ARCHIVIO il Tirreno dal 1997

Tavarelli e la vertenza Mauriziano

 CASTIGLIONE. Sono bastati poco più di tre mesi ai commissari Anna Maria D’Ascenzo e all’avvocato Fabio Tavarelli, per rendersi conto dei disastri della gestione all’Ente Mauriziano a Torino, con una riunione di fuoco che ha messo a nudo le gravi inadempienze degli ultimi anni. Dalla metà di ottobre infatti, il consiglio dei ministri ha incaricato la D’Ascenzo, attualmente a capo di un dipartimento del ministero degli interni, di verificare le condizioni dell’ente torinese Mauriziano.
 Ente che comprende, oltre a svariati immobili e terreni, ospedali di Torino come l’Umberto I, e che debiti regressi che ammontano a circa 350 milioni di euro.
 La D’Ascenzo, che fu prefetto a Grosseto nel periodo dell’emergenza degli sbarchi degli albanesi, ha voluto accanto a sé il professionista di Castiglione della Pescaia e nei giorni scorsi l’avvocato ha messo in «piazza» le prime magagne, formulando accuse pesantissime verso gli amministratori, che per una decina d’anni, hanno gestito la struttura, ora sull’orlo del fallimento. Le dichiarazioni dell’avvocato maremmano, riportate anche dai quotidiani nazionali, hanno fatto salire la tensione nel mondo politico piemontese. Fabio Tavarelli, in una concitata riunione svoltasi nell’aula Carle dell’ospedale Umberto I piena come un uovo, in poco meno di un’ora, ha ricostruito ed aggiornato ai sindacati presenti e anche ai lavoratori, la situazione drammatica del Mauriziano. Le sue parole sono arrivate come un macigno ad una platea ammutolita dai numeri e preoccupata per il suo futuro. «Nel 2002 il bilancio preventivo discusso a marzo, indicava il raggiungimento del pareggio - ha esordito Tavarelli - invece già a settembre il deficit era di 49 milioni di euro e, in più, il costo dei 2900 dipendenti era già maggiore degli eventuali ricavi».
 Ma anche altre accuse sono state fatte dal commissario governativo: «Parlare di mala gestione è dir poco; sprechi, acquisti incontrollati, consumi inappropriati, assunzione del personale senza copertura di spesa, si sono sprecati nel corso degli anni».
 Fabio Tavarelli è però andato anche oltre: «In questi mesi - ha deto - ci siamo imbattuti in situazioni a dir poco scabrose, e quasi comiche, con tutti i livelli di gestione che sono implicati. Per fare un esempio concreto - ha sottolineato - lo scorso anno è stato acquistato materiale cardiologico per 150 mila euro dopo la chiusura del reparto. La gestione dei magazzini è ancora manuale, quando, da tempo, sono disponibili dei sistemi informatici che consentono il controllo per una maggiore trasparenza».
 Per la D’Ascenzo e Tavarelli il compito non finisce certo qui. Ci vorrà forse un anno per riordinare le idee e non i sei mesi come preventivato, e forse non è detto che sia sufficiente. Una prima ricostruzione è dunque stata fatta, per un ente che ha ormai raggiunto il collasso e che si appresta a dismettere parte degli immobili e terreni che non sono più funzionali all’attività sanitaria. E non sarà semplice per i due commissari rimettere in sesto una struttura malata a tutti i livelli.
Enrico Giovannelli