Carolina, violentata due volte Esce «La bugiarda», atto d'accusa contro il padre e la legge


Una brutta storia, quella di Carolina. Una storia di doppia violenza, e proprio da parte di coloro da cui ci si aspetterebbe protezione e tutela. Il padre, la legge. Carolina è stata violentata due volte. Sulla sua terribile esperienza ci ha scritto un libro, simbolo della sua caparbietà e della sua volontà di non arrendersi: il libro si chiama «La bugiarda» (Pironti editore, pp. 112, L.18mila). Lei si firma Carolina T., e l'ha voluto intitolare così perché così è stata definita. Una bugiarda. Suo padre ha abusato a lungo di lei bambina e adolescente: da quando aveva quattro anni, oggi ne ha 17. Nessuno le ha voluto credere. La legge non l'ha protetta e il suo è diventato un caso soltanto editoriale: Carolina ebbe la forza di confessare il suo dramma cinque anni dopo i continui soprusi del padre, ma non poteva immaginare che il suo incubo sarebbe continuato dentro un'aula di tribunale fino a sentirsi dare della bugiarda con un verdetto che scioglieva il padre-padrone da tutte le accuse, come se Carolina si fosse inventata tutto. Per capire tuttavia i motivi di questo verdetto bisogna sapere, e Carolina lo scrive chiaramente, che il padre è un noto e insospettabile personaggio dell'alta borghesia romana. Con amicizie potenti e altolocate. La denuncia di Carolina diventa così un calvario infinito fatto di perizie psichiatriche, minacce esplicite, interrogatori a raffica, che le imporrà sulla schiena una croce troppo pesante per la sua giovane età, e incurante delle sue grida, finirà per farla crollare sotto una infamante sentenza che la dichiara bugiarda. Carolina è vittima di due padri snaturati: il suo naturale, bieco personaggio descritto nella sua presunta onnipotenza, e lo Stato con i suoi meccanismi della giustizia corrotti dalla ruggine del potere. Questo Grande Padre snaturato violenta insieme a Carolina tutti i cittadini: è legittimo pensare che se Carolina fosse stata figlia di un poveraccio, quel poveraccio sarebbe stato probabilmente assicurato alla giustizia in men che non si dica, tra avvocati contenti di apparire in tv, tra la riprovazione della gente che non sapeva, non immaginava, non avrebbe mai detto, o avrebbe avvertito un altro brivido di sdegno leggendo sui giornali l'ennesima storia del padre pedofilo che approfitta dei figli. Invece il padre di Carolina è ricco e importante, potente e temuto. La sentenza del tribunale si baserà su una relazione psichiatrica di parte, perizia richiesta dall'imputato e redatta da un esperto che nemmeno ha mai visto Carolina, non le ha mai parlato, ma si è arrogato il diritto di giudicarla plagiata dalla madre. Già, perché l'atto estremo di violenza di un uomo verso le donne non è stato solo fisico: oltre a violentare la figlia e picchiare la moglie, il potente pedofilo ha fatto in modo che risultassero ambedue psicolabili, con una madre che per vendetta mette su la figlia debole e le inculca la fantasia di essere stata violentata dal padre. Inattendibile: così è stata giudicata Carolina. Lei non si è arresa: ha scritto questo toccante libro pieno di rabbia, ha creato un sito Internet, www.carolina.com, per denunciare la sua storia al mondo e dialogare con i suoi coetanei afflitti dal suo stesso disagio. Un modo per riappropriarsi della sua vita, un grande atto di coraggio, quello di far tesoro di una tremenda esperienza e cercare di volgerla in positivo usando proprio la Grande Rete, strumento più volte messo sotto accusa proprio per il proliferare di siti Internet ad uso e consumo della pedofilia. Il sito di Carolina è semplice, azzurro, appena un gabbiano lo abita: qui Carolina parla di sé, e la aiutano le dichiarazioni di Tina Lagostena Bassi, Danila Bonito, Lidia Ravera, Alessandro Meluzzi. Nomi della cultura e del giornalismo si sono stretti solidali attorno a questo progetto. L'avvocata Lagostena Bassi ha anche scritto la prefazione a «La Bugiarda»: nota per il suo impegno politico e civile, nonché coautrice della legge contro la violenza sesuale approvata nel febbraio del 1996, ha preso a cuore il caso di Carolina T.: «mai le leggi - scrive - sono state applicate in maniera tanto distorta come quando la vittima è un bambino che ha subito il più grave di tutti i delitti: gli sono stati uccisi, e per sempre, i sogni».

David Fiesoli