La romantica Irma ha il volto di Stefania Rocca

PISTOIA. Una storia romantica ambientata in una zona malfamata di Parigi. Chiunque potrebbe ritrovare in questa succinta sinossi riferimenti a fatti reali, presenti o passati, o meglio ancora fittizi, inventati cioè dalla fantasiosa penna di uno scrittore. Nel nostro caso, la memoria ci riporta a un celebre film diretto da Billy Wilder e interpretato dalla spassosa e carismatica coppia composta da Jack Lemmon e Shirley MacLaine, intitolato «Irma la dolce».
Ma non molti sanno che il commediografo americano trasse spunto da un omonimo testo del francese Alexandre Brefford musicato da Marguerite Monnot (compositrice delle più belle canzoni di Edith Piaf) e Raymond Legrand, andato in scena per la prima volta nel 1956 e ripreso, due anni più tardi, da Peter Brook. E poco importa se la pièce teatrale differisce in qualche dettaglio dal film. Il dato più eclatante è che lo spettacolo, in scena al teatro Manzoni da venerdì a domenica (due rappresentazioni), è un musical, il che significa una commedia commentata da musica e con canzoni dal vivo.
La vicenda, dolce come l'appellativo dato alla protagonista, specchio della di lei sensibilità, si snoda fra bistrot popolati da lenoni e prostitute e due camere: una d'albergo, dove la romantica e innocente Irma intrattiene i clienti, l'altra nell'abitazione privata della stessa, in cui ella divide il talamo con Gaston (originariamente Nestor), suo compagno e protettore. Quest'ultimo, tuttavia, si scopre così profondamente innamorato di Irma da architettare un travestimento per impedire alla giovane di proseguire nel suo mestiere. Spunta così il personaggio di Oscar, vecchio riccone inglese, che chiede alla giovane una sorta di esclusiva, pur non pretendendo particolari prestazioni. Fra gag e passaggi di denaro sull'asse Oscar-Irma Gaston-Oscar la pièce giunge all'epilogo con Irma che alfine realizza il trucco escogitato dal suo uomo e unico amore.
A interpretare i personaggi di Irma e Gaston sono chiamati Stefania Rocca (amata attrice cinematografica) e Fabio De Luigi (vedi Gialappa's Band) attorniati da un nutrito manipolo di caratteristi. La regia è di un mostro sacro del teatro internazionale: Jérome Savary, le scene sono di Jean-Marc Strhlé, i costumi di Michel Dussarrat.
Nata a Torino, Stefania Rocca decide, già da giovanissima, di intraprendere gli studi di recitazione (Csc e successivamente l'Actor's Studio di New York). Dopo varie esperienze, tra cui «Correre contro» di Tibaldi, «L'amico di Wang» di Carl Haber, «Salomone» e «Jesus» entrambi di Roger Young, nel '96 gira il film di Gabriele Salvatores «Nirvana», dove interpreta il ruolo di Naima, personaggio dai capelli blu che la fa notare al pubblico e ai critici. Da eroina cibernetica al ruolo di Grance nel film «Inside out» di Rod Tregenza, il passo è breve. Si mette poi alla prova in «Giochi d'equilibrio» di Fago e in «Viol@» di Donatella Maiorca; una ricerca artistica che conferma le sue capacità di trasformista. Dopo «In principio erano le mutande» di Anna Negri, continuano le sue esperienze internazionali e Anthony Minghella la ingaggia per «The talented Mr. Ripley» mentre Kenneth Branagh le affida un ruolo in «Love Labour Lost» di Shakespeare. Seguono «Rosa e Cornelia» di Treves, con il quale si aggiudica il Globo d'oro, premio della critica internazionale, e «Resurrezione» dei fratelli Taviani. Recentissimi film ancora in uscita sono «Heaven» di Figgis e «La vita come viene» di Incerti. Anche in teatro Stefania dà prova di grande poliedricità e quindi passa con disinvoltura da «Angelo e Beatrice» di Perlini a «Processo di Giovanna d'Arco» di Walter Le Moli a «Totem» per la regia di Baricco e Vacis, a «Le polygraphe» diretta da Robert Le Page, a «Vecchi merli e cucù» per la regia di Francesco Barilli.