LIBRI Il culto dei santi a Pistoia nell'ultima opera di Natale Rauty


PISTOIA. A partire da Vanni Fucci per finire ai Panciatichi eCancellieri, la storia di Pistoia è sovraffollata di cattivi esempi.Ma è ricca anche di pratiche virtuose e devote preghiere che inostri avi concittadini praticavano già diversi secoli prima dell'annoMille. Lo rivela l'ultimo libro di Natale Rauty, «Il cultodei santi a Pistoia nel Medioevo», invocati protettori celesti chenel calendario dugentesco della Chiesa pistoiese erano oltre500. Inutile parlare di tutti: la ricerca di Rauty riguarda invecequei santi che hanno avuto testimonianze e devozioni pratiche. Il volume edito dalla Sismel(Società internazionale per lostudio del Medioevo latino), edizionidel Galluzzo, entra a buondiritto nella storia della Chiesapistoiese. In buona sostanza è frutto diuno studio circoscritto alla nostradiocesi nei limiti cronologicitra l'età paleocristiana e laprima metà del XIII secolo. Perogni santo - in totale sono ben98 - l'autore ha redatto un'esaurientescheda con tutto ciò chec'è da sapere sulla identificazionee il luogo d'origine di ciascunodi loro; quali chiese, monasterie altari ha avuto a Pistoiae dintorni, come infine se ne èdiffuso il culto: con quali manifestazionie atti di fede. La pubblicazioneè corredata da unaserie di tabelle e di carte topografiche,dati archivistici e variindici che rendono più agevolispecifiche ricerche. La prima parte del testo, puòconsiderarsi racconto storico.Fa capire come tanti santi sonoentrati nel cuore e nella mentedei pistoiesi attraversando l'etàmissionaria e l'età longobardaper proseguire nei secoli fino alDuecento. Vengono prima imartiri romani (Lorenzo, Ippolito,Pancrazio) e poi i santi orientali(Andrea, Giorgio, Margherita,Quirico, Biagio); seguonoquelli portati dai Longobardi(l'arcangelo Michele, Bartolomeo,Anastasio, Silvestro), daiFranchi (Ilario, Remigio, Desiderio)e dagli Ottoni (Pantaleonee Adalberto), per finire conaltri giunti da luoghi diversi. Esuperfluo insistere in questa occasionesu Atto e Iacopo; comunquesia, santi vecchi e nuoviappaiono via via sulla scenadi una città che cambia e si fapotente. Sfilano dunque gli eletti unoper uno, in imparziale ordine alfabetico.Apre la lista Abundius,vescovo di Como del V secoloe la chiude Zeno, vescovodi Verona, che aveva fatto il miracolodi fermare le acque dell'Adigealle porte della chiesadove era sepolto. Impauriti dallefrequenti inondazioni cheraggiungevano la città, i pistoiesilo elessero patrono della cattedrale. Ma quanto si era devoti? Dallostudio del cerimoniale, delleprocessioni, e degli arredi liturgici,si risponde «molto», col beneficioperò del dubbio che talvoltasi fosse devoti «per amoree per forza». Per esempio, allaprocessione del 25 luglio era obbligoche tutti partecipassero,esclusi vecchi, malati e bambini.Si trattava comunque di processionispettacolo, come quelladi S. Agata, martire a Catanianel 251. La beata Agata, cheaveva frenato l'Etna, garantivacontro gli incendi, il pericolonumero uno nelle medioevalicittà costruite con abbondantelegno. Ogni 5 febbraio i devotiavi portavano le sue sante reliquieattorno alle mura altomedioevalie si fermavano alle anticheporte: che le fiamme nonavessero accesso in Pistoia. «Ilculto dei santi a Pistoia nel Medioevo»è in vendita al Bookshop(ingresso piazza del Duomo)e in altre librerie.

Paolo Gestri