L'Ercole del grande Livorno Parla Eto Soldani: «La mia storia, da Sandokan a Picchi»


Le pagine e le fotografieche lo ricordano ingiallisconosempre di più. Mail mito non si scalfisce e inquesto caso, insieme agli Scarronzoni,ai Nadi, a Montano,Magnozzi, Pitto e ArmandinoPicchi, rappresenta la gloriasportiva, e non solo sportiva,di una città: il mito del grandeLivorno del 1942-43, gli amarantobattuti per un solo punto,più giusto sarebbe dire derubati,dal grande Torino diMazzola e di Loick, nella corsaallo scudetto. Un qualcosadi veramente indimenticabile,patrimonio di ogni livorneseche si rispetti. E non importase, purtroppo, coloro che hannoletto o sentito dire ormaisuperano alla grande quelliche hanno potuto vedere. Eto Soldani, classe 1922, settantanoveanni il prossimo 9aprile, i natali a Uliveto Terme,provincia di Pisa, ma ormailivornese a tutti gli effetti,era (e rimane: ha un fisico cheancora sembra scolpito nelbronzo) l'Ercole di quel magicogruppo di fantastici calciatoriche oggi "schiera" al suofianco i soli Del Bianco, Miniati,Spagnoli (tutti e tre rimastia Livorno) e Piana, il piccologrande Teresio che vive adAlessandria, dove per tanti anniha fatto il vigile urbano. Eproprio a Eto Soldani, che a Livornosposò nel 1948 la signoraMaria Giovanna Betti, conla quale vive, esempio di affiatatissimacoppia, in BorgoCappuccini, ci siamo rivoltiper rivivere, attraverso la suaepopea anche quella del calciolabronico. LA CARRIERA - «Dopo i primicampionati con i "Liberi" aUliveto - racconta Soldani - lamia vera attività, non devonovolermene i livornesi, comincianel Pisa in serie B. Tre lestagioni in nerazzurro,1939-'40, '40-'41, e '41-'42, nellequali ho l'occasione di giocareal fianco di Gino Merlo e diquell'Arturo Silvestri che alMilan sarebbe diventato "Sandokan".E di questi tempi è anchela mia unica, sfortunata(ma per colpa mia), avventuracon la maglia azzurra dellaNazionale. Con Santagiuliana,stopper del Vicenza, siamo gliunici convocati della serie B eio devo giocare perché è notoche Vittorio Pozzo è solito farmangiare al suo tavolo gli undiciprescelti che sono: Franzosi,il sottoscritto, Piacentini,Todeschini, Parola, Toppan,Edmondo Fabbri, Ispiro, Cappello,Baldini e Aldo Puccinelli.Ma cosa succede? Io non hoaccompagnatori, Ballarin chenella Triestina gioca per metàcentravanti e per l'altra metàterzino, ne ha invece uno chesmuove un grosso casino, finchéPozzo non mi chiama e midice: "Ti ho già detto che avrestigiocato, ma lo farai a metàcon Ballarin, un tempo te e untempo lui". Avevo diciannoveanni, e accidenti, anche il miocarattere, mi sentii vittima diun'ingiustizia e risposi: "Commendatore,guardi, io possoanche rimanere fuori"». «Peccato, - continua - giocòBallarin, battemmo 3-0 l'Ungheriae io in Nazionale non cigiocai mai più. Pozzo infattimi richiamò una volta insiemea Capaccioli, ma subito midisse: "Mi dispiace, l'occasionela perdesti quel giorno, maora ho scoperto un terzino fantasticoe quello, scalzarlo, èdavvero difficile". Aveva ragione,quel terzino era Maroso». «VE L'ABBIAMO RUBATO» -«Me lo disse Ellena, giocatoredel Torino col quale ero amico- ricorda Soldani - e me lo ripeteronoGallea e Cadaro, altrigranata, quando mi trovai agiocare con loro nel '44-'45,campionato di guerra. E naturalmenteparlavano dello scudettodel '42-43 che doveva esserenostro e invece rese feliceil Torino. Ce la fecero grossae ancora non mi va giù quelladannata partita fra la Lazioe i granata, che noi amarantobattezzammo: "la partita dellozoppo". Pensate, nella Lazionon scende in campo Piola eal suo posto viene schierato ilgiovane slavo Borici che addiritturas'infortuna. Bene, lesquadre sono sul 2-2 e alla Laziodanno un rigore. Sapetechi lo batte? Proprio Borici, lozoppo, che lo sbaglia favorendocosì la vittoria del Torinoche infatti segna e chiude sul3-2. In quella giornata avvenneil sorpasso del Torino, unpunto di vantaggio che avrebbemantenuto fino alla finedel torneo, anche per un'altracoincidenza fortunosa: l'1-0del Toro sul campo del Barinell'ultima giornata, gol diMazzola a 5' dal termine». «Io comunque - va avanti ilbuon Eto - di quel campionatoche vide il mio passaggio dalPisa al Livorno, giocai le ultimenove partite, al fianco diDel Bianco, prendendo a sinistrail posto di Lovagnini. Primaero rimasto bloccato dalservizio militare, il Car a Rieti,poi alla Stanic. Ma nel Livorno,dopo i due anni deicampionati di guerra (io giocavonel Novara con Piola, Ferrarise Zidarich e arrivammosecondi nel raggruppamentoPiemonte-Lombardia, battutisolo dal Como di Lovagnini)sarei tornato a giocarenel '45-'46 e nel '46-'47, questavolta a destra in tandem coltutto sinistro Lovagnini». MAGNOZZI E IL SISTEMA -«L'addio alla maglia amaranto- spiega Soldani - lo dettaronoMagnozzi e il sistema. Arrivòinfatti il Motorino e mi disse:"Noi quest'anno giocheremocol sistema e io, al sistema,non ti ritengo adatto. Ilmio titolare è Tuccini, se vuoirimanere rimani, ma forse èmeglio se ti trovi una squadra".Mi volle il Napoli che inquella stagione cambiò tre allenatorifinché non arrivò FeliceBorel che, guarda un po',usava il sistema. Potete immaginarecome mi sentii e infattidissi al mister che conoscevobenissimo: "Guardi, sor Felice,che io al sistema non sonoadatto". Risposta: "E chi tel'ha detto?. Tu giocherai e vedraiche giocherai anche bene".Fatto sta che giocai col sistemaanche nel Napoli diMonzeglio (lo avevo già avutocome tecnico nella Nazionalemilitare) che avrebbe conquistatola promozione in serieA. E poi, sempre con Monzeglio,segnando anche un golsu azione, in serie A, in un Napoliche si sarebbe classificatosesto assoluto». CON ARMANDINO - «DopoNapoli, finii a Siena, ma nonebbi fortuna. Non c'era una lira- dice Soldani - io difesi ipiù giovani che non sapevanocome andare avanti e finii pertornare a casa dove, giocatoree allenatore del San Frediano,in promozione, iniziai la miabreve carriera di mister. Unacarriera però che non mancòdi darmi tante soddisfazioni,visto che ebbi modo di allenareanche Armando Picchi eCapecchi. Armandino era unmediano, ma lo feci giocare ancheda terzino e da stopper emi ricordo come fosse ora diavergli detto: "Quando ti saraitolto il complesso del gioco ditesta, diverrai un granmdecentrale". Altri ricordi: «A fine stagioneil Livorno chiese "Curino"Capecchi, ottimo senso delgol, un grande giocatore senon fosse stato un po' apatico,e io dovetti fare i salti mortaliper convincere i dirigenti amarantoa prendere anche Picchi.Ricordo il viaggio in "500"che feci con Leo Picchi, NiniNeri e Cecco Bosi, l'allora direttoredello stadio, per andarea firmare il doppio contrattoe ricordo anche Armando,oltre che grandissimo giocatore,anche grandissimo uomo.Venne a Uliveto, mia secondatappa da tecnico - lì allenai ancheun giovanissimo Taccolache poi sarebbe passato allaRoma (dove morì, vittima diun attacco di cuore) - premiatocon una medaglia d'oro, dopoaver vinto Coppe campionie scudetti, e mi dava ancoradel lei. Lo sapete che dovettiobbligarlo perché mi desse deltu?». OREFICE E BISNONNO - Lacarriera di tecnico finì quandopensarono di affiancargliuna commissione sportiva.Nacque così, il negozio in viadella Madonna, il Soldani oreficee orologiaio, attività cheabbandonò per un "generi alimentari"in Borgo Cappuccini,vicino a casa, laddove 4 annifa, regalissimo di Natale delfiglio Stefano sarebbe arrivato"Lapo", un cucciolo di Beagleinglese (aveva 50 giorni)che ora è il primo amico diEto e della moglie che lo trattanocome un... nipotino. E aproposito di nipoti, ecco anchegli eredi calcistici: se attraversoStefano, Eto e signorasono divenuti bisnonni dellapiccola Giada, grazie al figliopiù giovane Sergio, eccoli infattinonni di David, 17 anni,una vera e propria promessadel calcio che, proprio in questigiorni, ha dovuto operarsi,menisco e lesione del crociato,nella clinica lucchese delProf. Castellacci, e di Jacopo,11 anni, altro talento sicuro,tesserato per il Villaggio Emiliodi Stagno. E se sono rose...

Vinicio Saltini