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?I sogni non passano in eredit??: nel libro 50 anni di vita nel kibbuz


LIVORNO. Cosa sognano lenuove generazioni israeliane?In cosa credono i giovani cresciutinelle realt? del kibbuz?Sta davvero finendo l'era di questecomunit? volontarie? Questisono gli interrogativi che loscrittore ferrarese CorradoIsrael De Benedetti, reduce dacinquant'anni vissuti nel kibbuz,si ? posto, rispondendosicon il libro autobiografico intitolato?I sogni non passano in eredit??,protagonista dell'ultimoappassionante appuntamentoculturale del ciclo ?Incontri conil libro?, organizzato dal Comunedi Livorno, in collaborazionecon la libreria Belforte e la Comunit?ebraica. L'incontro, nellasede della Biblioteca Labronicadi via Forte San Pietro, ? statointrodotto dal presidente dellalibreria Belforte, Guido Guastalla.Presente anche l'assessorecomunale alla Cultura, DarioMatteoni. L'opera letteraria racconta lastoria dei kubbuz da cinquant'annifa ad oggi, attraverso i purifatti vissuti in prima personadall'autore stesso, che ha volutolasciare il compito di tirare leconclusioni ai lettori ed ai successori.?L'idea di scrivere questolibro - spiega De Benedetti -deriva dal desiderio che alcuniamici torinesi avevano di conoscerela vita all'interno del kibbuz.Quando non seppi indicareloro un libro che soddisfacessele curiosit? che avevano, michiesero di scriverne uno sullabase delle mie esperienze e cos?feci?. I primissimi kibbuz, il primofu del 1911, ai quali le personeaderivano volontariamente,realizzarono una forma moltorigorosa di comunismo, successivamentemitigata. Ed ? proprioa quest'ultimo che si riferiscel'autore del libro, attraversola sua esperienza. ?Io - si leggenelle ultime pagine - sono natoin una casa col telefono, radio,servizi e bagno, servito da unacameriera e accompagnato ascuola dall'attendente di mio padre.Sono arrivato a Ruchamacinquant'anni fa e ho aspettatoundici anni per avere gabinettoe doccia in casa ed altri ventiper il telefono?. E prosegue: ??stato appassionante lottare giornoper giorno per creare una societ?diversa da quella lasciatain Italia, cercando con ostinazionedi adattare la realt? e di tradurrein fatti concreti l'aspirazionea una comunit? pi? giustae umana?. Il libro non sarebbeprobabilmente venuto alla luce,senza il contributo dei costruttivicolloqui dello scrittore con lanipote. ?Il titolo volutamenteprovocatorio - afferma l'autore -nasce da una discussione conmia nipote Sonia, studentessauniversitaria, decisa a lasciarela vita del kibbuz, nel quale ? nataed ha trascorso i suoi primiventi anni, la quale afferma chele speranze della mia generazionesono ormai svanite e sonostate sostituite da altre?. Ma, inseguito agli avvenimenti chehanno sconvolto il mondo negliultimi mesi, anche la realt? deikibbuz sembra assumere un'altraluce. ?Oggi, rileggendo il libro- conclude De Benedetti -sembra che si riferisca ad un secolofa. Dove sono finiti gli idealidi coloro che, portando al cedimentoil kibbuz, hanno credutonella societ? dei consumi e dell'hightech, dove l'unico limitepareva essere il cielo, e che oggihanno realizzato un mondo diinsicurezza sociale ed economica?Non vorrei cambiare il titolodel libro, ma chiss? che neiprossimi anni, non venga ripropostoil modello del kibbuz, coni suoi principi di pace ed i valoridi solidariet??. - Valeria Volandri