MASSIMO D'ONOFRIO VITA DA IMPRENDITORE Quel «matto» di papà innamorato di una pozza calda


VENTURINA.C'era una volta un ragazzodel Sud...La storia di Giusepped'Onofrio- giovane intraprendente efantasioso, con la voglia di evaderedal proprio ambiente, Gesualdo, unpiccolo paese in provincia di Avellino,dove il lavoro scarseggia e la fame aumenta-,potrebbe incominciare propriocosì. E continuare come una delletante favole. Solo che, in quella di Giuseppe,al finale «E vissero felici e contenti»,bisognerebbe aggiungere«...trasformando una pozza d'acqua inlaghetto termale e facendola crescerefino a diventare uno dei business piùindovinati della Val di Cornia, in barbaa chi, «quel matto di Giuseppe», loprendeva un po' in giro, per quell'assurdaidea che lui si era fatto del «Bottaccio»,la pozza d'acqua appunto, immaginandodi ricavarne un luogo, dovefra il verde e la quiete della campagna,la gente potesse trovare divertimento,relax e magari anche un po' dibenessere per il fisico e la mente. Sono passati parecchi anni da allorae Giuseppe, nel frattempo, ha cedutola conduzione del suo «Bottaccio» oggi«Calidario» ai due figli maschi, Massimoe Luca. Lo ha fatto per motivi di salutee non certo in maniera indolore.Con la consapevolezza però, di donareun pezzo del suo cuore a chi gli avrebbepermesso di battere ancora di più emeglio. E in quel laghetto, che non hamai deluso i suoi sogni di ragazzo, oggilui torna da spettatore, puntualmenteogni venerdì. Arriva, indossa ilcostume, si cala in acqua e se ne sta lìa mollo, perché non sa nuotare, godendosiquella sua creatura in pieno sviluppo.E tenendo il cappello in testa,sempre. Non si sa il perché e nessunoha l'ardire di domandarglielo...Ma forseil suo è un segno di rispetto, versoqualcosa in cui lui, uomo del Sud, hacreduto fermamente, infischiandosenedi chi voleva convincerlo del contrario. Massimo D'Onofrio, lei esuo fratello Luca, lavoratein un'impresa che vostro padreha portato avanti controil parere di tutti... «Sì e ne siamo molto orgogliosi.Anche perché senza latestardaggine di papà, oggi noinon potremmo fare un lavoroche ci entusiasma». I D'Onofrio non sono toscani. «Provengono dal Sud. Miopadre è nato a Gesualdo in provinciadi Avellino, - ben settefratelli- e mia madre provieneda un paese siciliano dalla storia"pericolosa", Corleone.Papà è arrivato al Ghiaccino,una località di Riotorto da giovanottoe mamma si è trasferita,a nove anni, con i genitori aSuvereto». Suo padre che lavoro facevaprima di "inventarsi" ilCalidario? «Era un artista della pietra,uno "scalpellino". Ma la faticaera tanta e il lavoro poco, cosìdecise di emigrare al Nord». Per continuare con lo stessomestiere? «Sì, una volta giunto in Toscana,da intenditore della pietrafiutò che nella zona intornoa Suvereto c'erano dei giacimentie decise di aprire dellecave». Dove trovò soldi? «Da un certo Mariani, suoPigmalione e secondo padre,che ebbe fiducia in lui e lo aiutòa diventare imprenditore». E poi? «Poi, siccome il lavoro diestrazione era pesante, papàdecise di aprire, con due deisuoi fratelli che lo seguirono,una fabbrica di lavorazione delmarmo. Fu proprio questo chelo portò a Caldana e al "Bottaccio",il laghetto che oggi si chiama"Calidario". Ci racconti come andò. «Per la lavorazione del marmooccorreva un grande spazioe un amico di papà gli indicòuna vecchia cartiera, contanta acqua a disposizione.Era il Bottaccio». Insomma... tutto incominciòda una pozza d'acqua eda una vecchia cartiera... «Che cambiarono la vita dellanostra famiglia. Io ero unbambino e ricordo le guerreper quella pozza benedetta emaledetta». C'erano dei contrasti perchésuo padre voleva cambiarelavoro? «Sì, nessuno in casa credevain quel fosso melmoso. E papà,che sosteneva il contrario, vennepreso per pazzo da tutti i parenti.Anche la mamma lo contrastava,perché pensava conterrore ad un salto nel buio». Possibile che nessunoavesse mai pensato di utilizzareil Bottaccio fin ad allora? «Proprio così, anche perché,intorno a quella benedetta pozzagiravano strane credenze: sidiceva che il fondo non avessefine, che fosse composto da sabbiemobili...». Giuseppe D'Onofrio però,ando avanti? «Non solo, era deciso più chemai a cambiare mestiere e cosìfece. Vendette, la cava lasciandolaai fratelli, che hanno continuatonel tempo. Tant'è che aVenturina esiste ed è viva e vegetala ditta "La Monaca Marmi",dove ora lavorano anche imiei cugini Remo e Simone, figlidei fratelli di papà». Torniamo al Bottaccio... «Papà ci mise dentro tutte lesue risorse, cercò di risanare ilpiù possibile la pozza d'acqua equanto c'era intorno. Ma nonebbe riscontro economico. Lagente, infatti, non accettava dipagare un biglietto, per qualcosache, fino ad allora, anche sein cattive condizioni, avevaavuto a disposizione gratuitamente-alcune persone usavanoaddirittura il Bottaccio comevasca da bagno-. E poi, aquell'epoca, non c'era la sensibilitàverso il benessere. Dibeauty farm ancora non si parlavae le Terme servivano soloper curare i reumatismi o ilraffreddore». D'altro canto con la bonificasi era creato un servizio... «Ed era quello che papà cercavadi far capire agli abitantidei dintorni: lui aveva investitoper bonificare e in cambiochiedeva il biglietto». Poi cosa successe? «Fino agli anni'80 la discotecaadiacente il Bottaccio, chepapà aveva fatto costruire, ful'unica attività redditizia..». Però la discoteca poi fuchiusa... «Da noi figli, con nostro padreche ci guardava storto. Mabisognava fare scelte diverse oil Calidario non sarebbe maidecollato». Il nome Calidario fu sceltoda D'Onofrio senior? «Sì, lo volle papà, che unavolta impossessatosi del Bottaccio,si mise a cercare sull'enciclopediaun termine più elegante.Nello scorrere i vari nomiposò lo sguardo sulla parolalatina "Calidarium" ovveroluogo delle acque calde». Veniamo al Calidarioodierno. In famiglia sietequattro fratelli, ma solo duelavorano al Centro Benessere... «Le nostre sorelle hanno preferitoseguire altre strade. Mariella,si è sposata con un medicoe lavora come terapista dellariabilitazione. Lucia invece,ci ha "tradito" con un carabinieredi Frosinone, che è venutoal Calidario a fare il bagno,mentre era in servizio nella zona,si è innamorato e ce l'haportata via». Lei e suo fratello avete fattouna scelta, orientandovisul genere beauty farm. Questoper non confondervi conla linea più popolare delleterme? «Più semplicemente per unascommessa orientata sullastrada del relax. Non perchéLuca ed io non crediamo nelleterme. Tant'è che siamo presenti,seppure con una piccolaquota, in qualità di soci nelleTerme Valle del Sole». Qual è il pubblico che frequentail Centro. «E' un pubblico medio, quelloche volevamo. Proveniamoda una famiglia con originiumili e non amiamo la gentecon la puzza sotto il naso». Però ci sono lamentele circai vostri prezzi, che vengonoreputati molto alti... «Se li valutiamo rispetto aiservizi che diamo, non possiamodefinirli alti. In quanto allelamentele...Ne avevamo di piùquando i prezzi erano bassi e iservizi più carenti. Invece oggila gente è soddisfatta e paga volentieri.Senza contare che abbiamoadottato la formula forfettaria,con tessere mensili,annuali, nonché facilitazionivarie per tutti». A quanta gente date lavoro? «Ci tengo a dirlo, noi abbiamoun gruppo di persone validissime,che arrivano, oltreche da Venturina, anche da Cecinae da Gavorrano. Attualmentela punta massima è diuna ventina di dipendenti peril settore del benessere. Poi c'èil ristorante, con altri venti persone...Insomma,fra specialisti,medici eccetera, saremo in tuttouna cinquantina». Oggi avete successo e sietesoddisfatti. Ma lei e suo fratellodesideravate fare questolavoro o siete stati costrettidagli eventi? «Io sono ragioniere e ho fattopratica per qualche tempopresso lo studio di Mariani &Marcheselli;, commercialisti,che mi hanno dato i primi rudimenti.Mio fratello ha studiatoall'Istituto tecnico. Le nostrestrade avevano altri sbocchi.Anche se siamo cresciuti a panee Calidario. Poi papà si èammalato e abbiamo dovutooccuparci noi del centro, ma loabbiamo fatto volentieri e nonce ne siamo mai pentiti». Vi siete divisi i ruoli in modoequilibrato? «Sì, io mi occupo della parteamministrativa e Luca di quellatecnica. Senza prevaricazionidi sorta». E Giuseppe? «Giuseppe, cioè nostro padre,che nel frattempo è diventatoanche Cavaliere della Repubblica,è presidente onorariodella società». Ma nell'impresa "familiare"lavorate solo lei e suofratello o avete coinvolto anchele rispettive mogli? «Sì, con molta fatica. In praticale costringiamo, le tiriamoper i capelli, perché ne abbiamobisogno» Di solito le donne fra di lorosono rivali.... «Nel nostro caso accade ilcontrario. Si coalizzano spesso.Mia moglie è un'artista,quella di mio fratello una speciedi marescialla...E noi le vittime,come tanti uomini». E i vostri figli? Continuerannola dinastia del Bottaccio-Calidario? «Mia figlia Ilaria ha quindicianni e al laghetto ci viene congli amici. Francesco invece dianni ne ha dieci e dice che, dagrande farà il muratore. Lucanon ha ancora figli, perciò...». A proposito di figli... Si diceche l'acqua termale aiutila fertilità. Vero o falso? «Sicuramente stimola, mapiù che altro il sesso. Almeno,a giudicare da certe coppietteche arrivano da noi e poi diventanopiuttosto "allegre". Untempo, quando c'era la vecchiagestione e papà teneva apertofino a tarda notte- nel sensoche chi voleva bagnarsi suonavail campanello a qualsiasiora e uno di noi bimbi andavagiù a portare le chiavi del cancello-,c'erano più occasioni di"esuberanza". Adesso invece,chiudiamo alle 20 e poi è tuttopiù sotto controllo...». Parliamo di progetti. Checosa c'è nel futuro di Massimoe Luca D'Onofrio? «L'ampliamento del Centro,con interventi quali la ristrutturazionedella vecchia cartierae la realizzazione di altre camereper la ricettività. Secondoquanto è stato disposto dalComune per il progetto del ParcoTermale, si dovrebbero poirealizzare in zona molti progetti,legati anche ad altri investitori». «Ora la gente del luogonon mostra più diffidenzanei confronti delle idee disuo padre? «Al contrario, molto spessoquando hanno parenti o amici,le persone di Venturina e dintornili portano a vedere il laghettoe il Centro con una puntad'orgoglio. Questa per noi, èdavvero una grande conquista».

Maria Antonietta Schiavina