07 dicembre 2002 —
pagina 04
sezione: Attualità
ROMA. La Cgil decide di sparare contro governo e Fiat ad alzo zero: una crescente mobilitazione nelle fabbriche fino ad arrivare ad uno sciopero generale a gennaio. La proposta è rivolta a Cisl e Uil, messe in un angolo come la Cgil, da un accordo separato che il governo aveva già convenuto con lazienda. Non è in ballo solo la questione della Fiat.
Ci sono problemi che coinvolgono, spiegano a Corso dItalia, i settori della chimica, del tessile, della pubblica amministrazione, delle Rsu, della scuola. Senza contare i modi utilizzati per dribblare sistematicamente i negoziati con i rappresentanti dei lavoratori. E ancora stupefatto Savino Pezzotta, leader della Cisl, il quale ammonisce: «I problemi della Fiat non si risolvono con le cene ad Arcore. Abbiamo detto no per una questione di metodo e di merito. Nel metodo perchè non è possibile che ci si presenti un documento e si dica prendere o lasciare, né che si faccia un accordo tra imprese e governo. Si tenta di modificare modi e forme della contrattazione, se non reagiamo siamo su un versante pericoloso». Quanto al merito, secondo il sindacalista la cassa integrazione non doveva partire subito, bisognava lasciare tempo alla trattativa soprattutto sul futuro di Arese e Torino.
Laccusa alla Cgil di aver trascinato gli altri verso il «no» è respinta al mittente da Guglielmo Epifani che reputa «incomprensibili le parole di Berlusconi sulla Cgil. Mi pare un modo per nascondere, invece, le responsabilità del governo e la natura illiberale di questo accordo». Epifani continua la sua critica: «Se governo e sindacati avessero fatto un accordo sugli investimenti e gli stabilimenti, la Confindustria avrebbe detto cè un golpe istituzionale, perchè si attenta alle prerogative e alla libertà delle imprese». E poi: «Berlusconi continua a dire solo falsità». Secondo il segretario generale Cgil, «in un paese democratico non si è mai visto niente del genere, forse nei paesi sovietici o in un qualche paese dittatoriale». Il problema è «non legare le nostre responsabilità ad un piano che rende residuale il mercato dellauto italiana»
Anche per il segretario della Fim Cisl Giorgio Caprioli «è una bugia quella che la Cgil abbia rappresentato da sola una posizione critica nei confronti del governo. «Qualcuno dimentica che la titolarità della contrattazione spetta al sindacato», ha aggiunto. E sulluscita del suo collega di confederazione Raffaele Bonanni che ha definito il documento del governo «unimportante base di discussione», Caprioli aggiunge che si tratta di affermazioni «fuori luogo, non corrispondenti alla discussione interna». Pure per Luigi Angeletti (Uil) «è stato Berlusconi che si è fatto trascinare dalla Fiat. Il presidente del Consiglio si è fatto convincere dallazienda a fare una sfida molto azzardata». (a.f.)