Da Ario Cantini al «cantore» Aldo Santini


LIVORNO. Ha fatto le cosein grande l'Associazioneinternazionale «Toscaninel Mondo» nell'intrattenimento«ricordi graficidella Livorno scomparsa»:nella suggestiva cornicedell'Hotel Rex si è svoltonella sala conferenze gremita(un pullman, anche,pieno di soci pisani...accoltida applausi all'arrivo)un incontro culturale cheha riscosso grande successo.Il merito va alla presidenteGiuseppina Rossiche ne ha legato le varie fasi,ma era tale l'arco di forzeassociative presenti cheil «valore aggiunto» è statoenorme. Merito, dunque,anche ai presidentidell'Associazione Amicidei musei Livornesi (A.Maria Tomassi), Fondoper l'ambiente italiano(Marcello Murziani), Soroptimistclub (M. GloriaGiani Tei). Un ringraziamento particolareè stato espresso allaCassa di Risparmi di Livornoper il contributo datoalla manifestazione. Le«memorie» della Toscana,in questa entusiasmantetornata, hanno trovatousbergo nei ricordi fissatisu tante «cartoline», nellasua vita, dal novantennepittore Ario Cantini, presentee festeggiatissimonella serata e del quale abbiamoparlato a lungo insede di presentazione dell'evento. Questi meravigliosi bozzettiacquerellati, veri «appuntamenti»(ma Fattorinon era famoso anche perla caterva dei suoi «taccuinidi appunti»?) sono statiribaltati in diapositive eproiettati nel salone, insiemealla fantasmagoria dicolori di altre opere dei nostri«grandi», da Fattori aNatali. Due, gli illustricommentatori: con un tagliostorico/pittorico daparte di M.T. Lazzarini, direttoredel compartimentostorico dell'arte della Sovraintendenzadi Pisa; contaglio storico/architettonicoda parte di RiccardoCiorli, architetto dell'Archiviodi Stato di Livorno. Ne è venuto fuori un veroevento artistico. Nell'excursusdella «Livorno chefu» si sono riviste tante vestigia:una «storia» importante,una rievocazionecommossa che Cantini hafissato dal 1930 in poi e inoltreda stampe antiche personalmenteinterpretate. Una specie di «little Europaante litteram». In questasarabanda di ricordi edi vicissitudini della «Livornoche fu», il terzo uomo,tra cotanto senno dicommentatori, non potevaessere che Aldo Santini:un mito, nel cantar d'amoree di taverna, a Livorno.E sempre un piacere sentirloparlare: è stato breve, ebravo. Figuriamoci, cantore digesta labroniche dal dopoguerraad oggi, se Santinisi lasciava sfuggire l'occasionedi snocciolare un peana,commosso, all'amicoCantini. Ne ha decantatol'opera di artista ed il valoredi tecnico del Comune.Ha paragonato la sua pittura,scabra ed essenziale della«Livorno che fu» allapoesia del ricordo e del disincantodel grande Caproni.Ha mandato in solluccherol'uditorio con la letturadi due brevi poesie delpoeta livornese, incantevolinella loro forma essenziale.Con un pistolotto finalein onore di Ciampi ha infiammatol'uditorio. Conquel «do di petto» di Santiniè finita la cerimonia ufficiale.Siccome poi, tra ninnolie nannoli si era fattal'ora del desio, e siccome idiscorsi li porta via il ventoi soci sono passati alla fase...dellagrantavolata.

Fosco Monti