A villa «Il Poggio» di Collesalvetti le pitture di Carla Celesia


COLLESALVETTI. «In campagnaesco da me stessa e vedoun mondo infinito intorno ame attraverso linee e coloriche mi incantano». Sono parolescritte più di cento anni fadalla mano di un'artista senzaprecedenti per quello che hadetto, per quello che ha fatto.La baronessa Carla Celesia diVegliasco parla dell'amatacampagna di Collesalvetti, inparticolare della sua villa «IlPoggio», luogo d'elezione perla sua pittura. Vissuta tra Milano e Collesalvettidove abitava e dipingevanella fiabesca dimora colligiana,la baronessa, morta nel1939 e seppellita nel cimiterocomunale del paese, era davveroun personaggio rivoluzionarioper i tempi in cui ha vissuto.Tanto forte e singolare è statala sua personalità che nell'immaginariocollettivo la villaancora oggi viene comunementechiamata «Villa Celesia».Poliedrica nella sua attivitàsociale e artistica, in Toscanaera quest'ultimo latoquello più conosciuto. Tuttoquello che sappiamo di lei, documentatonei dettagli da fontistoriche, è stato raccolto nellanuova opera editoriale «CarlaCelesia di Vegliasco e il Camposantodi Pisa». Per la prima voltasi parla pubblicamente diquesto personaggio in un volumedi circa 200 pagine, illustratoda più di 100 foto a colori dellavilla e dei suoi dipinti, curatodall'esperta Francesca Cagianelli,con un saggio introduttivodell'assessore alla culturadi Collesalvetti Nicla Capua.L'opera, voluta dal Comunecolligiano, sarà presentataufficialmente questa mattinanella Sala Spettacolo di Collesalvettied è inserita nel lavorodi valorizzazione dei tesori presentisul territorio. Le decorazioni di Villa Celesia.Dopo aver attraversato unfitto bosco di querce, davantiagli occhi si svela in tutta lasua magia la fiabesca dimora,in mattoncini rossi e colonninebianche, con le torrette laterali.Ma i suoi tesori più grandisono custoditi dentro quellamonumentale struttura neogoticada quasi cento anni. Ognistanza, ogni muro, ogni soffittoè decorato con un ciclo trattodagli affreschi di Benozzo Gozzolie di Buffalmacco del cimiteromonumentale di Pisa, noticome «Trionfo della morte» etutti gravemente danneggiatidai bombardamenti dell'ultimaguerra. Il fascino che si respiraall'interno di quei saloniè indescrivibile. Niente è lasciatoal caso. Infatti la sceltadi rappresentare lungo le paretidel monumentale vano scalala più impegnativa riproduzionedel ciclo del Trionfo dellaMorte, corredata dalle scrittein volgare, sembra voler far rifletteregli abitanti stessi dellavilla sui temi dell'esistenza. Con grande maestria la baronessaha dato vita ad un unicumdatato 1924. Formatasinell'ambito dell'«Accademia liberadi pittura» di Filippo Carcano,fin dai primi del '900 l'artistamostra una grande attrazioneper il Simbolo per poi finireper aderire, con la sua monumentaleopera pittorica colligiana,a quel culto dei Primitiviche molti altri artisti di Pisa,tra Ottocento e Novecento andavanomaturando, con l'insegnamentodi Nino Costa e conl'impegno storico critico di IginoBenvenuto Supino, Antonyde Witt, Pietro D'Achiardi perarrivare a Spartaco Carlini eAlberto Magri. Il Monumento ai Caduti diCollesalvetti. La baronessa loprogettò nei minimi particolari,insieme alla scalinata di accessoche collega il «colle» conla parte bassa del paese. Entrambisono stati inauguratinel 1925 alla presenza del CardinaleMaffi e del re VittorioEmanuele III come si legge neidocumenti dell'epoca, in cui èriportato anche il discorso cheCarla Celesia fece in pubblicoper spiegare la sua ispirazione«un monumento che è precisamenteuna grande pagina distoria, un libro sempre apertoperché ad ogni istante vi possonoleggere la grande epopea italiana».La nobildonna ha fattodelle incisioni sulle pareti lateralidella scalinata con i nomidelle battaglie della primaGuerra Mondiale, mentre sulladiscesa ha inciso tutte le frazionidel territorio che hannopartecipato alla guerra.

Francesca Suggi