IN UN LIBRO I PERSONAGGI DELL'«USSERO» Quel Caffè ha segnato la storia d'Italia Ritrovo di Byron, Guerrazzi, Carducci, Fucini, Mazzini, Marconi


PISA. C'è stato un periodo in cui Pisa era «un nido di uccelli canori» per quei poeti che lì trovarono un «paradiso degli esuli». La frase è di Mary Shelley ed erano gli anni Venti dell'800. A Pisa soggiornava Lord Byron, Leigh Hunt e sarebbe arrivato anche un ospite eccellente della Shelley, John Keats, se non fosse deceduto lungo il viaggio. In quello stesso periodo Pisa era anche un covo di rivoluzionari. Ed ogni covo ha una sua ubicazione: il caffè dell'Ussero. Prendendo spunto dal rinnovo degli ambienti del locale, il conte Agostini, proprietario dell'immobile, ha avuto l'idea di far scrivere un libro sulla storia dell'Ussero. La stesura del libro, edito dalla Ets, è stata affidata a Mario Curreli, docente presso il dipartimento di anglistica dell'università di Pisa e ad Alessandro Panaja, storico. Abbiamo avuto il piacere di avere una breve anticipazione del contenuto del libro da Mario Curreli. «Il libro, che uscirà a breve nelle librerie fa chiarezza sulla storia dell'Ussero perché fino ad oggi lo si è confuso con la locanda dell'Ussero che sta invece dalla parte dell'Arno. Siamo nel 1775, quando ufficialmente si incomincia a vendere il caffè nel palazzo degli Agostini che erano affiliati alla corporazione degli Speziali. Il caffè era trattato come una spezia ed arrivava nei porti di Venezia e di Livorno. I locali del caffè comprendevano tutto il piano terra del palazzo e dove era c'è l'entrata principale dell'immobile, c'era una sala con diversi biliardi. Ecco perché leggiamo nelle cronache cittadine di fiumane di 2/300 studenti che si accalcavano nel locale. Intorno a quei biliardi ci si incontrava, si discuteva dei nuovi movimenti culturali e politici, delle idee mazziniane, libertarie ed unitarie. Intorno a quei biliardi circolavano gazzette clandestine provenienti dalla Francia. Le «gazzette» erano poche e gli studenti molti. La scelta cadeva sempre sul livornese Guerrazzi che per il suo vocione era issato sui tavoli per leggere a voce alta. Per questa sua attività che lo esponeva troppo, Guerrazzi fu sospeso per un anno dall'università. Fu in quel periodo che Guerrazzi si incontrò a Pisa con Byron che era un sostenitore della carboneria di Ravenna e nella sua casa pisana nascondeva epistolari e pubblicazione clandestine, se non anche armi. Nel 1883 furono arrestati il padre di Giosuè Carducci ed il proprietario dell'Ussero. Erano pronti ad appoggiare i moti rivoluzionari di quell'Italia che non era ancora Italia. Già, perché tra quegli studenti dell'Ussero c'erano ben mischiate le spie del Buon Governo che annotavano e schedavano discorsi e personaggi che frequentavano il locale. Alla morte di Cavour, una parte della nobilità pisana organizzò un ballo. Si mossero dal caffè un centinaio di studenti con l'intenzione di fare irruzione nel palazzo in festa. Era talmente alta l'insofferenza per l'Austria che ne fece le spese la stessa insegna del locale che rappresentava, appunto, un soldato austriaco. Quella insegna fu scaraventata in Arno. Il Lussero era quindi un covo di rivoluzionari. Un luogo dove si raccoglievano e fermentavano idee di grandi cambiamenti. E poi era un circolo di letterati. Sono molti gli aneddoti su Fucini e Giosuè Carducci. Il primo Nobel italiano. Si dice che una volta, dopo aver superato un importante esame, Carudccci compose di getto un'epica, in cui un vaso etrusco entrava nel caffè e distruggeva le tazze ed i gotti e «le simili buggeratelle moderne». Si alludeva agli scontri tra i classicisti e gli altri letterati. Sempre dal caffè passarono Marconi, Giuseppe Mazzini, John Ruskin. All'Ussero subirono la loro prima matricola Giovanni Gronchi e Carlo Azeglio Ciampi. Il Lussero non sfuggì al fascismo (il rabbino Toaff non vi poteva entrare) e poi ai bombardamenti che lo costrinsero alla chiusura fino al 1959. Si salvò la facciata di cotto che molti pensano essere recente ma i motivi ornamentali risalgono al 1200. carlo venturini