Barbana ha ancora il Grifone nel cuore L'ex biancorosso: «Qui un periodo meraviglioso della mia carriera»


GROSSETO. Il ritorno del Grifone nel calcio che conta, hafatto riaprire l'album dei ricordi, dal quale escono immaginiingiallite, ritagli di giornale, ma anche nomi e volti cheil popolo biancorosso ha amato. Uno dei campioni tornatidi moda in queste settimane è Giorgio Barbana, stella diprima grandezza nel Grosseto 1971-72 e di quello della stagionesuccessiva, in cui i biancorossi del presidente Ferri edi mister Genta vinsero in maniera trionfale la serie D,dando il «la» ad un periodo d'oro. Erano gli anni in cui lagradinata era il settore preferito dalla tifoseria; un murodi folla da cui partivano continui incitamenti ai torelli. Siamo andati a cercare quell'aladestra rapida ed imprendibile,dal tiro fulminante, determinanteper la vittoria con unbottino di 19 reti. Barbana ha oggi 53 anni, ècapo magazziniere di un'aziendache commercializza il marchioCoca Cola, ha due figliegrandi ed un negozio in cui lavorala moglie. Il calcio è ancoranella sua vita: allena la squadradel suo paese, il Terzo d'Aquileia,che milita in Secondacategoria friuliana, dopo averguidato 10 anni il San Canziand'Isonzo in Promozione ed Eccellenza.E soprattutto ha ancorail Grifone nel cuore. «Comepotrei dimenticarlo - dice - Nel1971 arrivai praticamente inviaggio di nozze. Mi sposai aGenova e corsi dal presidenteMario Ferri. Ero reduce dauna stagione all'Antella, ma ilmio cartellino era del Bologna.Grosseto è stato un trampolinodi lancio, una parentesi meravigliosadell'intera carriera». Com'era il suo Grosseto? «Una grande famiglia, tenutaunita da Ferri, una gran persona.C'erano giocatori di altracategoria, da Ciacci a Landoni,da Carpenetti a Magnoni. E fuquasi naturale vincere un campionatoche valeva quanto unaC2 attuale, facendo tesoro dell'esperienzadell'anno prima».«Di Grosseto conservo tanti ricordi;mi vengono in mentepersone con lui legai: GiancarloBini del ristorante Ombrone,Guido Rinaldi, Silvio Cherubini,Lazzaro Barbini. Matutto era speciale: la gente cistava vicino ed alla fine del torneo72-73 ci fece una festa chenessuno di noi immaginava. Inpiazza ci saranno stati 15.000 tifosi,compresi gli irriducibiliAnzia e «Pascia». Ma non potròdimenticare il pareggio diSiena, con migliaia di tifosi alseguito: una marea che non homai più visto». Dopo aver segnato trenta reti(«All'esordio firmai una triplettaal San Sepolcro») in duestagioni, Barbana volò a Palermoin B e quindi a Pisa, (5 annitra C e B), dove ritrovò mezzoGrosseto di quei tempi, Piccoli,Cappanera, Schiaretta e Di Prete.Nel 1981-82, a nove anni didistanza, tornò in biancorosso,alla corte di Alvaro Amarugi:«Mi ero trovato benissimoe decisi di chiudere la carrierae rimanere a Grosseto per sempre.Nessuno però mi proposeniente e così tornai a casa». Ricorda quella stagione? «Trovai tanti cambiamenti.Non esisteva più lo stesso gruppo,il presidente Amarugi nonsi vedeva mai e stava preparandole valigie per Cagliari». Ma era una squadra nataper salire in C1... «C'erano buoni giocatori,ma mancavano amalgama estimoli. La squadra era spaccatain due, da una parte le personeserie (Trevisan, Salvori e pochialtri), dall'altra quelle chenon vedevano l'ora di finirel'allenamento, la partita e diandare a casa». Le soddisfazioni più belle? «La vittoria in serie D con ilGrosseto, la gara di Coppa Italiacon il Torino, la convocazionenella nazionale juniores insiemea Bettega, Spinosi e Cuccureddu;il gol segnato a Zoffin Coppa Italia. Non sono maiarrivato in A, ma sono contentodi quello che ho fatto».Maurizio Caldarelli