«Trieste italiana ci costò la retrocessione in B» Il difensore Fedele Greco ricorda gli spareggi che segnarono un'epoca


LUCCA. Da quasi 50 anni vive nel centro storico. Ha giocato10 stagioni in A con il Bologna, ha accarezzato la maglia azzurra,ha francobollato i più forti centravanti degli anni '50 -da Jeppson a Nordhal, da Lorenzi al gigante gallese JohnCharles - ma quel doppio spareggio perduto con gli alabardatiche sancì la retrocessione della sua Lucchese in B non riesceproprio a cancellarlo dalla memoria. Fedele Greco, 72 anni,dopo 14 stagioni da calciatore, 15 da allenatore e una decinada osservatore, da 7-8 anni si dedica ai suoi hobbies. «Un modo per stare all'ariaaperta, a contatto con lanatura» racconta nella suacasa di via Buiamonti conaccanto la moglie Mila Masini.In quell'appartamento iricordi di una vita vissutaper lo sport, per il calcio. Gelosamente conservatefotografie, riviste, pubblicazioni. E tra queste un bell'articolodi Bruno Raschi sulGuerino Illustrato e una copiadel «Rossonero» riferitaproprio allo spareggio salvezzadella stagione 1951-52. Una salace vignetta poneval'accento su «presunti favori»che il palazzo avrebbeconcesso agli alabardati. Lalibera città di Trieste dovevatornare italiana al 100%e una retrocessione in Bnon era certo il modL miglioreper celebrare l'avvenimento. «Avevo 22 anni - raccontaGreco, originario di Cantalupo(hinterland milanese),calcisticamente cresciutonel Legnano accanto a «testinad'oro» Ettore Puricelli(recentemente scomparso) -e certe cose non le capivo.Solo a distanza di anni e ripensandoa certi episodi misono reso conto che, forse,quelle partite se non pilotatesono state perlomeno condizionate». Era arrivato a Lucca quasiper caso. Il Legnano, neopromosso in A, gli avevaproposto di giocare da terzino.Lui era titubante vistoche si era sempre occupatodel centravanti avversario.L'ultimo giorno di mercatosi inserì, come faceva spessoin quel periodo, la Lucchesedel presidente UmbertoParadossi e lui indossò lamaglia rossonera. «Mai avrei pensato di mettereradici in questa città diprovincia - prosegue -. Invececi ho preso moglie e nonmi sono più mosso nonostanteabbia militato nellaLucchese soltanto un anno». Fortissimo sui colpi di testa,abile nel controllo dellaprima punta, Greco si scherniscee, al massimo, si paragonaall'ex centrale di Cagliaricampione d'Italia,Communardo Niccolai:«Rapportato ai giorni nostriero scarso - ride di gusto -,ma in quanto ad impegno,abnegazione e disciplinanon ero secondo a nessuno.Sono passato indenne a tuttii sistemi di gioco dell'epoca:dal sistema puro, all'utilizzodel centromediano chenon passa la linea di metacampo,dall'invenzione dell'alatornante sulla lineadei terzini alla scoperta dellibero. Mi adeguavo in ognicircostanza cercando di apprendereda tutti gli allenatoriche ho avuto». Quella stagione (1951-52)è rimasta scolpita nella suamemoria. Un ricordo incancellabileper colpa di quelledue maledette partite-spareggio:«Siamo arrivati aquella lotteria in manieraincredibile - prosegue allargandole braccia l'ex stopperrossonero -. L'inizio stagioneera stato disastroso.D'altronde la Lucchese avevacambiato 7-8 elementi ec'erano problemi di assemblaggio.Aveva pagato pertutti l'allenatore Andreoli.Con l'arrivo di Ferrero la situazioneera migliorata.Lui era un grande preparatoreanche se di strategietattiche in panchina ne capivapoco. Ma in campo c'eragente esperta come Scarpato,Maestrelli e Remondiniche sapeva come sistemarci.A 4 giornate dalla fineeravamo virtualmente salvi.Poi tre sconfitte di fila(clamorosa quella internacon il Como) consentironola rimonta della Triestina ela vittoria con la Spal alPorta Elisa non servì ad evitarelo spareggio». Gli alabardati erano formazionepiù fresca con buoneindividualità come Petagna,Boscolo, Ispiro e Ciccarelli,tra i rossoneri invecemilitavano giocatori di classecome Scarpato, Kincses,Maestrelli, Remondini. «Sindalla prima sede designatadalla Federazione (Milano)- prosegue Greco - si ebbe lasensazione che dall'alto sivolesse favorire la Triestina.Oltre mille tifosi arrivaronoa San Siro in treno,ma tutto il resto dello stadio,compresi i milanesi,sventolava il tricolore. Ilsimbolo dell'unità del Paesee del ritorno di Trieste nelgrembo italico». Una partita strana, un pareggiorocambolesco (3-3) eun arbitraggio poco inclinealle maglie rossonere. «Ancorpeggio andò a Bergamo,sede della seconda partitadi spareggio - ricorda lostopper rossonero -. A parteil caldo torrido (erano i primidi luglio del 1952) sin dalnostro arrivo capimmo chec'era qualcosa di strano chealeggiava nell'aria. C'eranopersone che entravano euscivano. Gente vicina alladirigenza che mai, prima diquel giorno, aveva nemmenoosato mettere piede neglispogliatoi. Una gara stregatain campo con un clamorosoerrore arbitrato. Attaccammoper 80 minuti. Cantonisalvò la porta con unpaio d'interventi miracolosie l'arbitro ci mise del suoannullando un gol a Nuotodopo che la palla era già entratain rete. A otto minutidalla fine un contropiede diBoscolo sancì la nostra retrocessione.Un autenticodramma: al rientro neglispogliatoi piangevamo tutti». Ma non tutti i mali vengonoper nuocere. Infondo l'incontrofondamentale dellasua vita - quello con la compagnadi sempre Mila Masini- avvenne proprio durantequell'annata. Galeotto fuil treno e chi lo prese. «Coni miei zii - racconta la signoraGreco - andavo spesso allostadio. Oggi è abbastanzanormale, ma a quei tempi ledonne appassionate di calciosi contavano sulla puntadelle dita. Confesso cheavevo subito notato quell'aitantedifensore, ma ci siamoconosciuti in modo deltutto casuale. La Luccheseera impegnata in una trasfertaa Bologna e, con imiei zii, partimmo in auto.La nebbia però ci convinsea fermarci a Prato e da lì aproseguire in treno. Allasquadra, partita in pullman,toccò la stessa sorte.Così ci incontrammo allastazione, salimmo sullo stessotreno e iniziò la nostrastoria d'amore che dura ancorada 50 anni». A fine stagione Greco collezionò40 presenze (spareggicompresi) mettendo a segno2 reti. Il Bologna, che loaveva seguito tutto l'anno,sborsò 35 milioni (era l'estatedel 1952) alla società rossonerae la sua avventuracon la squadra d'adozione finìlì: «Il mio più granderammarico? La maglia azzurra.Ero stato convocatoda Meazza e avrei debuttatoil 17 maggio 1953 in occasionedell'inaugurazione dellostadio Olimpico. Di frontela grande Ungheria di Puskas,Hidegkuti, Czibor. «Alla vigilia del match inuna gara di campionato conil Napoli - aggiunge - mi ruppiil menisco del ginocchiosinistro. Il treno passò senzadi me e una seconda opportunitànon mi fu più concessa.Jeppson, Lorenzi,Nordhal? Contro di loromassimo rispetto, ma nessunapaura. L'avversario piùostico per me era Cioni, unpiccoletto dell'Atalanta chein due partite mi fece ammattire». Conclusa la carriera nelVarese (serie C) con unapromozione in B, Greco hacontinuato come allenatore.Avellino, Pietrasanta, Carrarese,Sangiovannese, Sansepolcro,Ischia, Piombinoe Città di Castello le principalitappe del cammino:«Purtroppo non ho mai vintoun campionato. Con ilCittà di Castello in IV seriearrivammo secondi a unpunto dal Ravenna dopoaverli messi sotto per tutti i90 minuti nella partita decisiva.La mia scoperta piùimportante? Tardelli. Eroosservatore del Napoli eavevo segnalato quel centrocampistadel Pisa a Ferlaino.Non se ne fece di nullaper una manciata di milioni». Da quando ha chiuso l'attivitànon va più allo stadio:«I tempi sono cambiati,il calcio non è più lo stesso.Si giocava per passione, conil cuore. Eppoi non sopportocerti snobbismi di chinon ha mai calcato i campiverdi. E a Lucca la gente vaallo stadio solo se la squadraè in testa o lotta per unobiettivo. Troppo facile, mad'altronde è questa l'indoledella città che, per altriaspetti, è davvero magnifica.Doping? Una parola chemi fa rabbrividire. Ai mieitempi il custode arrivavanello spogliatoio tra il primoe il secondo tempo conil thè zuccherato. Tutto erapiù semplice e genuino.Sponsor e procuratori hannoucciso l'aspetto romanticoe al tempo stesso epico diquesto sport che resta il piùbello del mondo. Se sarò allostadio il 9 giugno per festeggiarela Lucchese? No -conclude l'ex difensore -non ci casco. Ho un impegno:vado in Corsica a pescare».(1 - continua)

Luca Tronchetti