lunedì 22.03.2010 ore 02.48

ARCHIVIO il Tirreno dal 1997

Gli studenti dell'istituto Pertini attraverso alcuni elaborati condannano le esecuzioni capitali No alla pena di morte «All'assassino va offerta la possibilità di pentirsi»


LUCCA. Gli studenti e la pena di morte. Un tema discusso e dibattuto nel mondo della scuola alla luce delle recenti esecuzioni capitali avvenute in alcuni stati confederali degli Usa. All'istituto professionale per il turismo «Sandro Pertini» i ragazzi hanno realizzato una serie di elaborati dai quali è emerso il loro fermo rifiuto all'affermazione della morte sulla vita. Tra i vari temi gli studenti Castellano e Serafini della 3A OIT sostengono con forza il loro «no alla pena di morte» ritenendola «inutile» in quanto «non può riportare in vita un essere umano» e «un criminale ha il diritto a continuare a vivere perchè potrebbe cambiare e riconoscere i suoi errori». I due studenti hanno cercato di analizzare il problema della pena di morte attraverso un elaborato con tesi e antitesi partendo dalla semplice domanda: E' giusta o meno la pena di morte? «Noi pensiamo - sostengono Castellano e Serafini - che sia del tutto sbagliata, dal momento che nessuno, nemmeno la legge ha il diritto di uccidere un'altra persona, poichè la vita è un dono di Dio. Niente, neanche la morte, può essere utile per riportare in vita un essere umano ucciso in precedenza; quindi è meglio offrire all'assassino la possibilità di poter sviluppare e maturare la propria personalità e di riflettere sulle proprie colpe. Ma è anche vero che un omicidio è l'annullamento totale di tutte le regole sia nei confronti della legge sia di fronte a Dio. Ci sono persone confuse e disperate, piegate a questo male, che ritengono che la cosa migliore sia la pena di morte. Per loro un assassino o delinquente non può continuare a vivere dopo aver ucciso un suo simile. Noi non siamo d'accordo e riteniamo che sia profondamente ingiusto nei confronti della nostra società. A nostro avviso non è vero che un criminale non ha il diritto di continuare a vivere poichè potrebbe cambiare, redimersi: la miglior vendetta è il perdono». «Sulla questione - concludono i due studenti - si dibatte a lungo tra le potenze mondiali e non si è ancora arrivati a una decisione conclusiva. In molti paesi la pena di morte è ancora in atto (vedi Usa e Cina) mentre in tanti altri non è mai stata introdotta o è stata abolita».

| Redazione | Scriveteci | Rss/xml | Pubblicità

I diritti delle immagini e dei testi sono riservati. È espressamente vietata la loro riproduzione con qualsiasi mezzo e l'adattamento totale o parziale.

Gruppo Editoriale L'Espresso Spa - Via Cristoforo Colombo n.149 - 00147 Roma - Tel:+39.06.84781 - P.I. 00906801006