Pera, il ragioniere che diventò presidente Un carattere d'acciaio per il filosofo dalle mille e mille contraddizioni


FIRENZE. Ciò che colpisce di più nella biografia di MarcelloPera, il politico toscano dell'anno (da senatore diLucca a presidente del Senato, seconda carica istituzionaledella Repubblica), è il suo carattere alterno, controverso,discusso. Chi ad esempio lo conosce fin dai tempi incui a Lucca frequentava il liceo Machiavelli, lo stesso dell'expremier Giuliano Amato e della scrittrice FrancescaDuranti, lo dipinge come una personalità laica, libera,forse anche un po' anarchica, avverso a lacci a lacciuoli. Invece il filosofo Lucio Colletti,che con Marcello Peraha condiviso l'avventura deiprofessorini sbarcati, nel 1996,ad Arcore alla corte di re Silvio,ha osservato una voltacon amichevole perfidia che ilpresidente del Senato «come filosofodella scienza è a voltefacilmente influenzabile e forselo è anche come politico. Ioad esempio rivolgevo criticheaperte a Forza Italia, lui nonmi seguiva». Probabilmente non è un casoche del gruppo di intellettualiconvertitisi al berlusconismosulla strada di Arcore siastato proprio Pera quello approdatoal più alto incarico politicoe istituzionale. E Gian Antonio Stella, inTribù. Foto di gruppo con Cavaliere,conclude il ritratto diPera osservando che, oltre aBerlusconi, un altro capo hacatalizzato la sua vita: il capoufficiodella Banca Toscanadi Agliana, in cui da giovane,per mantenersi all'università,lavorava. «Si chiamava AntoniaTomei. E se la sposò», concludeStella. Tra Antonia e Silvio. Dunque,un filosofo che ama KarlPopper e le idee cangianti maanche l'autorità e il fascinodei Capi. Un po' libertino nelpensiero (con Luigi Manconinel 1995 firmò un appello perl'uso delle droghe leggere) maanche monogamo nei comportamenti.Una vita tra Antoniae Silvio e un saliscendi di posizioni,talvolta in contrasto traloro, tipo il bianco e il nero,per indenderci. Un unico filorosso: il carattere ostinato el'ambizione di chi, partito daposizioni umili, è salito gradinodopo gradino, fino alle vettedella carriera universitariae politica. Studente con D'Alema. Natoa Lucca il 28 gennaio del1943, figlio di un ferroviere, Perastudia all'istituto tecnico esi diploma ragioniere. «Findalla prima elementare Marcelloha sempre avuto una volontàdi ferro - ha raccontatola mamma Milena -. Da grandevoleva frequentare il classicoma dovemmo ripiegare suragioneria perché eravamouna famiglia modesta. Trovòegualmente il modo di studiareanche per il ginnasio, facendosiprestare dei libri. E' unuomo che si è costruito da solo».Ottiene da privatista lamaturità classica e poi si iscriveall'università di Pisa, facoltàdi Giurisprudenza, doveil suo maestro è Francesco Baronee dove conosce MassimoD'Alema, studente alla Normale. «D'Alema già allora era unoche si fidava molto della suaintelligenza ed era affetto dauna discreta dose di supponenza,aggravata dall'accondiscendenzache gli accordavanoi suoi professori. Non c'èdubbio che D'Alema sia statomale educato dall'università»,ricorda Pera. Gran lavoratore. Con il diplomadi ragioniere il futuropresidente del Senato trovaimpiego presso l'agenzia dellaBanca Toscana di Agliana. E'costretto ad alzarsi la mattinaalle 5. Un'abitudine che haconservato negli anni. «E' dotatodi una volontà di ferroche sostiene una capacità di lavoromassacrante. Si svegliaall'alba e macina imperterritolavoro per ore e ore, mentre icollaboratori si affannano,buttando giù solo anemicheverdurine insapori molto britishe tenendosi su con la Coca-Coca.Della quale passa peressere il primo consumatoremondiale dopo un bovaro didue quintali del Michigan»,scrive Stella. L'attività universitaria. Dopoaver lavorato alla BancaToscana e alla Camera di Commercio,diventa professore difilosofia teoretica all'universitàdi Catania e di filosofiadella scienza a Pisa. Studiosodi Popper, esordisce come opinionistasull'Espresso, volutoda Livio Zanetti e Paolo Mieli,proprio con un articolo sul filosofoscozzese, di cui pubblicala prima opera, Popper e lascienza, presso l'editore VioLaterza, presentatogli dall'amicoColletti. «Appena lessi isuoi saggi capì al volo cheMarcello era una bella testa,uno che si esprimeva con unchiaro linguaggio, a volte perfinocon umorismo», ha ricordatoColletti in un'intervista aCesare Lanza per Sette. Le invettive contro Lucca.Sposato senza figli, Pera vivea Lucca in un appartamentocondominiale a S.Anna o nellacasa colonica nella campagnadi Pieve Santo Stefano,conduce una vita appartata,pochi amici e niente lusso(viaggia con una Croma del1994), salvo qualche viaggio,soprattutto a Londra, la cittàda lui più amata. Profondamentelaico come pensiero politico,Pera si è più volte scontratocon le amministrazionidemocristiane di Lucca: «Lanostra è stata la città delle riformee degli eretici, dei grandimercanti, un punto di riferimentoper l'Europa. Ormai èuna parrocchia. Domina la codardiaintellettuale», scrivesul finire degli anni Ottanta. Pera Uno, il giustizialista.Un'indignazione civile che èla premessa per il grande balzodalla vita accademica allabattaglia politica. Candidatoalle politiche del 1992 tra i «referendari»di Massimo SeveroGiannini, firmatario con altriesponenti (intellettuali e non)di un manifesto dell'area laicaper svegliare Lucca dal torpore,Pera si caratterizza nellaprima metà degli anni Novantaper le sue posizioni giustizialiste.Quando scoppia Tangentopoliscrive su la Stampae l'Espresso articoli incendiari.Eccone un brevissimo florilegio:«Come alla caduta di altriregimi, occorre una nuovaResistenza, un nuovo riscattoe poi una vera, radicale, impietosaepurazione». Su Craxi:«Quei politici che, come Craxi,attaccano i magistrati diMilano, mostrano di non capirela sostanza grave, epocale,del fenomeno». Sui partiti: «Ipartiti devono retrocedere e alzarele mani». Infine sul garantismo:«Il garantismo, comeogni ideologia preconcetta, èpernicioso». Pera Due, il garantista. Poitra il 1995 e il 1996 la svoltacon l'approdo inprovviso allacorte di Berlusconi e con ilpassaggio al Pera Due, il castigamattidei pm di Mani Pulite.Definisce golpisti i pool di Milanoe Palermo, supplica D'Alemadi «fermare i giudici», invocala separazione delle carrieree l'obbligatorietà dell'azionepenale e fonda la Convenzioneper la giustizia, unmovimento politico che consenteil finanziamento pubblicodel Foglio di Giuliano Ferrara.Intanto nel 1996 SilvioBerlusconi premia il neo adeptoa Forza Italia offrendogliun seggio senatoriale e lo nominaresponsabile per i problemidella giustizia, il trampolinodi lancio verso il ministerodi via Arenula, in casodi vittoria alle elezioni. E a urneaperte, il 14 maggio scorso,quando si cominciano a fare iprimi nomi del futuro governoBerlusconi, l'unico sicuroè proprio lui, Pera, al dicasterodi Grazia e giustizia. L'interessatofa trapelare le primeindiscrezioni sul programma.Fa sapere ad esempio che nonsiederà nella scrivania che fudi Palmiro Togliatti. Presidente nella bufera. Mai conti si rivelano sbagliatiperché l'alchimia politica locostringe a fare il presidentedel Senato. La sua elezione vienesalutata da tutti positivamemtema quando nell'auladi palazzo Madama arriva ladiscussione sulle rogatoriescoppia la bufera. L'opposizionelo accusa apertamente diparzialità. Il giornale spagnoloEl Mundo scrive che il Senatoitaliano presieduto da Perasi è trasformato in un «gallinero».La Bbc chiede le immaginitelevisive dell'infuocata seduta. Di contro l'altro presidentedella Camera, Pier FerdinandoCasini, appare super partese riesce a coltivare buonirapporti anche con l'opposizione.Un brutto colpo per unoche da palazzo Madama nondispera un giorno di fare unpasso ulteriore, quello decisivo,verso il Colle. Un salto chein genere è consentito a chiriesce ad imporsi come personalitàal di sopra delle parti.

Mario Lancisi