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Il patrimonio dei «Militanti»


  LIVORNO. Eccoli uno accanto all’altro, i “militanti”. Militanti particolari, certo, quelli immortalati da Marco Susini nelle pagine di un libro edito dalla casa pontederese Bandecchi & Vivaldi. E’ tutta per loro la gloria di uno scorcio di serata che evoca fragranze e sapori antichi. Li vedi riempire i banchi di una gremitissima sala della Provincia solitamente riservati ai consiglieri, ascoltare in religioso silenzio gli interventi di presentazione del volume, parlottare fra loro e ricordare gli anni andati, alzarsi e andare a ritirare dalle mani dell’autore, non senza un po’ di commozione, una copia con dedica del libro.
 Per molti di loro, lo scrittore non ha niente dell’austerità di un parlamentare della Repubblica. Susini è, piuttosto, un giovanotto (diceva uno di loro: “Guardalo lì, è un bimbo, non arriva a 48 anni...”) che dalle sezioni del Pci ha fatto strada, diventando segretario provinciale (del Pds) prima e, come dicono gli eroi scolpiti nelle pagine del libro, “compagno onorevole” poi.
 A Susini questo ruolo non dispiace affatto. Visibilmente contento per il successo di pubblico della presentazione della sua prima fatica editoriale (i cui utili saranno devoluti alla sezione Ds del quartiere di Shangai, dove è stato segretario per lunghi anni), stringe decine di mani e abbraccia tutti i suoi compagni dei quali ha tracciato la biografia. In sala ci sono presenze prestigiose, dal coordinatore della segreteria nazionale Ds Vannino Chiti, al segretario della federazione Alessandro Cosimi all’onorevole Marida Bolognesi. C’è anche l’intervento appassionato di uno studioso come Paolo Castignoli, già direttore dell’Archivio di Stato, che più volte richiama la necessità di custodire e salvaguardare la memoria orale di molte persone comuni, che hanno deciso di dedicare la loro vita alla politica, correndo rischi e facendo sacrifici, senza mai chiedere nulla per sé: “I vostri avversari vi hanno chiamato politicanti per disprezzarvi e delegittimarvi - ha detto - ma in realtà con il vostro impegno siete stati preziosi per la democrazia nel nostro paese”.
 E’ la storia di un pezzo d’umanità livornese, quella che ha militato nel Partito comunista italiano. Opponendosi al regime di Mussolini, dando vita a quell’antifascismo strisciante che ha pervaso di sé grossa parte della città, combattendo nella Resistenza, diffondendo la stampa comunista negli anni ’50 dello scelbismo. “Mi piace pensarli non come eroi, ma come persone normali - ha detto di loro il segretario della federazione Ds Alessandro Cosimi - compagni che hanno scelto di stare in un luogo straordinario, caratterizzato da un grande rispetto verso tutti coloro che ne facevano parte”. Cosimi ha anche annunciato che i Ds costituiranno un archivio storico dei loro atti, intitolato a Nelusko Giachini, «di cui - ha detto - ricordo con affetto l’ironia che utilizzava per attenuare i toni degli scontri che talvolta si producevano nelle discussioni interne al partito».
 Tutti i militanti (diciannove per l’esattezza) raccontati da Susini hanno una particolarità: sciolto il Pci dopo aver fatto la battaglia alcuni per il “sì” e altri sul fronte opposto, hanno aderito al Pds e, ora, continuano ad essere militanti della Quercia. Forse per avere uno sguardo più completo sui protagonisti della base Pci, bisogna tener presenti anche coloro che dopo la svolta di Occhetto hanno scelto Rifondazione comunista, e anche quelli (e non sono stati pochi) che dopo l’addio al Pci hanno deciso di non entrare più in alcun partito. Chissà che non sia l’occasione per un “Militanti atto secondo”. Sentita l’ipotesi, Susini, “il deputato-scrittore”, ci pensa un po’ su, poi fa capire che l’idea non gli dispiace affatto: “Perché no?”.
- Luciano De Majo