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Fiat, dopo il declassamento oggi la prova del mercato


   ROMA. Hanno passato il Natale con il fiato sospeso i dipendenti Fiat, in attesa che oggi i mercati finanziari facciano la verifica del valore della loro azienda dopo il declassamento del rating fatto da Moody’s. I titoli si presenteranno stamane nelle Borse, dopo essere stati valutati a livello di «spazzatura» nonostante le numerose dismissioni degli ultimi tempi e il piano di salvataggio, sbandierato come unico possibile per rilanciare l’auto. Dall’inizio dell’anno il titolo Fiat ha già perso il 54 per cento.
   Proprio il piano di salvataggio è l’elemento preoccupante della valutazione di Moody’s. Secondo l’agenzia di rating, che esamina l’affidabilità delle strategie aziendali, si deve dare una valutazione negativa anche se il settore auto passasse di mano per intero alla GM. L’acquisto dell’80% delle azioni mancanti potrebbe avvenire nel 2004 da parte dell’azienda americana come è stato sottoscritto al momento della vendita del primo 20% nel 1999.
   I manager del Lingotto si sono affrettati a difendere i piani presentati ai sindacati e hanno definito «ingiustificata» la decisione di Moody’s, anche se l’agenzia internazionale ha comunque riconosciuto l’impegno dell’azienda torinese a portare avanti il piano strategico di risanamento con le banche. Da maggio scorso, la Fiat ha già venduto il 34% della Ferrari a Mediobanca per 5,2 milioni di euro. Poi si è formalizzata la cessione del 51% di Fidis alle banche che sconteranno i crediti entro marzo. E’ stata venduta a Merril Lynch la quota del 5% della General Motors che entro breve tenterà di ricollocarla sul mercato, forse cercando di rivenderla alla stessa GM. E ancora dismissione della partecipazione del 7,6% in Cartiere Burgo per 2 milioni di euro di plusvalenza.
   Per gli operai, la situazione è nera. I sindacati non credono che la Fiat voglia effettivamente investire e fanno i conti che i famosi 20 tipi nuovi di auto, in realtà si ridurranno a una manciata perchè la maggioranza è restyling. Temono che la famiglia Agnelli possa da un momento all’altro decidere per la rinuncia alla produzione del marchio Fiat. La sensazione di essere in un vicolo cieco è così diffusa che il presidente provinciale di An Claudio Zarcone ha lanciato l’idea di fare una colletta per comprare i libri ai figli dei dipendenti di Termini Imerese. Secondo lui sarebbe «un grande segnale di solidarietà a prescindere da logiche di appartenenza».
   «Disastrosa anche la situazione dei dipendenti delle piccole società che lavoravano nel settore dei servizi, dei trasporti legati alla produzione dell’auto», commenta Ivan Malavasi, presidente della Cna. La finanziaria, denuncia, prevede 60 milioni di euro per la cassa integrazione dell’indotto, ma solo per quello che fanno pezzi per le auto.
   E sembrano annunciarsi tempi difficili anche per l’Alitalia. I piloti dell’Anpac denunciano che in assenza di un piano industriale che punti sullo sviluppo, e a fronte di un calo del 20% del fatturato, «alla fine del 2003 tra i dipendenti della compagnia potrebbero esserci 4500-5000 posti a rischio sugli attuali 21mila». L’azienda ribatte però che «il piano industriale di Alitalia c’è, eccome e il 2002 si chiuderà meglio del previsto. Ogni previsione di esubero è irresponsabile e destituita di ogni fondamento».
- Antonella Fantò