PISA. Chiedo ospitalit? alTirreno per riprendere qui,in pubblico, una discussioneiniziata all'interno del consigliod'amministrazione delTeatro Verdi di Pisa. Ho sotto gli occhi i programmiteatrali di prosa delVerdi, del Politeama di Cascina,del teatro di Pontedera, diquello di Buti e di quello diPomarance (curato dal Verdidi Pisa): alcuni di questi nonsono ancora definiti. Mi vienesubito da porre una domanda:quando sono statipensati e organizzati? Primao dopo il luglio scorso? Primao dopo l'11 settembre?. Alcunifurono gi? imbastiti nellaprimavera scorsa, ma la maggiorparte degli appuntamenti? stata fissata nel settembre.E allora mi viene un'altradomanda: dove vivono inostri organizzatori culturali?Che riflesso vi ?, in questiprogrammi, dei drammi epocaliche stiamo vivendo dadue mesi a questa parte? Nonhanno mai sentito parlare dici? che ? accaduto a Genova afine luglio? E di ci? che ? accadutoa Manhattan a settembre?E della guerra che semprepi? tragicamente ci va accerchiando?Non riesco a contentarmidella risposta percui la produzione teatralenon riesce a montare instantplays, come invece si pubblicanogli instant books. Unaprogrammazione pi? attenta,con antenne pi? sensibili sugliaccadimenti sociali potrebbeadeguatamente sopperireanche alla carenza di produzionespecifica. Sia ben chiaro,non credo affatto che inperiodo di guerra si debbanodare solo produzioni serioseo penitenziali (tutto Brecht intedesco con sottotitoli, per intenderci).Mi sembra che proprioun regista austero comeRonconi abbia giustamentedetto che in tempi difficili bisognadare cose serie che faccianoriflettere, ma anche cosedi puro intrattenimento (loaveva gi? spiegato Truffauttanti anni fa col delizioso film?L'ultimo metr??): ci? chenon si sopporta in questi momentisono gli autori e i lavoriche sanno guardare solo alproprio ombelico. Appaionoimmediatamente vecchi e insignificanti.Purtroppo, in tuttii nostri teatri sono troppigli appuntamenti che ci aspettanoper guardare soltantol'ombelico dell'autore o del regista.Alcuni appuntamentiche spingono alla riflessione,fortunatamente, certo ci sono,come ogni anno, ma sonoancora pochi e quasi maistrettamente connessi ad un'attualit?cos? drammatica. Evolutamente in questo interventonon voglio affrontare iltema della cultura della pace:mi limito a richiamare la necessit?della riflessione sullarealt?. Penso che gli accadimentidi questi mesi e in particolaredi queste settimane potrebberotrovare legittimamente postonon solo nella programmazioneordinaria (attraversoletture, messe in scenasemplici e veloci, appuntamentidi incontro ecc.), ma potrebberocostituire l'asse portantedi quel progetto FareTeatro rivolto agli studenti ealle scuole che dovrebbe essere,fra l'altro, il luogo in cuiintegrare le sinergie fra istituzioniteatrali ancora troppolontane. Si potr? obbiettare che ? unp? cos? in tutte le forme dell'arte.Del resto, di fronte allagenialit? mediatica dell'attaccoalle torri di Manhattan,che in pochi secondi ha spazzatovia cento e pi? anni di cinema,ogni confronto ? (fortunatamente,per certi versi)impari. Ma non ? del tutto veroneanche questo. Certo, sesi va oggi a visitare la Biennaledi Venezia, una rassegnache appariva fragile gi? al momentodell'inaugurazione nelgiugno scorso, oggi sembraun cumulo di inutile ciarpameaccumulatosi fuori tempomassimo. Appare del tutto superfluaanche la rassegna myopinion in corso attualmentea Palazzo Lanfranchi (pernon dire di quella di un certoLauria, che la ha preceduta).Ma vedo che se all'Arsenalesi proietta un bel video sui fattidi Genova la gente fa la filafin da via San Martino. E ilfilm afghano Viaggio a Kandahar,che in tempi normali nessunoavrebbe visto, sta sbancandoil botteghino. Vedo ancheche nella rassegna Affioramenti(voluta dal nostro Comune)conclusasi di recente allaLeopolda almeno un'opera c'eradi un giovane autore (FrancescoMoretti) che aveva passatoil mese di agosto a riflettere(politicamente e artisticamente)su ci? che a luglio era accadutoa Genova e ha prodottoun'installazione molto intelligente,solo apparentemente ingenua.L'autore ha avuto anchefortuna: i vermi veri che sisprigionavano dalle immaginitelevisive di Berlusconi e Scajolasono usciti dalla cassa che liconteneva e hanno invaso lospazio espositivo e poi, l'ultimogiorno della mostra, un'alluvioneha allagato l'interaLeopolda e vermi e Berlusconigalleggiavano su un metrod'acqua: il significato dell'operaa questo punto era chiarissimo.Ma questi sono colpi di fortunache nessun autore pu?aspettarsi ogni volta Concludo: proviamo a fare ostimolare del teatro o dell'arteche rifletta almeno un poco dipi? la realt? che ci sta intorno.Magari affidiamo progetti specificia dei giovani che stannodimostrando di essere, moltopi? di noi, attenti agli eventi eai drammi che ci assediano.* Vicepresidentedel Teatro Verdi
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Ezio Menzione *