il Tirreno — 25 ottobre 2000
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sezione: GROSSETO
GROSSETO. Non può essere posto sotto sequestro il peschereccio che sia sorpreso ad esercitare attività di pesca a strascico a meno di tre miglia dalla costa o comunque in fondali inferiori a cinquanta metri. Lo ha sentenziato - almeno in tre occasioni - il tribunale di Grosseto, affermando che il reato che viene contestato è punibile, ma con la sola sanzione amministrativa. In tutti e tre i casi che hanno riguardato armatori di Castiglione della Pescaia, il tribunale (giudici il dottor Giovanni Puliatti e la dottoressa Carla Santese) ha accolto la tesi sostenuta dal difensore, avvocato Fabio Tavarelli. Sentenze destinate a creare scalpore, visto il clamore delle polemiche che da anni stannop infiammando - sopratutto sul litorale della Maremma - quanti (ambientalisti, ma anche pescatori) puntano il dito contro quei pescherecci che, costantemente, si avvicinano alle coste dove la pesca a strascico è severamente vietata e con le loro reti, armate da possenti catene, arano letteralmente i fondali causando, secondo quanti li contestano, la distruzione della flora subacquea e devastando aree di riproduzione del pesce, con danni che sono incalcolabili per le future presenze ittiche nei nostri mari. Queste le contestazioni, che la legge 963 del 1965 sanziona in via amministrativa con pene pecuniarie che vanno da uno a sei milioni di lire. Agli inizi degli anni '90 però l'allora procuratore della repubblica di Grosseto dottor Pietro Federico introdusse una interpretazione di un'altra legge, la 635, sostenendo che chi pescava in queste zone proibite, dal momento che danneggiava anche il fondale marino, incorreva nel reato di danneggiamento aggravato, il che comportava il sequestro probatorio e preventivo del peschereccio, obbligando l'armatore a ricorrere al tribunale della libertà per far togliere il sequestro. In termini di tempo per dieci-quindici giorni il peschereccio non poteva prendere il mare, e ciò significava un danno notevolissimo per l'armatore. Sostenendo la difesa di tre armatori di Castiglio della Pescaia che doveva rispondere di episodi diversi, ma per lo stesso reato, l'avvocato Fabio Tavarelli ha affermato la tesi che non può essere emesso il sequestro facendo appello a danneggiamenti ambientali se non si prova che proprio quel peschereccio ha causato il danneggiamento o addirittura che ci sono delle specie che vengono danneggiate dall'azione illegittima. Non solo, ma - ha sostenuto l'avvocato Tavarelli di fronte ai giudici in tre diversi procedimenti - questo presunto danneggiamento non sarebbe comunque punibile in base alla legge 635 che non prevede il danneggiamento del fondale mariro. Resta la legge 963, ma questa punisco solo con la sanzione amministrativa. I giudici hanno accolto questa ipotesi difensiva.