Prove di dialogo tra partiti e ultrà


LIVORNO. Il rischio reale che la città corre è che ci sia una militarizzazione crescente attorno ad ogni partita del Livorno. Cui si collega una diretta conseguenza: che lo stadio non sia più un posto per famiglie ma per gruppi che si trovino a proprio agio in questa logica. Cosa fare per evitarlo? I tre principali partiti della sinistra (Ds, Prc, Pdci) e l'associazione Aprile-Per la sinistra ne hanno discusso con i rappresentanti di club amaranto e Bal, le brigate autonome livornesi, e col sindacato di polizia Cgil-Silp.
Il confronto, promosso da Rifondazione e diretto dal giornalista del "Tirreno" Federico Buti, era dedicato a un argomento di estrema attualità, e anche di grande delicatezza. A nessuno, insomma, sfugge l'importanza di questi temi: tantomeno ai leader provinciali delle tre forze politiche (Cosimi per i Ds, Trotta per il Pdrc e Letizia Costa per il Pdci) che per la prima volta erano seduti attorno allo stesso tavolo in un dibattito pubblico, cosa mai verificatasi neppure davanti ad emergenze socio-economiche non meno cruciali per la città.
Un confronto fuori dagli schemi e dai convenevoli. Non un salotto caratterizzato da colpi di fioretto, ma una palestra di dibattito libera da ogni tipo di formalismo. Costante la condotta dei rappresentanti delle Brigate autonome livornesi Lenny Bottai e Igor Nencioni: a chi invocava la necessità di dialogo fra tifosi, sindacati di polizia e città, la risposta è stata chiara: "Il dialogo può esserci a partire dal ritiro delle diffide ingiustamente comminate ai nostri compagni". Una frase dentro la quale si esprimono due concetti fondamentali: il primo, secondo cui molti dei "Daspo" comminati dalla questura dopo Livorno-Sampdoria erano ingiustificati."Hanno colpito - spiegano i due leader delle Bal - persone che erano in campo a togliere gli striscioni, muniti di regolare pass". Con Alessandro Bini, dirigente del Livorno calcio, che ammette che "la società intendeva mediare con la questura, ma non c'è stato niente da fare".
Il secondo è l'uso della parola "compagni": non è un mistero che la curva nord dello stadio si caratterizzi a sinistra e che fra i personaggi più venerati ci siano Stalin e "Che" Guevara. Binomio improbabile da conciliare, come azzarda Luca Filippi del Silp-Cgil? "Assolutamente no - risponde Bottai - leggete gli scritti del Che e ve ne accorgerete".
Disquisizioni storiche a parte, il dibattito si è anche posto l'eterno interrogativo: quale legame fra stadio e politica? Vittorio Vittori (Aprile-Per la sinistra) ha sostenuto che "le connessioni fra la proprietà delle società e gli interessi politici generali sono evidenti: il tifo è soggetto politico e ha responsabilità di carattere generale".
Tra i punti più dolenti, i rapporti con le forze di polizia. Rispetto a qualche tempo fa lo scontro si è radicalizzato: perché? Dalla platea si alzano a ripetizione a dire che dopo il cambio di questore c'è stato anche un mutamento di atteggiamento delle forze dell'ordine. In un caso, l'ennesima interruzione del dibattito da parte di un ultrà tra il pubblico viene anche fermata con le maniere spicce dagli stessi «compagni». Ma Igor Nencioni ribadisce:"C'è un disegno predeterminato, vogliono eliminarci tutti. La repressione contro le Brigate autonome c'è anche fuori dallo stadio". Il perché lo si riconduce, da parte dei tifosi, alle motivazioni politiche. "Sanno come la pensiamo - dice Lenny Bottai - e ce la fanno pagare. E magari poi vediamo gli uomini del reparto celere con svastiche e distintivi della X Mas".
Alessandro Trotta prima e Alessandro Cosimi poi avvertono: "Volete dignità di soggetto politico? L'avrete, ma sappiate che aumenteranno le vostre responsabilità". Cosimi insiste sul fatto che "un soggetto politico vive se riesce a parlare con gli altri", Trotta sulla necessità di evitare "la divisione irreparabile dei fronti". Lo stesso Patrizio Lo Prete, segretario del Silp Cgil, dice che"è necessario non bloccare il dialogo". E che questi sono tempi difficili, con un governo di centro destra: "Non possiamo permetterci di sbagliare, tutti quanti. Il rapporto con la piazza sta cambiando". E' passata l'una di notte quando si sente la melodia di "Bandiera rossa", ma è solo la suoneria del telefonino di un tifoso. Il dibattito volge al termine e Trotta tenta di valorizzare un elemento positivo della serata: "Fra noi si è incrinato il muro della diffidenza. Nessuno vi chiede di cambiare, ma almeno ci siamo parlati. Dobbiamo continuare a farlo".

Luciano De Majo