L'anarchico senza memoria «Aiutateci a ricostruire la vita di Franco Serantini, morto nel '72»


Ho letto l'interessantepagina a firma diAdriano Sofri, «Letteredalla prigionia», che dànuovi spunti sulla personalitàdi Giuseppe Niccolai.L'articolo è un'occasioneper capire gli umori, i sentimenti,le idee che attraversanola vita di chi, per i motivipiù diversi, si trova nellacondizione di recluso. La vicenda personale diGiuseppe Niccolai, la suaprigionia, ci rendono sicuramenteun uomo diverso dacome lo abbiamo conosciuto,forse restituiscono alladimensione umana un uomoche per troppo tempo è statosolo catalogato dal gergo politico. Non le scrivo per aggiungerealtro alla vita di Niccolai,non è questo il compitoche mi riprometto né tantomenol'ambito giusto peruna riflessione storica su unuomo che, nel bene e nel male,ha fatto parte della storiadi questa città dal secondodopoguerra sino alla suamorte, ma queste brevi notevogliono richiamare all'attenzionedella città la vicendadi Franco Serantini. Adriano Sofri, nel suo articolo,accenna alla tragicascomparsa del giovane anarchico,e lo fa appunto per ricordarel'intreccio delle vicendebiografiche sue e diNiccolai. Approfitto di questaoccasione per sollecitareuna riflessione sulla storiadi Franco perché mi sembrache spesso il suo caso sia citatoin sottofondo non solonella vicenda processuale diSofri, ma anche nella ricostruzionedella storia dellacittà di Pisa in quegli anni,senza mai però offrire unospaccato umano di questo ragazzoche, sardo di nascita,trovò a Pisa la sua città d'adozione. Infatti, nessuno si domandaoggi, a distanza di quasitrent'anni, cosa può significarela tragica morte dell'anarchicoSerantini - in passatocon un bel libro CorradoStajano presentò unospaccato di questa storia («IlSovversivo. Vita e morte dell'anarchicoSerantini», Torino,1975) - cosa rimanga dellasua memoria, quali traccedi sentimenti e affetti ha lasciatoFranco in chi lo conoscevae che ha avuto la fortunadi essergli amico. Sembra che richiamare lastoria di questo ragazzo sollevipaure e timori di risvegliaredei fantasmi di un passatoche non si vuole più ricordare. Invece, penso che sia oradi fare una corretta riflessionestorica su ciò che successea Pisa tra il 5 e il 7 maggiodel 1972, di richiamarel'attenzione dell'opinionepubblica su come un ragazzodi vent'anni sia morto,uno dei tanti casi dell'Italiadi allora, in un carcere delloStato italiano senza alcun assistenza;sul fatto che tuttigli oggetti personali di Serantini(i libri, i diari, i vestiti),dopo la sua morte furonosequestrati dalle autorità emai restituiti, per cui ogginon ci è possibile leggere lesue lettere e capire i sui sentimenti,le sue aspirazioni ele sue passioni. Anche lui ha vissuto, piùviolentemente e nel brevevolgere di poche ore unacondizione di recluso, ma dilui oggi non c'è più traccia,se non quella della memoria,del ricordo di coloro chelo conobbero. La Biblioteca Franco Serantiniper il trentennaledella scomparsa di Francoha avviato diversi progettiper ricordarlo. Verrà ripubblicato il librodi Stajano - «Il Sovversivo»-; si svolgerà a Pisa un convegnointernazionale di studistorici sugli anni Sessantae Settanta; il Dipartimentodi Storia dell'Arte ha inprogetto uno stage per laproduzione di un videodocumentariosulla vita di Serantini;una giovane regista teatraledi origine greca, CristinaZoniu, sta scrivendo unapiéce teatrale. Ma ciò non basta, vorremmocogliere l'occasione perfare un appello a tutti i cittadini- e sottolineo tutti - di Pisaperché ci aiutino con testimonianzeorali o scritte aricordare Franco, la sua vogliadi vivere e le sue passioni,le sue speranze per unmondo diverso. Ogni ricordo, ogni piccolofoglio, ogni foto o filmatoche aiuti a ricostruire quelperiodo è importante per capiree aiutare le giovani generazionia comprendere lastoria del nostro recente passato.(Franco Bertolucciè direttore della Biblioteca«Franco Serantini»)

Franco Bertolucci