Tarantino, l'ex «piccino di bottega» Nei primi tempi alla Lucchese aiutava a fare le commissioni


LUCCA. La nostalgia di San Giorgio del Sannio, il paesein provincia di Benevento dove è cresciuto e ha imparato adare i primi calci al pallone, ormai è un lontano ricordo.Nazzareno Tarantino, classe 1979, si sente lucchese a tuttigli effetti. A Lucca è arrivato a 14 anni, è stato preso sottol'ala protettrice di Lamberto Cotrozzi, il collaboratore dellasegreteria della società che segue i ragazzi del vivaio. Tarantino ha quasi bruciatole tappe con l'esordio, a 16anni, in prima squadra (Lucchese-Chievo,campionato1995-96, allenatore Bolchi).Adesso abita a Pieve San Paolo,a casa della fidanzata Irene,insieme alla famiglia dilei: papà Narciso, mammaRossana e nonna Iva. Ha nostalgia dei luoghidell'infanzia? «Mi mancano soprattuttodue cose: il pane salato, cottoa legna, e la mozzarella di bufala.A San Giorgio del Sannioho la mia famiglia: mio padreAlberto, che fa il muratore;mia madre Colomba, che èsarta; le mie sorelle Annamariae Gerarda e mio fratelloAntonio. Ormai ho perso molticontatti con gli amici di infanzia,vista la lontananza». Che poster aveva in camera? «Ne avevo due: di Maradona,idolo di tanti ragazzi, e diMatthaus perché sono tifosointerista». E stato difficile lasciareSan Giorgio del Sannio appenaadolescente? «Sì perché abbiamo dovutofare molti sacrifici. Soprattuttola mia famiglia che mi hamantenuto finché non ho firmatoil primo contratto daprofessionista. A 12 anni sonoandato nello Staggia Senesee dovevo pagarmi tutto.Quando sono passato allaLucchese, due stagioni dopo,prendevo 300mila lire al meseche mi servivano per i vizi.Al mattino aiutavo la segreteriaa fare delle piccole commissioni:andavo alla posta,alla banca, pagavo le bollette.Il professor Bianchi non volevache rimanessimo a letto finoa tardi. Alle 9 del mattinoeravamo obbligati a firmareun foglio di presenza». E adesso quanto guadagna? «Quasi 200 milioni l'anno.Una parte del mio stipendiolo invio ai miei genitori, a Benevento.E giusto che sia riconoscentenei loro confrontiper quanto hanno fatto perme». Nella Lucchese ha un padreputativo: Bruno Russo. «Una persona squisita, acui devo molto. Spero che continuia giocare ancora per tantotempo, almeno finché nonriuscirò a compiere finalmenteil salto di qualità. Anche semi risponde che smetterò primaio di lui. Mi ripete di noncommettere i soliti errori daragazzino, di essere più maturo,di non giocare di più perla squadra». Cosa rimprovera di più ase stesso? «Se avessi seguito di più iconsigli di Russo e li avessimessi subito in atto forseavrei continuato a stare in serieB. Il problema è che, quandosi è ragazzi, non ci si rendeconto della fortuna che siha a giocare a certi livelli. Mac'è tutto il tempo per rimediare,magari vincendo questocampionato. Ho tanta vogliadi riprendermi quello che misono perso». Cosa fa nel tempo libero? «Faccio shopping con l'amicoGiuseppe, che lavora albar di Bruno Russo, e ascoltotanta musica. Mi piaccionoparecchio quella da discotecae i cd di Gigi D'Alessio. E poi:l'immancabile partita a briscolacontro nonna Iva e lepartite in tv. Seguo molto laLiga, in particolare Barcellonae Real Madrid. Dimenticavo:sono un appassionato ditelenovelas, da Beautiful aCento Vetrine a Vivere. Nonprendetemi in giro, nello spogliatoioc'è chi è peggio di mee guarda Drangonball». Ha fatto qualche investimentocon i soldi guadagnatida calciatore? «Ho iniziato un piano d'accumulodel capitale pressouna banca, su suggerimentodi Russo. Adesso ho intenzionedi acquistare casa, forsenella zona di San Marco». Quando gioca è fischiato,quando è in panchina vieneinvocato. «E il mio destino e le critichele accetto volentieri perchéfanno parte del mestiere.Ma se non provo il dribbling,la giocata o il tiro difficilenon sono me stesso. E il rischiodei giocatori che hannopersonalità». Quanto si arrabbia perun brutto voto? «Evito questo pericolo. Daun anno non leggo più i giornalidel lunedì. Il mio guaio èche mi faccio condizionaredai giudizi della stampa, cisoffro anche se non lo faccionotare e mi arrabbio quandovedo che considerano normaleuna mia bella prestazione.Faccio un esempio. Lo scorsoanno a Reggio Emilia non dovevogiocare e invece Viscididecise di mandarmi in campoall'ultimo momento al postodi Borneo, infortunatosi duranteil riscaldamento. Fecifare gol a Giraldi e Zhabov,ma presi poco più della sufficienza.Mi aspettavo di più». Il ricordo più bello? «La tripletta al Napoli, conla Lucchese nell'anno dellasua retrocessione in C. Perme fu una grande stagione,con 8 gol in 10 partite. A finecampionato mi cercaronoBrescia, Napoli e Salernitana,ma scelsi Empoli perchéera una società che puntavamolto sui giovani». E quello più brutto? «I mesi trascorsi al Prato,nella stagione 1997-98. Sonoandato con presunzione e inveceho sbattuto il muso. Hocollezionato appena 5 presenzee a gennaio sono tornato aLucca, ma non in prima squadra:sono ripartito dalla Primavera».

Fabiano Tazioli