Castel Boccale, la marsala e i siciliani Sulla scogliera del Romito le più belle torri di tutta la costa toscana


Salendo da Quercianella a Livorno,lungo «la scogliera piùbella del mondo», diceva SidneySonnino dall'alto dellasua fortezza a picco sul Tirreno,dopo la torre di Calafuriaecco apparire, nell'arco di un'insenaturarocciosa, CastelBoccale finalmente rimesso anuovo. Nelle stanze dei suoiundici appartamenti la musicadel mare ci accompagna giornoe notte, ora come un «adagio»,la musica della risacca,ora come un «fortissimo», lamusica del libeccio, con i varitempi intermedi. Più vari isuoi profumi che ci inebrianopasseggiando intorno alla piscinanaturale scavata dai marosinel macigno: profumo di lentisco,profumo di ginepro, profumodi pinastri, profumo di marsala.Marsala? Sissignori. Unprofumo virtuale, come si usadire. La marsala del suo proprietariopiù ricco e più esibiziosista,più fastoso: Hugh Whitaker-Ingham,l'ultimo dei suoicastellani, barone inglese allasiciliana. Siamo nel 1926. Lamarchesa Eleonora Ugolini,fiorentina verace, aveva acquistatoil castello nel 1896 per5500 lire, con l'annesso territoriodi 3700 metri quadri. Nel1901 ampliò il parco sul marecon altri 5650 metri pagati 1300lire. Nel 1911 dette l'addio alsuo rifugio. Fra i successori c'erastato per otto anni il conteRosolino Orlando, di origine siciliana,quartogenito del fondatoredel cantiere navale labronico,due volte sindaco dellacittà, amico dei «signori dellamarsala» che facevano capo aLivorno per l'export del loro vino.E nel 1926 arriva un rampollodi questi «signori». Lo sappiamo: gli inglesi hannocreato in Sicilia l'industriadella marsala con i Woodhouse,gli Ingham, i Whitaker. Ilpadre di Hugh, Willie Whitaker,ha appena ereditato daBenjamin Ingham, suo cugino,quattro milioni e mezzo di sterline.Uno splendido biglietto dipresentazione per il giovaneHugh che, ospite a più ripresedegli Orlando, si era innamoratodel castello. Livorno era entrata da temponella storia dei «signori dellamarsala». Non solo perché ilsuo porto era il centro di distribuzionedel loro vino in Italia,non solo perché il cantiere Orlandoera legato alle loro attivitàarmatoriali, ma anche perchéa Livorno l'ultimo discendentedei Florio, Ignazio junior,aveva sposato la bellissimaFranca di San Giuliano.Un matrimonio senza clamore,per sfuggire alle critiche di Palermodove il loro rapporto (unborghese impenitente donnaiolo,per di più in cattive acque,che sposa una baronessina appenaventenne) aveva innescatoodiose malignità. Le nozzefurono celebrate l'11 febbraio1893 nella chiesa di Sant'Iacopo.Uno dei testimoni era LuigiOrlando. Poi il «sì» in municipio,con Rosolino Orlando «assessoredelegato». Francesca (di qui Franca)Florio, è stata cantata da D'Annunzio,nel giorno del suo matrimoniolivornese: «Alta, snella,pieghevole, ondeggiante, hail passo di una levriera». Livornoritorna nella sua vita tre annidopo, settembre 1896, quandoil padre s'infrange con ilpanfilo sugli scogli della Meloriae perisce nella tempesta.Lei stessa, ormai 77enne, si spegnevicino a Livorno, il 10 novembre1950, nella tenuta diMigliarino Pisano, ospite dellafiglia Igiea che nel 1921 avevasposato il marchese AverardoSalviati.Una gigantesca ereditàdi 4 milioni di sterline Livorno e i «signori dellamarsala» sono legati a doppiofilo. La crisi economica dei Florioraggiunge il culmine nel1909 quando Ignazio cancellala commessa di uno yacht dafavola al cantiere Orlando. Evidentementei Whitaker-Inghamsono in tutt'altro statodei Florio se, vent'anni dopo,gli Orlando accolgono a bracciaaperte il giovane Hugh. L'ereditàdi quattro milioni e mezzodi sterline è una iniezione didenaro fresco per Livorno orfanadel porto franco. Più ambiziosodella marchesa Ugolini,il Whitaker-Ingham intende faredel castello una residenzalussuosa. Vanno di moda i castellialla Walter Scott e di conseguenzal'architetto Cecil Pinsantedà al Boccale la vesteneo-gotica conservata fino adoggi. Nel suo atto di nascita, CastelBoccale figura come torrea difesa del porto pisano, peravvistare il naviglio nemico esegnalarlo al centro operativosull'Arno con la trafila dei segnaliottici. Poi, ristrutturatadai Medici, fu la sentinella piùavanzata sulla Costa Etruscacontro le razzie dei corsari barbareschi. La torre ha ispirato il Boccaccioche, nella decima novelladella seconda giornata del«Decameron», vi ambienta l'episodiodi una bella pisana TolomeaGualandi, sposata giovanissimaall'anziano giuristaRiccardo di Chinzica. Senza carezzee senza amore, con il maritocurvo sui codici dalla mattinaalla sera, Tolomea trascorrenella torre una breve parentesidelle ferie estive che li segnalanoa Montenero. Scesi almare per qualche giorno di bagnature,e alloggiati nella torre,Tolomea si fa notare (in costume?)da un pirata rubacuori,Paganino, di buona famigliamonegasca, che infesta il Tirrenocon una galeotta truccatada peschereccio. Paganino sinasconde in una grotta marinaa due passi dalla torre e attendel'occasione propizia. L'occasione giunge con unabattuta di pesca in barca organizzatadal giudice con i suoiamici. Le mogli li seguono suun'altra barca. E il momentogiusto. Paganino balza fuoridalla grotta, incita i vogatori,piomba sulla barca delle donne,rapisce Tolomea e si allontanarapido come il vento. Inutilile ricerche. E Tolomea, primadi giungere a Monaco, cedealla corte di Paganino, com'èregola nelle vicende boccaccesche. Dopo qualche tempo il giudice,scoperta l'identità del rapitore,va a Monaco e affronta ilproblema del riscatto. Ma Tolomealo blocca: «Ho trovato l'amoree qui rimango». Con durezzaaggiunge: «Qui mi pareessere moglie di Paganino, et aPisa mi pareva esser vostra bagascia».Ricciardo torna indietrodistrutto. E il ridicolo lo ucciderà.Così Paganino può sposarel'ardente Tolomea. Inventato o meno, l'episodioha giustamente la sua sede nellatorre del Boccale: lo proval'attigua spelonca chiamataGrotta del Pirata. E un vero talento mostra dipossedere Hugh Whitaker-Inghamtrasformando CastelBoccale in un arioso gioiello. Icronisti della buona società cidescrivono il castellano inglesedi Sicilia come un intellettualedi gran gusto, collezionistadi giade e di tappeti, di argenti,di cristalli, e ci assicuranoche «le sue dimore sono arredatestupendamente». Insomma,Livorno ha la fortuna diavere accolto un uomo raffinato.Anche se dei Whitaker hale estrosità spettacolari, definiamolea questo modo. Ci giunge notizia, ad esempio,di una sua zia che a Palermoama sfilare in carrozzaaperta, nel centro, tenendo suuna spalla un loquacissimopappagallo, legato ad una catenad'argento, e che di conseguenzaè stata soprannominata«la signora Whitaker pappagallo».E di uno zio, al quale sidevono gli scavi nell'isola feniciadi Mozia, davanti a Marsala,che stanco di veder ballare isuoi invitati nel salone dellasua villa, esclama perentorio:«Se fossi a casa vostra io oraandrei a casa mia».Applausi al Politeamaper Franca Florio Dobbiamo al giovane HughWhitaker-Ingham i racconti,che fecero subito il giro di Livorno,sull'ovazione ricevutada Franca Florio al Politeamadi Palermo, quando si affacciòal palco durante una recitadi Lina Cavalieri, amanteormai notoria di suo marito.Gli spettatori balzarono inpiedi voltando le spalle al palcoscenicoe l'applaudironolungamente. La notte stessaLina Cavalieri abbandonò Palermo. Un'altra storia su donnaFranca? Ignazio Florio chiamaa Palermo il celebre pittoreBoldini perché ritragga lamoglie in una posa regale, degnadel titolo che le è stato attribuito:«regina di Palermo»,appunto. E Boldini, invece, sedottodalla sua bellezza, la dipingein modo diverso. DonnaFranca viene immortalatacon un accenno di «mossa» eha un qualcosa di voluttuoso.Ignazio va su tutte le furie. Rimandail ritratto a Boldini,perché lo corregga. Boldini loritocca, ma con ostentata trasandezza.Tiriamo le somme:per molti anni Castel Boccalefa parlare di sé grazie ai denari,alle eccentricità e alle indiscrezionidi Hugh Whitaker-Inghamche ha sempremolti ospiti di riguardo nelsuo salotto o, l'estate, all'ombradelle sue tende sulla scogliera.Non sorprendiamoci,allora, se fino agli anni Quaranta,a Livorno, per meritoanche dell'esteso consumodella marsala, Ingham divienesinonimo di bello e di elegante.Al punto che una bellaragazza, un bel film, un belvestito, riceve l'aggettivo «Ingham»tradotto in «ingamme»dal vernacolo livornese.«Quella ragazza è proprio ingamme»si diceva. E così unfilm, un vestito. Castel Boccalerimane dei Whitaker-Inghamfino al 1960. Poi l'abbandono.I tentativi di restaurlosono ostacolati dalla burocrazia.Nel 1998 un gruppo livorneselo rileva portandolo anuovo splendore e dividendoloin appartamenti di lusso.Oggi Castel Boccale è tornatopiù «ingamme» di prima. Eprofuma di lentisco, di ginepro,di pinastri, di salsedinee, virtualmente, per chi leggela storia, anche di marsala.

Aldo Santini