ARCHIVIO il Tirreno dal 1997

I suoi occhi brillavano nonostante la malattia Addio compagno Garavini, comunista senza macchia


Quand'era l'ultima voltache avevo incontratoSergio Garavini? Sar?stato il 1995 subito dopo la crisidel primo governo Berlusconinel corso di un drammaticoComitato Politico Nazionale diRifondazione Comunista,quando si doveva decidere la lineapolitica da tenere nei confrontidel Governo Dini che allorasi stava costituendo. Ladecisione di collocarsi all'opposizionespacc? RifondazioneComunista e un gruppo di quadridirigenti tra cui Rino Serrie Garavini, che di RifondazioneComunista erano stati tra ifondatori, usc? dal partito. Daallora non ci eravamo pi? sentitise non in qualche sporadicocontatto tramite Edda Fagniche, pur condividendocompletamente le ragioni delgruppo che lasci? Rifondazione,aveva tuttavia deciso di rimanere,sia pure in aperto dissensocon Bertinotti, nel partito. Per questo, quando l'ho vistolo scorso 24 Aprile, primadella cerimonia commemorativadella Liberazione non eropreparato all'immagine sofferenteche dava di s?. PoveroSergio, era l'ombra di se stessoIl viso scavato, l'alta figuraallampanata e un po' troppocurva, la voce a tratti debole eincerta parlavano da soli. E che pena vederlo, lui chesi vantava sempre di essereuna buona forchetta, spellunzicareil cibo inframezzando i radibocconi con pillole e pillolettedi vario colore Solo gli occhi erano gli stessiche ricordavo: accesi da unapassione che nessuna malattiao sofferenza, pur quanto gravipotevano spengere. E mi piacepensare, ora che Sergio Garavininon c'? pi?, che vi brillassequella fermezza e quella decisione,quell'interesse versola vita degli altri e quella generosacuriosit? di comprenderee di capire che lo avevano portatotanti anni fa, lui giovaneingegnere del Politecnico diTorino e figlio di un industrialead abbracciare la causa deideboli, dei lavoratori, divenendocomunista e dirigente sindacalee politico di primissimopiano: l'artefice della riscossaoperaia dagli anni '60 e '70 dopola sconfitta cocente del dopoguerra.Lo avevo contattatoqualche settimana prima perproporgli di venire a commemorare,come ex partigiano, laricorrenza del 25 Aprile; avevaaccettato con entusiasmo ed ilsuo intervento, tutto teso allasottolineatura delle ragionifondanti della stagione dell'unit?antifascista e della Resistenza,parve a tutti coloro cheLlo ascoltarono un messaggiodi pregante attualit?. Era molto interessato all'ideadi rilanciare l'Anpi comeassociazione antifascista dimassa e come luogo di incontrodi forze che la politica dividevae continua purtroppo a dividerequando, invece pi? fortidovrebbero essere le ragionidell'unit? e ci lasciammo conil reciproco impegno a definireun programma di iniziative:purtroppo il male inesorabileche l'affliggeva e di cui peruna reciproco pudore e rispettonon avevamo fatto parolacon gliene ha dato il tempo.Vorrei ricordarlo cos?: comeuna bella e nobile figura di partigiano,di comunista di combattenteper la causa dei lavoratorie per la libert?.Giacomo LuppichiniRosignano Solvay

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