Mons. Volpi riposa in S. Gemma Traslata nel santuario la salma del fondatore degli Artigianelli


LUCCA. I resti mortali di mons. Giovanni Volpi sono statitraslati dall'oratorio degli Angeli Custodi al Santuario diSanta Gemma, sua grande figlia spirituale. La liturgia eucaristicaè stata presieduta da mons. Primo Chicchi, vicario generale.Con lui hanno concelebrato diversi sacerdoti tra i qualimons. Tullio Cappelletti, vicario generale di Arezzo, padreAdolfo Luigi, provinciale dei Passionisti, padre Giovanni Zurlani,postulatore generale dell'ordine, padre Luigi, consultore,mons. Giovanni Nanni, vicario dei religiosi. Al rito era presente il sindacoPietro Fazzi. Mons. Volpinacque a Lucca il 27 gennaio1860, fu ordinato sacerdote il3 giugno 1882 e vescovo ausiliaredi Lucca a soli 37 anni.Pio X lo nominò vescovo diArezzo, dove fece il suo ingressol'8 settembre 1902. Apprezzatogià da Leone XIII, definitodallo stesso: "il santo diLucca", fu amico e collaboratoredi Pio X, ma, per la causamodernista ebbe a soffrirecon il successore BenedettoXV. Accusato dai Canonici diArezzo, nel 1917, per la sua intransigenzanei confronti delleidee moderniste e liberali,e per i difficili rapporti con ilclero, nel 1919, su invito dellostesso pontefice lasciò Arezzo.Morì a Roma il 19 giugno1931, in parte riabilitato pergli incarichi di fiducia chePio XI gli aveva nuovamenteconferito. A Lucca fu sempreaperto e sensibile nei confrontidi numerosi problemi sociali.Ispirandosi alle opere didon Bosco, raccolse i bambiniabbandonati e orfani, fondandol'Opera degli Artigianelli.Ma, fu anche un grande direttorespirituale, confessore diSanta Gemma Galgani e dellaBeata Elena Guerra, e suo sostenitore,nella fondazionedelle suore Oblate dello SpiritoSanto. Di lui è in corso lacausa di beatificazione, iniziatail 13 dicembre 1961 sotto ilpontificato di Giovanni XXIII,da poco tempo dichiarato Beato.Nel corso della celebrazionedi ieri mattina, mons.Primo Chicci ha illustrato lafigura di mons. Volpi, comesacerdote di carità, vescovo euomo di profonda dottrina,che ha saputo soffrire in silenzioe sempre sorridente. E'stato particolarmente significativol'intervento del rappresentantedella diocesi di Arezzo,che dopo ben ottantun anni,a nome della chiesa aretinaha chiesto perdono per lesofferenze causate al vescovoGiovanni. Ma, i santi, nel corsodella loro vita, difficilmentesono compresi e applauditi.La gratitudine è rimandatasempre post mortem.