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Mabo, ecco il mese della verità

 LIVORNO. Arriva il mese di marzo e il campionato di A1 entra nel vivo. Due mesi tondi tondi, da domenica prossima al 4 maggio per sapere tutta la verità sulla regular season e sulla stagione della Mabo. Finora il campionato amaranto è stato altalenante. Esaltanti, sopra ogni aspettativa le prime otto giornate, fino alla sconfitta interna contro la Pippo, col successone sulla Virtus, il blitz televisivo di Varese, il quasi colpo di Trieste. Deludente, a tratti sconfortante, il resto della stagione. L’ultima giorno di gloria è datato 5 gennaio, vittoria interna sulla Skipper di Pozzecco e Delfino. Poi un altro sorriso con Avellino e tante batoste, con Siena, a Biella, in casa con Trieste, seguite ai tonfi esterni di Reggio Calabria, Roma e Napoli.
 Il bicchiere amaranto insomma è più vuoto che pieno, però qualcosa di buono c’è stato e chi dice il contrario nega l’evidenza. Ci sono le sette vittorie che parlano, 14 punti che potevano essere anche 18 o 20 se non ci fossero state le ingenuità con la Scavolini (sorpasso pesarese firmato da Gigena a cento secondi dalla sirena dopo 38’ di dominio amaranto), la sfortuna a Trieste (a metà quarto tempo, Livorno era avanti di 5), o quella con la Benetton (quel rimbalzo in attacco di Garbajosa a 2’21” dalla sirena sull’82-84 grida ancora vendetta), o ancora i kappaò esterni (meritati ma risicatissimi) rimediati a Udine (meno 4) e a Biella (meno 1). E con 18 punti ora Livorno sarebbe dentro i playoff.
 Attenzione, nessuno nega che molto non abbia funzionato: dal rendimento di un Elliott afflitto da problemi personali, al cattivo inserimento di un Conley partito l’anno scorso soldatino e tornato ribelle e lavativo, dagli infortuni in serie a Parente a qualche problema di spogliatoio, dalla difficile gestione di un Sambugaro che ha giocato come ci si attendeva forse appena due partite, all’assenza totale di mordente in tre o quattro trasferte. Adesso però è il momento di guardare avanti, continuare a sputare veleno su quello che è successo finora significa solo mettere sale nelle ferite.
 La società ha preso le sue decisioni, che sono innanzitutto la piena fiducia a Banchi, la risoluzione del contratto di Sambugaro, l’inserimento di Porta, e prima ancora l’acquisto di Conley. Si va avanti così, insomma, e da quello che si dice in via Pera da qui alla fine non cambierà altro. I cacciatori di sondaggi fuori luogo si mettano l’animo in pace. Mancano 12 partite, i playoff (quota 30 come l’anno scorso o meno?) sono lontani, ma fino a quando la matematica non affermerà il contrario, Livorno dovrà provarci. Il calendario dice che dopo la trasferta impossibile di Bologna (la Virtus in casa ha fatto dieci su undici), la Mabo avrà Varese e Reggio Calabria al PalaMacchia, intervallati da un viaggio infrasettimanale in casa della Pippo. Quindi la trasferta di Pesaro, Cantù e Roseto al PalaMacchia, Fabriano e Treviso fuori, Roma in casa, Skipper al PalaDozza e Napoli in casa.
 La prima partita chiave è quella interna contro Varese. Vincendo, Livorno si porterebbe sul 2-0 con la Metis (adesso a più due in classifica, domenica se la vedrà con Roseto). É chiaro che la caduta con Trieste andrà riscattata fuori, un parquet abbordabile potrebbe essere Pesaro (espugnato finora 5 volte). Tutto starà nel vedere se in questa pausa la Mabo ha gettato la maschera e ritrovato il volto di settembre-ottobre, oppure è ancora quella vista con Siena e Trieste. Se Livorno è tornata se stessa può mettere insieme sei, sette vittorie. Che significherebbe chiudere a 26-28 punti, cioè sulla soglia dei playoff. É giusto provarci e sperarci.