sabato 20.03.2010 ore 16.50

ARCHIVIO il Tirreno dal 1997

Mabo, un'overdose di rabbia Rimbalzi e palle perse: hanno deciso i soliti difetti


LIVORNO. Eccolo qui, nel flash di Augusto Bizzi, Luca Banchi che si sgola, i piedi sul parquet, gli occhi sgranati, le mani verso il campo, per dire a Giachetti di stare addosso a Shawn Respert, di fare fallo, di interrompere quella maledetta azione. E invece niente. Nell'inferno del palasport di Faenza, il contatto non c'è, la cloche funziona ma gli impulsi non arrivano, l'aereo amaranto trema e piomba giù, sotto i colpi di quel missile sparato dal neretto senza ciuffi della Fillattice. Che riempie di rabbia, di rammarico e di dubbi il lunedì Mabo. Perchè Livorno avrebbe meritato questa vittoria. Perchè questa vittoria le avrebbe cambiato la vita. L'avrebbe spedita a più 4 su Imola e Reggio Calabria, affondata in casa della Kinder, le avrebbe consentito l'aggancio ad Avellino, Milano e Udine (che domenica verrà al PalaMacchia in un altro match da brivido), tutte sconfitte, e l'avvicinamento a Biella e Roseto. Sarebbe stata una vittoria dolce come il miele, un pezzo di salvezza messo lì, in cassaforte, conquistato con le unghie e con il cuore. Perchè pur giocando sotto i livelli delle ultime settimane, pur dovendo fare i conti con un Sambugaro stoico ma indebolito da un febbrone da cavallo, e con un Conley lontano anni luce dal giocatore muscoli e adrenalina di inizio campionato, troppo testardo nel cercare sempre il tiro nell'uno contro uno, nel forzare l'entrata e la conclusione solitaria, la squadra di Banchi ha avuto costantemente in mano l'inerzia della partita, ha dimostrato di essere più gruppo della Fillattice, di saper ribattere colpo su colpo ai ritorni avversari. Di poter giocarsi la partita, anche contro avversari che presidiano il perimetro come una cortina di ferro, e i tiri da tre, l'arma letale amaranto, sono pochi e senza mira (5/15, rispetto al 14/32 con Roseto e 19/37 con Fabriano). Alla fine sono venute a galla vecchie magagne. Come le palle perse, 19 per le statistiche ufficiali, forse qualcuna di più nei fatti, che non si contavano da quel dì, ma che forse rientrano nella tensione emotiva della partita. Autry e Conley hanno buttato al vento una serie di palloni, soprattutto nel terzo quarto, quando la Mabo era riuscita ad accumulare dieci punti di vantaggio, che dovevano essere gestiti meglio. Poi ci sono i tiri liberi. Il 69 per cento (65 dopo 20') è poco, troppo poco. In una partita che si decide per mezzo canestro, tutti quei palloni dalla linea fermatisi sul ferro, rappresentano un motivo enorme per avere rimpianti. E infine i rimbalzi. L'arrivo di Radojevic ha portato centimetri importanti, nel primo tempo ha colto di sorpresa l'attacco Fillattice che in area non riusciva più a tirare, le chele del serbo hanno dimostrato di poter essere ben più efficaci, sia in difesa che in attacco, dei servigi di Watkins. Tutti e tre i lunghi amaranto in realtà hanno tenuto bene il campo. Garri è piaciuto per concretezza, a parte due tentativi avventati dalla lunga, Barlow ha dato i soliti minuti di qualità, anche se ha sofferto il tonnellaggio di Williams. Banchi ha fatto bene a tenere Radojevic in panchina nei momenti concitati. Dopo dieci giorni di preparazione, non era l'uomo da gettare nella mischia. Resta il fatto però che alla fine, Imola ha fatto come Fabriano tre domeniche fa, nei minuti topici ha avuto, due, tre, quattro tiri ad azione e alla fine è riuscita a sfruttarli. E alla fine, quel grappolo di rimbalzi catturati dalla Fillattice (10 più della Mabo nella ripresa) e quelle 19 palle perse totali (contro le 11 di Imola) sono state decisive perchè la squadra di Mazzon arrivasse a ridosso di Livorno all'ultimo tiro, le hanno permesso di andare al tiro 70 volte contro le 50 conclusioni della Mabo, e di iniettarle il veleno nel cuore a 4" dal gong. - Giulio Corsi

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