«Torniamo solo se Medda si dimette» Dopo l'addio i giocatori nerazzurri accusano: «Faceva la guerra al mister»


PIOMBINO. Attorno al Piombino l'aria di tempesta non sembra placarsi nemmeno il giorno dopo le dimissioni del tecnico Marco Fedeli (che per ora preferisce non commentare) e di quasi tutta la squadra. Il clima resta teso, con i giocatori, l'allenatore e il suo staff (il ds Corrado Ottanelli, il vice-allenatore Mauro Serena, il preparatore dei portieri Sergio Picchi e il massagiatore Dario Bernardi) sempre più decisi a proseguire in questo esilio forzato. Il gruppo dei dieci giocatori dimissionari ritiene che non ci siano più le condizioni per restare in una società guidata dal presidente Raimondo Medda. I motivi della rottura sono molteplici, anche se è soprattutto il rapporto tra i quindici fuoriusciti e il presidente ad essere il principale motivo di scontro. «Solo se torna Fedeli e se ne va l'attuale presidenza potremmo rientrare - spiega capitan Novembrini a nome dei suoi compagni - avevamo iniziato un progetto con entusiasmo, con un tecnico bravissimo. Abbiamo accettato di giocare per due lire perché sapevamo delle difficoltà della società, ma ora basta, non è vero che mancano i soldi per prendere Ardenghi». La decisione del Consiglio di non tesserare il libero rappresenta l'ultimo atto di questo braccio di ferro. L'ex sanvincenzino sarebbe potuto arrivare in nerazzurro a costo zero (è svincolato in base alle nuove regole) e i giocatori avevano deciso di autotassarsi per pagare il suo ingaggio. «Ma il presidente non l'ha voluto. Il budget societario non sarebbe stato intaccato - continua Novembrini - ma forse avrebbe tolto il posto al figlio di Medda che gioca nello stesso ruolo. Solo questa può essere la motivazione di questa scelta». Ma i giocatori criticano anche il repentino cambiamento degli obiettivi stagionali: «Ci avevano promesso un premio a vincere - spiegano - quindi la volontà di fare bene da parte della società c'era e forse anche i soldi. Ora invece ci è stato detto che vincere non importa più perché ci sono difficoltà economiche. Noi crediamo che queste siano solo delle scuse e che in mezzo ci siano anche le questioni della fusione col Venturina, e il Magona alla Coop. E poi quando il presidente Medda si è reso conto che suo figlio non avrebbe avuto spazio con un tecnico serio come Fedeli ha iniziato a fargli la guerra e ha deciso di non assecondarlo anche per operazioni a costo zero. Se dieci giocatori, un allenatore, un direttore sportivo e tutti gli altri dello staff hanno deciso di andarsene non è certo perché si sono inventati tutto. Evidentemente qualcuno si è comportato male, dicendo cose che non ha mantenuto e pensando più ai suoi interessi che a quelli della squadra. Questo qualcuno è l'attuale presidente Medda che dovrebbe dimettersi». L'ultimo sfogo dei giocatori è rivolto alla partita con il Salivoli: «Il nostro gesto è grave, e ci dispiace non scendere in campo per il derby e dimostrare che gli allenamenti iniziati il 5 agosto erano serviti».

Valerio Riparbelli