I miti della cultura giovanile Musica: Kurt Cobain dei Nirvana


PISA. I miti nella cultura giovanile Se analizziamo la cultura giovanile degli ultimi decenni, siamocolpiti dal fatto che le nuove generazioni sembrano incapacidi trovare una propria identità personale, non influenzatadalle mode del momento, lanciate, in genere, da personaggiche si differenziano dalla massa e impongono modelli di comportamentooriginali e alternativi. Nascono così i miti, idealizzazioni di artisti, cantanti, calciatori,che influenzano potentemente i giovani, costituendo unpunto di riferimento e indicando una strada da seguire. Non so se giudicare positivamente o negativamente questainfluenza subita dai giovani: non sono ancora riuscito a capirese la divinizzazione di un mito e l'appropriazione, da parte dinoi giovani, dei pensieri e del modo di vivere di questi "personaggidi culto" ci permetta di cercare, tramite una sorta di crescitaemotiva e psicologica, il nostro "io"; o se invece abbia solol'effetto di "alienare" la nostra vera personalità. I miti più seguiti sono senza dubbio quelli musicali: la musicaè infatti il mezzo di comunicazione maggiormente recepitodalle giovani generazioni. Prendiamo, ad esempio, negli anni60 i Beatles o i Doors: sono stati questi due gruppi che, con i lororispettivi leader, John Lennon e Jim Morrison, sono riuscitia cambiare tutta una generazione; ed è grazie a loro che oggici possiamo mettere 10 orecchini, bere birra e parlare di sessosenza essere etichettati in negativo. Un altro gruppo famoso è quello dei Nirvana, il cui leader,Kurt Cobain, è diventato il simbolo della generazione degli anni80/90: nelle sue gesta si sono identificati molti miei coetanei,che hanno riconosciuto in lui il loro stesso disagio di fronte aduna società come la nostra, selettiva e per questo generatricedi esclusione. Non so quante coincidenze ci siano tra il pensiero di Kurt eil nostro, quanto anch'egli volesse consapevolmente influenzarci:so solo che, soprattutto dopo la sua morte, avvenuta nel1994, egli è diventato per noi giovani una sorta di divinità e lasua fine è stata l'inizio di una nuova coscienza giovanile.Con la sua morte però molti ragazzi si sono identificati fin troppo.Non è difficile leggere frasi del tipo: "Da quando è morto lamia vita è finita". Oppure: "Non vedo l'ora di raggiungerti incielo". Queste sono sicuramente frasi su cui ognuno di noi dovrebberiflettere. Kurt non era un "positivo", non era una persona felice, eraun "tossico" che non chiedeva altro che andarsene, morire...Macome artista è riuscito a interpretare la rabbia e il malesseredella mia generazione. Perciò non può essere consideratosoltanto come un modello negativo: deve essere rispettatocome artista e non ammirato per essersi suicidato.Un'ultima cosa: perché diventano miti solo le persone che magariscrivono canzoni sulla droga e con 10 orecchini, e nonquelle che muoiono per salvare una vita?Come si dice... "ai posteri l'ardua sentenza".Giulio Galleschi, 4a