ARCHIVIO il Tirreno dal 1997

Per Umberto Agnelli e Berlusconi è una sconfitta che brucia

   TORINO. La battaglia è finita e si contano i feriti. Ce ne sono, sul campo. Il fronte degli sconfitti vede tre importanti figure: Mediobanca, Silvio Berlusconi e Umberto Agnelli. Il fratello dell’Avvocato è l’uomo che ha pensato il blitz. E’ la mente che ha voluto affidarsi a Mediobanca perchè, con un nuovo piano finanziario, la Fiat potesse uscire dai guai più in fretta rispetto al piano di esuberi oggetto dello scontro con i sindacati solo la settimana scorsa. Mediobanca l’ha appoggiato e ha chiesto l’azzeramento dei vertici. Vincenzo Maranghi, l’erede di Cuccia, aveva già pronti i nomi: Gabetti (che è pur sempre un uomo Fiat) a fare il presidente ed Enrico Bondi (uomo fidato della banca d’affari milanese con il quale ieri sera ha avuto un lungo colloquio) a fare l’amministratore delegato con il compito di vendere il vendibile. Berlusconi non è rimasto a guadare ed ha appoggiato il piano, forse convinto che il suo governo ne avrebbe guadagnato in immagine e, sul piano personale, interessato alla quota di Fiat in Hdp, la holding che controlla il “Corriere della sera”. Escono, invece, vincitori i quattro istituti di credito che hanno prestato alla Fiat più di 3 miliardi di euro e che si sentono garantiti dalla presenza di Fresco. Sono Capitalia, Intesa, San Paolo Imi e Unicredit. Hanno avuto l’appoggio di Antonio Fazio che ha invitato Fresco a resistere. E Fresco ha resistito. Per aiutarlo le quattro banche hanno fatto tutte le pressioni possibili, fino a minacciare la Fiat di mandare a monte l’acquisto della Fidis (che dovrebbe alleggerire di 8 miliardi il debito del Lingotto). Il via libera all’accoppiata Fresco-Barberis, arriva anche dalla General Motors. Dice un portavoce: «Continueremo a lavorare con il nuovo vertice. Il rapporto fra Fiat e GM resta invariato, con l’opzione put in piedi». Già, è proprio l’opzione put (il diritto di Fiat di vendere e l’obbligo per gli americani di comprare Fiat Auto) che ora pesa come un macigno su GM. Infatti, Fiat Auto in queste condizioni produce solo perdite e a Detroit vedono con terrore l’obbligo di acquistarla. Per questo Fresco ha in piedi un’altra proposta. Eccola: GM non compra il restante 80% di Fiat Auto ma solo il 40%. Un altro 40% resta a Fiat e il 20% viene dato alle banche. In cambio del favore di non comprare tutto il settore auto, Gm deve lasciare che Alfa Romeo venga scorporata (per far nascere il polo delle auto sportive con Ferrari e Maserati). Nel frattempo Fiat garantisce l’esecuzione del piano di esuberi e per questo Barberis va benissimo sulla poltrona di amministratore delegato.