La passione di don Vinicio L'amore per il Campionissimo e una bici in regalo


SAN MINIATO. Lo chiamano il prete del ciclismo, don VinicioVivaldi, 71 anni, di origini fucecchiesi. La sua passioneè l'indimenticabile Fausto Coppi. Ma frequenta anchele società ciclistiche locali, essendo la guida spiritualedei giovani corridori. Quando qualcuno cerca bonariamentedi metterne in discussione la fede... ciclistica, subitoviene zittito: «Vieni con me, ti porto a vedere una reliquia:la bicicletta di Coppi». Che però finora hanno vistoin pochi. Su come l'abbia avuta, finoa oggi aveva sempre mantenutoil più stretto riserbo. Manel 40 anniversario della mortedel Campionissimo l'ha rivelato,accettando anche difarla fotografare. «Premettoche per conoscere Coppi,quando nel 1952 il Giro d'Italiafece tappa all'Abetone, partiiin Vespa mentre pioveva, efeci 80 chilometri lungo stradenon asfaltate - racconta donVinicio, parroco a San MiniatoBasso - Avevo già visto ilCampionissimo vincere a Prato,al Gran Premio Industria eCommercio il 4 agosto di quellastraordinaria annata 1949,ma non ero riuscito ad avvicinarlo.All'Abetone Coppi nonvinse, la tappa fu di un certoGianneschi di Altopascio davantia Bartali e Magni. Arrivatolassù, ero bagnato comeun pulcino e impresentabile.Come servizio d'ordine davantiall'albergo Imperiale c'erala polizia che non faceva passarenessuno. Ma stavolta potevocontare su una risorsa:Coppi aveva un cugino parrocoa Gavinana, don Frediani». Non si sarà mica spacciatoper il cugino? «Impossibile, perché essendolui di Gavinana era certamenteconosciuto anche all'Abetone.Pensai, però, che sarebbeandato a salutare l'illustreparente. Quindi dissi aipoliziotti: "Sono un prete, hourgente bisogno di parlarecon don Frediani". Mi feceroentrare». E per trovare Coppi? «Salii al primo piano e vidiMilani e Carrera che uscivanodalle docce. Chiesi di Coppie mi indicarono una stanza:dentro c'era Cavanna che lomassaggiava. Il Campionissimoera sdraiato sul letto, lebraccia dietro la testa. Mi videe disse: "C'è un prete. Non vogliovederlo, mandalo via"». Cosa pensò allora, don Vinicio?Che forse sarebbe statomeglio tifare Bartali, il qualeportava all'occhiello il distintivodell'Azione cattolica? «Ormaiero lì e mi rivolsi a Coppidirettamente. Gli spiegai cheero un suo tifoso e che avevoportato una foto ritagliata.Era quella scattata al Tour del1949: lui è ripreso dall'alto,sembra che voli sui Pireneinel tappone dell'Aubisque edel Tourmalet. Accanto ci volevoil suo autografo. Rimasecolpito e lo firmò. La conservosempre quella fotografia». Che altro disse a Coppi? «Parlammo soltanto di ciclismo.Mi disse che lo svizzeroClerici sulle Dolomiti avrebbevinto il Giro. Così fu». Ma la bicicletta? «Incontrai il massaggiatoreColombo, che successivamenteaveva preso il posto di Ciavanna.Gli raccontai di Coppi,gli mostrai un ritaglio che avevomesso da parte: la copertinadel Radiocorriere. Raffiguravaun'edicola con esposti varigiornali che davano risaltoalla vittoria di Bartali, alla volatadi Van Stenbergen, e cosìvia. Ma Coppi in fotografiasfondava i giornali e sbaragliavatutti. Era straordinaria,quell'immagine. E anche impagabile.Colombo replicò chenon ce l'avevano nemmeno ifamiliari, i quali stavano raccogliendomateriale per l'archivio.Così gliela regalai perniente. Qualche tempo dopo lafiglia di Coppi mi inviò a sorpresauna delle ultime biciclettedel Campionissimo, quandocorreva per la Tricofilina». Sul coprimanubrio c'è l'effigedel Campionissimo, sullacanna la marca della brillantina.

Luciano Gianfranceschi