martedì 09.02.2010 ore 03.22

ARCHIVIO il Tirreno dal 1997

I grandi vecchi con la bandiera rossa


   LIVORNO. Quando il cuore rosso di Livorno batteva forte e riempiva col suo sangue tutti quartieri della città, i militanti erano la sostanza della presenza e dell’impegno del Pci. Oggi molta acqua è passata sotto i ponti, molto è cambiato nella politica e in quello che una volta era il Pci. Con la memoria rivolta a «quel» partito Marco Susini, deputato di Livorno nord-Collesalvetti, eletto per due volte, ha mandato in libreria il suo «Militanti» (personaggi e storie della sinistra livornese) nel quale racconta 19 personaggi conosciutissimi in città, ultrasettantenni che hanno costituito per 40-50 anni e qualche volta anche di più il cuore e l’anima del Pci prima e dei Ds dopo.
   Molti di loro sono ancora ogni giorno nelle sezioni di periferia a discutere con i più giovani, a cercare di capire i problemi della gente. Sono i veterani del partito, veri e propri monumenti a un modo di fare politica che negli ultimi anni sta rapidamente scomparendo lasciando il posto ai dibattiti su Internet o in tv, al fiorire dei movimenti e dei girotondi, alle grandi manovre al capezzale di una sinistra che non ha ancora trovato come riproporsi agli elettori per riacquistare la forza perduta.
   In questo libro di Susini - come scrive Massimo D’Alema nella prefazione - «assume un volto, un nome e un cognome, una storia, la famosa base di cui tante volte si è sentito parlare in modo leggendario o, da qualcuno, spregiativo. Un’operaia, un portuale, un barbiere...persone in carne ed ossa con le loro diverse esperienze...» I profili di Susini, come sottolinea lo stesso D’Alema, sono scritti «in modo asciutto e senza retorica». 19 personaggi «alla livornese» con pregi e difetti, passioni e antipatie, caratteri decisi e coloriti, spirito di sacrificio. Tutto all’ombra della bandiera rossa. L’immagine di un partito che ormai non c’è quasi più: c’erano una volta «quei» militanti.
   Una ricchezza. D’Alema scrive, con un preciso riferimento all’attualità stretta: «Si sorride in modo amaro pensando ad una certa cultura che teorizza la superiorità della società civile sui partiti. Non si capisce proprio perché l’artigiano o l’impiegato che sacrificano il proprio tempo libero per costruire la Festa dell’Unità (...) debbano essere espulsi dalla società civile solo perché hanno in tasca una tessera di Partito. In realtà questo libro ci mostra quale ricchezza i partiti abbiano rappresentato proprio per la società civile».
   E’ cambiato tutto. E Susini cosa ne pensa? «Questo tipo di militanza - dice il deputato-scrittore - riflette una concezione e un modo di essere del partito che non è più meccanicamente riproponibile. Non si può infatti pensare di chiedere ad un giovane di oggi di avere con la militanza politica un approccio così integrale, assorbente, totalizzante come quello che ha caratterizato la vita di questi personaggi. E’ cambiato tutto: gli stili di vita, il rapporto tra politici e società, il ruolo stesso dei partiti. E tuttavia la storia di questi compagni non può essere assolutamente considerata come una sorta di reperto archeologico ma, sotto tanti aspetti, è qualcosa di assolutamente vivo e vitale».
   Il Picasso perduto. E infatti i 19 personaggi «rossi» sono uno più vivace dell’altro. Il primo racconto è dedicato a Ottorino Puccinelli, 90 anni tondi, che con la moglie Rina ha sempre vissuto sul Pontino. Antifascista in un rione che anche nel Ventennio fu una roccaforte della sinistra, ricorda con orgoglio di aver costruito una grande bandiera rossa che di notte venne stesa su una corda lunghissima che arrivava dagli scali delle Cantine alla Fortezza. Livornese verace, beve ancora volentieri un bicchiere con gli amici da Undici e da Martelli e canta stornelli con voce tenorile. Ricorda di aver fatto parte con Galliano Masini nella corale «Costanza e Concordia» e si diletta con la pittura. Nel 1948 a Parigi incontrò a Parigi Picasso che gli regalò un suo schizzo, ma Ottorino liberando la casa per imbiancarla lo buttò via e per questo si dispera ancora.
   I pro e gli spro. Altra figura citata da Susini è quella di Vinicio Chiocchi, «il leone di Shangay»: 83 anni, non è uno dei tanti dirigenti della sezione Ds del quartiere ma - scrive Susini - «è il Partito». Nel dopoguerra fu lui con Cesare Liperini e altri a riorganizzare il Palio marinaro, da sempre lavora per Pci e Ds nel rione. Il deputato scrittore lo prende in giro con affetto e simpatia: «Vinicio ama parlare un po’ troppo forbito e per questo suo vezzo ogni tanto sfodera qualche neologismo non proprio da Accademia della Crusca: “valutare i pro e gli spro” e “siete degli inappetenti sul piano politico” sono due sue chicche che mi hanno particolarmente colpito. Ma ad un compagno di questa pasta si perdona questo e altro».
   Lenina, la pasionaria. Nel libro si trova una sfilza di storie e di spigolature di tutti i tipi: dal segretario di una sezione defenestrato perché venne scoperto a gestire un night club a Tirrenia, alla guerriglia contro i parà nel 1960, alle battaglie con la polizia di Scelba, alle gesta di Guido Bruschi «il barbiere rosso» che in una stanza della federazione della Quercia taglia ancora i capelli all’onorevole Susini una volta al mese, a Lenina Turinelli, la pasionaria della Pirelli a cui il padre dette un nome di battesimo che è tutto un programma.
   Ritratti vivissimi di un tempo che corre via velocemente, di un popolo rosso che a Livorno contava migliaia di militanti.
   Vogliamo ricordarne un altro che forse tanti di livornesi hanno scolpito nella memoria: Giovannino Risaliti, detto Bozzolino, salvianese. Ogni domenica mattina, per decenni, ha distribuito l’Unità, da solo, all’incrocio di Barriera Roma, d’estate in canottiera, d’inverno col cappotto. Ma la sua storia in «Militanti» non c’è: Susini non ha potuto intervistarlo perché è morto da qualche anno, come Elio Capitani, «amico e compagno indimenticabile» a cui l’autore dedica il libro. Era il decano della sezione di Corea.
- Riccardo Pasquinelli

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