Una giornata alla scoperta di affreschi e sculture sapientemente incastonati tra suggestive viuzze Quattro passi tra arte e storia Castagno, un antico borgo trasformato in museo all'aperto


PISTOIA. Iniziata da poco l'estate del 1977, fu inaugurato a Castagno di Piteccio il museo all'aperto di affreschi e sculture. Un critico d'arte che da qualche anno dimorava in paese nella bella stagione, Tommaso Paloscia, aveva chiamato un gruppo di artisti, fiorentini e pistoiesi, a rinnovare l'antico borgo con l'arte contemporanea. Il successo fu oltre le aspettative ed oggi Castagno è tra i musei che la stessa Regione invita a visitare. Pagine d'arte moderna, insomma, in un libro popolare di vecchie case protette da una chiesetta di aspetto seicentesco, restaurata da Francesco Gurrieri. Un giorno a Castagno, usando il linguaggio dei padri, è un tuffo nella natura e nel tempo, visto che i dodici affreschi rappresentano i mesi dell'anno. Le sculture sono oltre quaranta, «a corollario - si legge in un dépliant turistico di qualche anno fa - di un genuino discorso umanistico». Si raggiunge Castagno risalendo l'Ombrone fino a Piteccio e poi svoltando a destra; oppure col treno Pistoia-Porretta. Tommaso Paloscia descrive così l'arrivo in paese: «Il visitatore si accorge prima delle strutture del borgo, delle stupende pietre grigie che ancora sono gli elementi costitutivi delle case, delle architetture semplici e affascinanti; poi, a poco a poco, si avvede delle opere d'arte dislocate come un arredamento in studiata simbiosi con i muri e le viuzze senza sopraffarne l'ordine e l'estetica». Si scopre insomma nel borgo un'arte varia in un ambiente che la protegge così bene che si potrebbe pensare costruito dopo. Esperti e critici vi possono trovare motivo di discussione nella diversità poetica, ma la magia è che anche l'uomo qualunque si sente un esperto. A Castagno probabilmente lo è, perché recepisce con naturalezza i messaggi estetici contemporanei, garantiti e dettati da artisti di prima grandezza. I nomi non lasciano dubbi. Da gennaio a dicembre: Silvio Loffredo, Giuseppe Gavazzi, Renzo Grazzini, Arnaldo Miniati, Vinicio Berti, Quinto Martini, Luciano Guarnieri, Bruno Saetti, Antonio Bueno, Fabio De Poli, Luca Alinari, Alfredo Fabbri. Si consiglia il percorso dal basso in alto. L'appuntamento a sorpresa con l'arte è dietro l'angolo, sotto un'altana o nel vano di un vecchio portico. Comunque, conviene andare romanticamente: dove ti porta il cuore. In aggiunta agli affreschi, oltre quaranta sculture contendono alle storiche case il premio della bellezza. Anzi no: visto il perfetto accordo fra loro bisogna dare alle case e all'arte un salomonico ex aequo. Non è il caso di fare l'elenco delle sculture. Tuttavia ne citiamo alcune a titolo di esempio, riservando al turista il gusto del loro «ritrovamento»: Antonio Berti, «Mater amabilis»; Marcello Tommasi, «Adolescente»; Giuseppe Gavazzi, «Maternità»; Venturino Venturi, «Scultura in ferro 1974»; Jorio Vivarelli, «Crocefissione»; Quinto Martini, «La ragazza della fonte»; Gino Terreni «Annunciazione»; Chiara Coda, «La madre». Si procede verso la chiesa. Il sacro edificio, splendidamente restaurato da Francesco Gurrieri per conto della soprintendenza, un quarto di secolo fa, mostra di nuovo le originarie strutture del 1200-300 e rivela i successivi interventi cinquecenteschi e settecenteschi. Sono anche tornati alla luce affreschi decorativi e figurativi del 1300 (si veda in particolare un dipinto di scuola pistoiese), e le pietre sottratte al castello, esistente in antico. Alla fine sono nati nel borgo una coscienza estetica e, consequenziale, uno dei primi concorsi di pittura extempore così di moda nel secondo Novecento. Luigi Bruno Bartolini fu il primo vincitore nel 1960; Marcello Lucarelli e Lindo Meoni furono primi, rispettivamente, nel '64 e nel '65. Anche a loro e ad altri il Castagno ha portato notorietà.

Paolo Gestri