazione con il fatto che il presidente Camilli ha deciso di puntare dritto ai playoff per la serie C1». Carlo Zecchini, bomber principe nella storia del Grifone (115 reti in 276 partite), commenta il cambio di allenatore alla vigilia della sfida con il Forlì. «Il Grosseto - prosegue - ha la miglior difesa del campionato, con Miano che meriterebbe ben altri palcoscenici, ma con una prima punta di peso avrebbe già ipotecato un posto per le semifinali. In queste sette gare dovrà cercare di conquistare il 4º posto per evitare il Rimini».
Gli occhi di Carletto Zecchini, terrore delle difese di serie C e D negli anni Sessanta e Settanta, si illuminano, quando parla del Grosseto. «La maglia biancorossa - sottolinea - per me è un po' come una seconda pelle. Grosseto è da oltre 40 anni la mia città e sono orgoglioso di aver regalato tanti gol ai tifosi che ci hanno sempre seguito con passione».
Zecchini arrivò, proveniente da Sesto San Giovanni, in Maremma nell'estate del 1960, chiamato da Gino Vianello per vincere il campionato di serie D. «Vianello - dice - è stato un grande allenatore. Dopo aver salvato i biancorossi con un finale pirotecnico (complice il ritorno al Campo Amiata, ndr.), il mister mantenne la promessa di portare la squadra in C». E molto merito fu proprio di Zecchini, autore di 20 reti. «Molto fece anche Magrini, con 16 gol», sottolinea.
«Quella è la stagione con il Grosseto che ricordo più volentieri - prosegue - mentre la più grossa soddisfazione me la sono tolta nel giorno di San Silvestro del 1961 contro il Livorno: firmai una tripletta e feci venire una crisi di nervi al portiere Bellinelli».
«Ma di ricordi - aggiunge - ne ho tanti altri. Sono stato ad esempio il primo grossetano a vestire la maglia della nazionale di serie C; come me c'erano anche Castano e Ferrari».
Nella stagione 1962-63 Zecchini fece anche il salto in serie B, a Bari. «Quell'esperienza - ricorda - durò tre mesi: mi utilizzavano soltanto nella Berretti ed allora decisi di finire l'anno a Rosignano, per poi tornare nel Grosseto».
Ma qual è stato il segreto di così tante reti? «L'aver avuto al mio fianco attaccanti forti, che mi creavano spazi e mi facevano assist e ponti. Con il mio fisico potevo fare solo la seconda punta. Ho fatto tanti gol grazie quindi a giocatori come Magrini, Benesperi, Muffato e Pazzi. I compagni di squadra più forti? Non ho dubbi: Palazzoli e Sicurani».
Una volta tolte le scarpette da calcio, Zecchini, titolare di un'edicola in via Einaudi, ha seguito con attenzione il nostro calcio: «Tra gli attaccanti che hanno calcato il Comunale Olimpico, ho applaudito Barbana, uno forse più veloce di me, ed Adriano Meacci, che come me e Bartolini fa parte del ristretto club dei calciatori con 100 gol nel Grosseto».
«La squadra messa in piedi dal presidente Camilli - conclude - ha dei buoni elementi, come Ghizzani e Bifini, ma non c'è nessuno che possa paragonare a me. Ero curioso di vedere all'opera Fiorenzo D'Ainzara: è bravissimo, ma mi è sembrato più un trequartista che una seconda punta».
Maurizio Caldarelli